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Posso lavorare con la Naspi

3 Febbraio 2020 | Autore:
Posso lavorare con la Naspi

Il lavoratore beneficiario dell’indennità di disoccupazione può accettare un nuovo lavoro o avviare un’attività senza perdere il sussidio?

La Naspi, l’indennità di disoccupazione riconosciuta alla generalità dei lavoratori dipendenti [1], ha la finalità di offrire un sostegno economico durante i periodi in cui l’interessato è privo d’impiego, per aver perso il lavoro involontariamente.

Il sussidio, che è commisurato alle retribuzioni degli ultimi 4 anni, offre inoltre il vantaggio dell’accredito dei contributi figurativi: in altre parole, grazie alla Naspi il periodo di disoccupazione è comunque valido ai fini della pensione.

Ma che cosa succede se durante la Naspi si trova un nuovo lavoro? Se si tratta di un nuovo lavoro a tempo pieno ed indeterminato, è logico e corretto che l’indennità non spetti più; se però la nuova occupazione non è stabile ed offre un trattamento economico basso, in quanto a tempo parziale, il sussidio si perde lo stesso? Ogni nuova occupazione fa perdere la Naspi? Posso lavorare con la Naspi?

Lo stato di disoccupazione, in base a quanto previsto dalla normativa in materia [2], non si perde automaticamente per il solo fatto di avere un nuovo lavoro: chi trova una nuova occupazione, sia come dipendente che in proprio, può invece mantenere la Naspi, ma solo nel rispetto di specifiche condizioni.

In ogni caso, è importante tener presente come si acquista lo stato di disoccupazione: è indispensabile, per acquisirlo, aver perso l’impiego per ragioni indipendenti dalla propria volontà e dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro (Did), per poi firmare il patto di servizio col centro per l’impiego competente. Se, ad esempio, il lavoratore si dimette volontariamente, in assenza di giusta causa, non può acquisire lo stato di disoccupazione, perché non ha perso l’impiego involontariamente.

Naspi e cessazione del precedente rapporto di lavoro

In alcune particolari ipotesi, è difficile stabilire se il lavoratore si sia dimesso volontariamente o meno. In base a quanto disposto dalla normativa e chiarito dall’Inps [3], l’accesso alla Naspi, sussistendo gli altri requisiti necessari (30 giornate di lavoro negli ultimi 12 mesi, almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 48 mesi), è consentito anche nei seguenti casi:

  • dimissioni per giusta causa, qualora la cessazione non sia riconducibile alla libera scelta del lavoratore ma sia indotta da comportamenti altrui che rendano impossibile proseguire il rapporto di lavoro, anche temporaneamente;
  • dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità, ossia a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, purché sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro;
  • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto al trasferimento del lavoratore presso un’altra sede della stessa azienda, distante più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore stesso o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in 80 minuti o più;
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione;
  • licenziamento disciplinare o per giusta causa.

Se il rapporto di lavoro è a tempo determinato, la cessazione dovuta alla scadenza del termine è considerata cessazione involontaria.

Naspi e nuovo rapporto di lavoro

Chi si rioccupa durante il periodo di Naspi perde l’indennità e lo stato di disoccupazione? Sul punto ha fornito importanti chiarimenti l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro, con un’importante circolare [4].

Nello specifico, sulla base delle novità apportate dal decreto in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni [5], si considerano in stato di disoccupazione non solo coloro che sono privi di occupazione, ma anche i lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni fiscali spettanti.

La norma rimedia all’incoerenza che si era venuta a creare tra la disciplina dello stato di disoccupazione per la generalità dei lavoratori, quella considerata ai fini del reddito di inclusione (il sussidio che è stato poi sostituito dal reddito di cittadinanza) e la disciplina in materia di compatibilità della Naspi con i redditi di lavoro dipendente ed autonomo inferiori ai limiti esenti da imposizione fiscale.

Grazie alle nuove regole, sono ora considerati in stato di disoccupazione:

  • i disoccupati che rilasciano la Did (dichiarazione d’immediata disponibilità all’impiego ed alle misure di politica attiva del lavoro) e che non svolgono attività lavorativa subordinata o autonoma;
  • i disoccupati che, dopo aver rilasciato la Did, svolgono un’attività lavorativa il cui reddito corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti; questi beneficiari possono acquisire o mantenere lo stato di disoccupazione, anche ai fini del collocamento mirato dei disabili.

Naspi e nuovo lavoro: limiti di reddito

Ma quali sono i limiti di reddito perché i compensi derivanti dall’attività lavorativa corrispondano a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti [6]? Per i lavoratori dipendenti, la soglia di reddito che consente di mantenere lo stato di disoccupazione ammonta a 8.145 euro annui.

