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Il ristorante può rifiutarsi di fare conti separati?

19 Gennaio 2020
Il ristorante può rifiutarsi di fare conti separati?

È legale non fare conti e scontrini separati in pizzeria, al pub, all’agriturismo o in qualsiasi altro locale ove si consumano pasti e cene?

Sei stato al ristorante con alcuni amici. Al momento del conto, avete deciso di pagare separatamente, in modo da dividere meglio la spesa. Il ristoratore, però, si è rifiutato di fare conti separati e ha battuto un solo scontrino. Gli avete chiesto di annullarlo, ma non c’è stato verso: a suo avviso, non è possibile. Ma è davvero così? Il ristorante può rifiutarsi di fare conti separati? Cosa dice la legge a riguardo? Cerchiamo di fare il punto della situazione analizzando, con senso critico, tutte le norme che regolano il rapporto contrattuale tra il gestore del locale e i suoi clienti. 

Innanzitutto, voglio metterti al riparo da eventuali bugie. Anche se già “battuto”, uno scontrino può ben essere annullato. È chiaramente un’operazione che richiede una certa praticità, ma non è né impossibile, né particolarmente onerosa. Quindi, se anche il titolare del ristorante o della pizzeria dovesse obiettare che la legge vieta di annullare gli scontrini sai già che ti sta mentendo. 

Detto ciò, passiamo al punto nodale: il ristorante può rifiutarsi di fare conti separati? La questione va analizzata in questi termini. 

Il contratto di ristorazione: come funziona?

Nel momento in cui una persona si siede ad un tavolo e fa un’ordinazione non sta facendo altro che concludere un contratto – seppure verbale, ma non per questo meno vincolante – con il titolare del locale, del pub, della pizzeria, del ristorante. Questo contratto, detto contratto di ristorazione, è di natura mista: consiste cioè non solo nella somministrazione del cibo (inteso come materia prima), ma anche nella relativa preparazione in cucina e nel servizio annesso, compreso il cosiddetto “coperto” ossia il posto al tavolo. 

Il contratto di ristorazione non è disciplinato dal Codice civile. Tuttavia, ad esso vengono applicate le regole generali dei contratti e quelle dei servizi ad esso simili (come, ad esempio, il contratto d’opera e quello di vendita).

Il contratto di ristorazione diviene valido ed efficace nel momento della manifestazione del consenso di entrambe le parti: per cui il vincolo si forma non già nel momento in cui il cliente si siede al tavolo, né quando viene consegnata la pietanza, ma quando viene eseguita l’ordinazione e il cameriere conferma la disponibilità della pietanza. Del resto, è solo quando consulta il menu che il cliente prende conoscenza di un altro elemento essenziale del contratto: il prezzo. 

Ciò porta un’altra importante conseguenza: non è più possibile recedere dal contratto – ossia uscire dal locale e non pagare – se è già stata fatta l’ordinazione, a meno che non vi sia un inadempimento o un ritardo essenziale da parte del ristoratore. 

Ma che succede nel caso di una comitiva di amici? In questo caso, i contratti sono tanti per quanti sono i clienti, né si può parlare di un contratto unico solo perché più persone si siedono allo stesso tavolo. Del resto, ben potrebbe essere che uno dei commensali gradisca alzarsi prima degli altri, pagare il proprio conto e andare via; oppure potrebbe avvenire che uno di questi, esercitando un’attività commerciale o professionale, richieda la fattura per scaricare dalle tasse il costo della relativa cena.

Dunque, le parti del contratto di ristorazione sono l’imprenditore da un lato e il cliente dall’altro. Il contratto si conclude nel momento in cui viene data la “comanda”.

È legale non fare conti separati al ristorante?

Non c’è alcuna norma che stabilisca, in proposito, se il ristoratore sia tenuto a fare tanti conti per quanti sono i clienti o se, invece, possa battere un solo scontrino. Ciò nonostante la soluzione al quesito può essere ricavata dai principi generali del Codice che abbiamo appena enunciato. 

Se è vero che i contratti sono tanti per quanti sono i clienti, il ristorante è tenuto, in assenza di accordo contrario – che deve essere concluso al momento della comanda – a fare tanti conti per quanti sono i clienti stessi.  

Il cliente, trattandosi di “consumatore”, viene considerato “contraente debole”. Dunque, nel dubbio sull’interpretazione delle condizioni contrattuali – ovvero quando le stesse non siano state esplicitate in modo chiaro sin dall’inizio – l’interpretazione deve essere a favore del consumatore, proprio come succede in qualsiasi altra vendita. 

In sintesi

Il ristorante non può rifiutarsi di fare conti separati se i clienti lo chiedono, anche se ha già battuto lo scontrino. Difatti, il ristoratore conclude un contratto autonomo per ogni cliente, a meno che la prenotazione e l’ordinazione sia fatta da un’unica persona. Se così non fosse, si avrebbe la paradossale conseguenza che, se uno degli amici non dovesse avere i soldi per pagare, il ristoratore potrebbe chiedere la somma anche agli altri (si avrebbe cioè una “responsabilità solidale” che, invece, la legge non prevede). Quindi, ognuno resta obbligato al pagamento di ciò che ha consumato nei confronti del ristoratore, anche se, per prassi e comodità, si suole dividere il conto per il numero di teste sedute allo stesso tavolo.

Il ristoratore può rifiutarsi di fare tanti conti separati solo se esplicita tale condizione prima che venga concluso il contratto, ossia prima della comanda. 



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