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Notifica a convivente con Alzheimer: è valida?

19 Gennaio 2020
Notifica a convivente con Alzheimer: è valida?

Valida la cartella di pagamento consegnata al parente anziano incapace di intendere perché è malato?

Quando eri al lavoro, è passato da casa il postino per consegnarti una raccomandata. Senonché a ritirare l’atto è stato un tuo familiare a cui, da poco, il medico ha riconosciuto purtroppo l’Alzheimer. Anche se la malattia è ancora allo stato iniziale, succede spesso che questi abbia vuoti di memoria. Dinanzi a una situazione di incapacità così evidente, ti chiedi se è valida la notifica a convivente con l’Alzheimer.

La questione è stata di recente decisa dalla Cassazione [1]. Vediamo qual è stato l’orientamento dei giudici supremi.

Notifiche cartelle esattoriali

Le regole sulle notifiche delle cartelle esattoriali seguono in parte la stessa disciplina degli atti giudiziari. Non è valida, in particolare, la notifica fatta a mani di persona convivente se minore di 14 anni o in evidente stato di incapacità di intendere e volere. L’incapacità deve, quindi, essere manifesta all’ufficiale giudiziario o al postino, senza che vi sia obbligo per questi di chiedere certificati medici.

La norma di riferimento è l’articolo 139 del Codice di procedura civile a norma del quale, se il destinatario della notifica non viene trovato nella sua casa di abitazione o dove ha l’ufficio, «l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace».

Leggi sul punto cartella esattoriale: notifica.

Si può consegnare la cartella esattoriale a un malato di Alzheimer?

Sulla base di queste premesse, la Corte ha ritenuto legittimo consegnare la cartella di pagamento a un parente affetto dal morbo di Alzheimer.

Gli Ermellini hanno, però, spiegato per quale ragione la notifica a un convivente con Alzheimer è valida. 

Partiamo dalla premessa: la notificazione dell’atto conseguente a una pretesa tributaria può essere effettuata dall’incaricato per la riscossione mediante il servizio postale, ossia attraverso il comune postino, servendosi della raccomandata con ricevuta di ritorno, come espressamente sancito dalla legge [2]. 

Quanto poi alla validità della notifica, non ha alcuna incidenza il fatto che il destinatario sia in una condizione di incapacità naturale [3].

Come già chiarito dalla Cassazione in altre occasioni [4], in materia di notificazioni, il limite di validità di quella eseguita ai sensi dell’art. 139 cod. proc. civ., va individuato nella palese incapacità di colui che riceve l’atto; si deve, quindi, escludere che l’ufficiale giudiziario sia tenuto a compiere indagini particolarmente approfondite sulla capacità di quest’ultimo, potendosi limitare ad un esame superficiale. Né assume rilievo, quale causa di nullità della notificazione, la prova della semplice incapacità naturale, quella cioè temporanea e transeunte, del consegnatario. 

Nel caso di specie, la Suprema Corte aveva ritenuto valida la notificazione di un avviso di accertamento avvenuta a mani della moglie convivente del contribuente, la quale, affetta da una “grave forma di ipertensione“, non immediatamente percepita dall’ufficiale giudiziario, aveva poi dimenticato di consegnare l’atto al destinatario.

Sulla scorta di tale principio, a meno che il malato di Alzheimer non risulti tale a prima vista, la notifica è valida. 

È infatti sufficiente, per il relativo perfezionamento «che la consegna del plico sia avvenuta presso il domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera del postino, se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente. L’atto è valido anche se mancano nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato, adempimento non previsto da alcuna norma».

Come contestare la notifica a persona incapace

In ogni caso, qualora lo stato di incapacità del familiare che ha ritirato la cartella risulti a occhio nudo, in barba a quanto sostenuto dall’ufficiale postale, per contestare la notifica non basta una semplice opposizione, ma bisogna espletare la cosiddetta procedura di querela di falso: si tratta di un procedimento, all’interno di quello di impugnazione della notifica, con cui si offrono le prove della palese incapacità.

Ma attenzione: per contestare la cartella non puoi impugnare quest’ultima. Se lo facessi, dimostreresti di averla comunque ricevuta e che, quindi, non c’è stato alcun vuoto di memoria, da parte del consegnatario, che ti ha impedito di prendere visione dell’atto. Al contrario, devi attendere il successivo atto notificato dall’agente della riscossione e contro quest’ultimo poi fare ricorso sostenendo che la precedente cartella non ti è mai stata notificata correttamente. 


note

[1] Cass. sent. n. 946/20 del 17.01.2020.

[2] Art. 26 del Dpr 602/73.

[3] Cass. sent. n. 352/1979.

[4] Cass. sent. n. 5669/2014.


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