Diritto e Fisco | Editoriale

Non condannate Google per le intenzioni

22 dicembre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 dicembre 2011



Mediaset contro Google per la trasmissione in streaming delle partite di calcio: il Tribunale di Roma applica il principio di neutralità dell’intermediario ed esclude la responsabilità di Google per violazione del copyright.

Mediaset ci aveva preso gusto, ma questa volta non ce l’ha fatta contro Google: il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso dell’emittente televisiva con cui quest’ultima chiedeva l’interdizione, nei confronti del motore di ricerca, a pubblicare gli incontri di calcio del campionato italiano di serie A.

In particolare, RTI aveva citato in giudizio Google per violazione del copyright, perché un utente, sul proprio spazio “Blogger” (di proprietà Google), aveva trasmesso in streaming le partite in onda sui canali di Mediaset.

A seguito della richiesta di rimozione del contenuto, il motore di ricerca aveva ottemperato all’invito, cancellando ogni violazione dell’altrui diritto d’autore da Blogger. Ciò nonostante è stato citato in giudizio da Mediaset affinché gli venisse posto a carico, anche “per il futuro”, l’obbligo di sorvegliare e impedire comportamenti simili.

In passato, la RTI S.p.A. aveva invece ottenuto tutela nelle aule dei tribunali. Era in particolare successo nel famoso caso del 2009, che aveva visto contrapposti, sempre davanti al Tribunale di Roma, Mediaset contro Youtube, allorquando la prima ha chiesto ed ottenuto la condanna della seconda alla rimozione dei video de “Il Grande Fratello” caricati sul portale. Il giudice aveva così ordinato a BigG la cancellazione immediata di tutti i clip estratti dal reality, stabilendo che il server non ha diritto di sfruttarne economicamente le pubblicazioni effettuate dai suoi utenti, sia pure di singoli spezzoni.

La sentenza precisava che la legge “assoggetta il provider a responsabilità quando non si limiti a fornire la connessione alla rete, ma eroghi servizi aggiuntivi (per es. caching, hosting) e/o predisponga un controllo delleinformazioni (..)”. Tutto il contrario di ciò che afferma il diritto comunitario.

Questa volta, però, i magistrati capitolini hanno evidenziato che la tutela del diritto d’autore non può scalfire la libertà dell’intermediario di servizi Internet, trasformandolo in un censore dei contenuti caricati sulla rete dai propri utenti. I provider, dunque, restano non responsabili per le attività illecite commesse dai navigatori della rete, né sono obbligati a monitorare i comportamenti di questi ultimi, né sono obbligati a prevenire future violazioni da parte degli utenti.

L’inversione di tendenza dei nostri giudici si spiega per via di un precedente giudiziario commentato su questo portale qualche giorno fa. I benèfici effetti della pronuncia della Corte di Giustizia dello scorso novembre (ne avevamo parlato qua) in tema di neutralità dell’intermediario sembrano aver dato i loro frutti ed essere stati finalmente assorbiti dai nostri giudici. La sentenza in questione ha infatti sottolineato che “il fornitore del servizio [cioè l’Internet Service Provider e, nel caso di specie, Google, n.d.r.] non può essere assoggettato all’onere di procedere ad una verifica in tempo reale del materiale immesso dagli utenti, onere non esigibile in ragione della complessità tecnica di siffatto controllo e del costo”.

Ogni diversa interpretazione delle norme sarebbe contraria al diritto della Comunità Europea.

Peraltro, sarebbe stato fuori da ogni logica giuridica chiedere la condanna per comportamenti “futuri”, non ancora posti in essere e, quindi, non produttivi di alcun danno.

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