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È legale fare un compito a sorpresa?

3 Febbraio 2020 | Autore:
È legale fare un compito a sorpresa?

I professori possono svolgere in classe una verifica senza preavviso? Quali limiti hanno i docenti e quali diritti hanno gli studenti?

Potendo scegliere, si vorrebbe un’improvvisata diversa: il prof che porta una torta o quello che annulla la lezione per fare insieme un giro al parco. Tutto tranne che sentirgli dire: «Ragazzi, pronti per una verifica». Anche se non era programmata? Sì, anche se non lo era. Ma è legale fare un compito a sorpresa?

È molto probabile che ai ragazzi non piaccia la risposta. E nemmeno il perché della risposta. Appurato che il prof sa benissimo se è legale fare un compito a sorpresa in classe, cioè se può stupire i suoi ragazzi con un test inaspettato, il docente sa altrettanto bene quando è il momento di farlo in base all’andamento delle lezioni e al rendimento dei suoi studenti.

Mettiamola in questi termini: avresti mai paura che ti facessero una domanda essendo sicuro di sapere la risposta a menadito? Certamente no, anzi: se questo può contribuire a migliorare i tuoi voti, ben venga. La questione, quindi, è un’altra: ti preoccupa un compito a sorpresa perché sai di non essere preparato? Allora il problema è tuo, non di chi ti spiazza con un test non programmato aspettandosi che tu sia sempre in grado di affrontarlo con esito positivo.

Se vogliamo restare in ambito prettamente legale, va premesso che un docente ha piena autonomia per organizzare le sue attività didattiche. Questo, ovviamente, non vuol dire che possa abusare della sua autorità o che abbia il diritto di pretendere dagli allievi quello che i ragazzi non possono dare. Può di certo valutare se i suoi studenti rispondono quotidianamente ai suoi input e verificarlo ad un certo punto, con o senza preavviso. In altre parole, fare un compito a sorpresa.

Compito a sorpresa: si può fare?

Tanto per essere espliciti: sai che cosa dice la legge sulla possibilità di fare un compito a sorpresa? Niente. E quando la legge tace, tutto – e il contrario di tutto – diventa lecito. Vediamo di spiegarci meglio.

Intanto, ricordiamo che un compito in classe è un documento che certifica a tutti gli effetti il livello di apprendimento di uno studente. La verifica, orale o scritta che sia, lascia una traccia per così dire «ufficiale» dell’impegno e delle capacità dello studente.

Detto questo, non c’è una normativa specifica che vieti ad un professore di fare un compito a sorpresa. Il che vuol dire che lo può fare e che, quindi, non è illegale. Ed una cosa che non è illegale, significa che è legale. Anche se legge non lo dice esplicitamente. In altre parole: il docente non è obbligato ad avvisare, lo studente non ha il diritto di essere avvisato.

Normalmente, i compiti in classe vengono pianificati, ma questo non esclude che, se ad un certo punto il docente avverte la necessità di verificare l’andamento ed il livello di preparazione degli alunni, possa fare un compito a sorpresa.

Può capitare, infatti, che i ragazzi mettano la testa sui i libri solo a ridosso delle verifiche programmate, giusto per superare l’ostacolo. Il che, a dire della quasi totalità dei docenti, da un punto di vista didattico è perfettamente inutile. Chi impara le cose a memoria per passare una verifica ha grandi possibilità di dimenticare tutto quanto in poco tempo. Chi, invece, studia con continuità riesce a raggiungere un livello di apprendimento molto migliore.

Ecco a che cosa serve fare i compiti a sorpresa: a verificare se gli alunni studiano solo per le verifiche programmate oppure se hanno la continuità che consente di rispondere in qualsiasi momento ad una domanda su quello che è stato trattato nelle lezioni.

Compito a sorpresa: i limiti dei docenti

Il fatto che sia legale fare i compiti a sorpresa, cioè senza preavviso, per eventuali esigenze didattiche o educative (e non per capriccio o per ripicca) non vuol dire che il docente possa oltrepassare certi limiti. La sua lecita autonomia nell’organizzare la propria attività didattica non significa ignorare i vincoli dei programmi formativi stabiliti dalla scuola e le linee guida del Collegio Docenti.

È buona cosa, comunque, che il docente documenti o, quanto meno, spieghi il perché di un compito a sorpresa, l’esigenza didattica o educativa della sua decisione. Il tutto, ovviamente, senza intralciare la sua autonomia.

Va, inoltre, ricordato che lo statuto degli studenti delle scuole secondarie prevede la partecipazione attiva e responsabile dei ragazzi alla vita scolastica. Significa che gli studenti delle scuole superiori hanno il diritto di chiedere ai professori di svolgere l’attività scolastica tenendo conto delle esigenze didattiche dei ragazzi, per poter ottenere un risultato migliore da ogni punto di vista. Questo può essere utile, ad esempio, nel caso i ragazzi si ritrovassero a dover affrontare nell’arco di poche ore due compiti a sorpresa con due professori diversi, oppure che venissero programmate più verifiche nello stesso giorno. Anche se non esiste una normativa che lo vieta espressamente, si tratta di una questione di buon senso. Sul quale non sempre serve approvare una legge in Parlamento.


note

[1] Dlgs. n. 504/1995 del 26.10.1995.


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