Niente multe stradali durante le elezioni: ultime novità

17 Gennaio 2020 | Autore:
Niente multe stradali durante le elezioni: ultime novità

Il sindaco non può imporre ai vigili di sospendere controlli e contravvenzioni per eccesso di velocità o guida in stato di ebbrezza durante il periodo elettorale.

I comportamenti compiacenti nei periodi che precedono le elezioni non sono una novità: politici che strizzano l’occhiolino alla popolazione, o a qualcuno in particolare, e talvolta anche funzionari “addomesticati”, che d’improvviso si ammorbidiscono verso cittadini e imprenditori. Si tratta di condotte che arrivano al limite dell’illecito e spesso questo confine viene purtroppo superato. Poi, quanto più le elezioni sono locali e vicine al territorio, tanto più si intensificano questi atteggiamenti “di prossimità”, con l’evidente scopo di indurre gli indecisi a votare il “buono” di turno.

Un impegno tangibile, favore contro favore. Qualche volta si tratta più semplicemente di un “clima mite” instaurato da chi è già al potere e spera di mantenerlo; in questo caso il “benessere” si rivolge alla collettività o ad alcune sue fasce: giovani, lavoratori, pensionati, casalinghe, disoccupati e così via. Sono momenti che durano solo nel periodo elettorale, poi dopo il voto si torna alla normalità (o peggio). Adesso però le ultime novità riguardano la categoria degli automobilisti. Cittadini indubbiamente maggiorenni e abili, e come tali titolari del prezioso diritto di voto. Una risorsa da accontentare, ma in che modo?

Stavolta non si tratta solo di vaghe promesse elettorali o di condotte ambigue: sono veri e propri reati quelli emersi in un caso deciso ora dalla Corte di Cassazione [1] che riguarda – come nelle scene dei migliori film sul tema, da Totò ad Alberto Sordi – il sindaco di un Comune che ha avuto atteggiamenti prevaricatori nei confronti del suo comandante della Polizia municipale. Niente multe sotto le elezioni: così aveva ordinato questo sindaco al capo dei vigili, intimandogli di sospendere, nel periodo preelettorale, i controlli di circolazione stradale sui limiti di velocità e di guida in stato di ebbrezza.

Con la minaccia di non rinnovargli l’incarico, se non avesse aderito. Questo comandante, infatti, era temporaneo e prossimo a scadenza e perciò – pensava il sindaco – poteva più facilmente essere condizionato proprio per questo motivo. Purtroppo per il sindaco, il colloquio durante il quale aveva impartito al comandante della municipale questo ordine illecito era stato intercettato; non c’è stato dunque neppure bisogno, nel processo svoltosi con l’accusa del reato di minaccia a pubblico ufficiale [2] di ricorrere alla memoria dei testimoni per ricostruirne il contenuto (le intercettazioni erano state disposte in un diverso procedimento, ma sono state lette agli interlocutori che, così sollecitati, hanno confermato le frasi pronunciate dal sindaco).

L’ordine era palesemente illegittimo: il sindaco infatti non può vietare alla sua Polizia municipale di svolgere controlli ed elevare contravvenzioni, neppure per un limitato periodo. Peggio ancora se quell’arco di tempo coincide proprio con la campagna elettorale e se si “avverte” l’interessato che, se non si adegua, il suo incarico di comandante non sarà rinnovato. Per i giudici della Cassazione, questo costituisce una minaccia penalmente rilevante, «essendo evidente la coartazione della volontà esercitata sullo stesso comandante…. sicchè la prospettazione dell’allontanamento dal servizio per ritorsione costituisce minaccia di un male ingiusto».

Così la pretesa di sospendere tutti gli autovelox ed etilometri non è andata a buon fine e il sindaco è stato infine condannato in via definitiva per il reato ascritto (la Cassazione ha restituito gli atti alla corte d’Appello soltanto per la rideterminazione della pena, poiché era stata applicata in continuazione con quella di un altro reato dichiarato prescritto). Vana l’argomentazione difensiva secondo cui il sindaco ha il potere di impartire ordini e direttive in materia di circolazione stradale: questo potere – dice la sentenza – «non è consentito quando gli ordini abbiano un contenuto palesemente illegittimo, com’è avvenuto nel caso di specie». Che non è certo il primo a verificarsi – ed infatti la stessa Cassazione richiama un suo precedente abbastanza recente [3] – ma probabilmente non sarà neanche l’ultimo. Intanto con questa pronuncia gli appartenenti alla Polizia municipale ligi al dovere apprendono che possono continuare a svolgere i propri compiti senza doversi sottomettere ad imposizioni illecite.


note

[1] Cass. sent. n.1007/2020 del 13 gennaio 2020.

[2] Art. 336 Cod. pen.

[3] Cass. sent. n.44896/2013.


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