La valutazione è effettuata in prospettiva, ossia indipendentemente dalla durata prevista del rapporto di lavoro, considerando la retribuzione annua imponibile ai delle imposte (al netto dei contributi Inps a carico del lavoratore) di riferimento. Il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro provvede ad effettuare i relativi calcoli, a partire dalla retribuzione lorda comunicata dal datore di lavoro contestualmente all’assunzione, attraverso il modello Co Unilav.

Per i lavoratori autonomi, la soglia di reddito che consente di mantenere lo stato di disoccupazione, ossia il limite di reddito esente da imposizione fiscale, ammonta a 4.800 euro annui.

Ad ogni modo, anche se la Naspi spetta al di sotto di questi limiti, l’indennità è ridotta in misura pari all’80% del reddito di lavoro percepito (ad esempio, se si percepiscono mille euro, 800 euro vengono tolti dal sussidio).

Sospensione Naspi per nuovo lavoro

Se il lavoratore viene assunto come dipendente e supera la soglia di reddito di 8,145 euro perde la Naspi? Non sempre: se il rapporto di lavoro subordinato è di durata inferiore a 6 mesi, nonostante il reddito sia superiore alla soglia di esenzione fiscale l’interessato non decade dalla Naspi, ma questa viene soltanto sospesa, e al termine della sospensione riprende a decorrere normalmente

Come scatta la sospensione? La valutazione è effettuata automaticamente dal sistema informativo unitario per le politiche del lavoro, al momento della instaurazione del nuovo rapporto. La durata massima della sospensione è pari a 180 giorni, ma si riferisce al singolo rapporto di lavoro: in caso di più rapporti, quindi, il periodo di sospensione ricomincia a decorrere.

Naspi e lavoro a chiamata

Che cosa succede se il beneficiario della Naspi trova un nuovo lavoro intermittente, cioè a chiamata? Nell’ipotesi di svolgimento di lavoro intermittente senza obbligo di risposta, durante i periodi di inattività il lavoratore resta disoccupato, mentre nei periodi lavorati lo stato di disoccupazione si sospende. Se, invece, è previsto l’obbligo di risposta, lo stato di disoccupazione è sospeso per l’intera durata del rapporto, in quanto il dipendente percepisce un’indennità nei periodi di disponibilità.

Naspi e lavoro occasionale

Chi svolge prestazioni di lavoro occasionale [7], ossia con contratto di prestazione occasionale (attenzione: non lavoro autonomo occasionale, che è assimilato al lavoro autonomo ai fini delle soglie di reddito; parliamo invece dei cosiddetti presto e libretto famiglia) è considerato in stato di disoccupazione, dato che, per espressa previsione normativa, i compensi percepiti non incidono su questo status.

Naspi e tirocinio

Chi accetta di svolgere un periodo di tirocinio perde la Naspi, anche se lo stage non prevede un compenso, o prevede un rimborso spese molto basso?

Chi svolge un tirocinio o lavori socialmente unici è sempre considerato disoccupato, non trattandosi di rapporti lavorativi: non rileva il diritto a un eventuale compenso/ rimborso spese.


note

[1] Art.1 D.lgs. 22/2015.

[2] D.lgs. 150/2015.

[3] Circ. Inps n.163/2003.

[4] Circ. Anpal 1/2019.

[5] Art. 4 Co. 15 D.L. 4/2019.

[6] Art. 13 TUIR.

[7] Art. 54-bis DL 50/2017.


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6 Commenti

  1. – Se hai asegnio di disocupato è scegli redito di cittadinanza si perdono contributi figurativi?
    – Sono compatibili tutti due?
    – Con questi due o uno di loro si puo aprire una attività indipendente e/o autonoma ?
    – Si può beneficiare di un sostegnio economico o altro per questi tipi di attività ?
    – I contributi come saranno calcolati in periodo di disocupato e poi apri una attività independe e/o autonoma?
    Grazie

  2. sono un ex-dipendente privato che percepisce la NASPI. Mi è stata offerta la possibilità di effettuare una supplenza di matematica presso una scuola secondaria di primo grado Pubblica. Accettando la supplenza presso la scuola Pubblica cosa succede alla mia NASPI in base alla durata/importo della supplenza ?

    1. In generale, trovare un nuovo lavoro equivale alla perdita del beneficio della Naspi. Tuttavia, occorre considerare che questa regola non è così automatica e rigida ma presenta molte particolarità. Talvolta, trovare una nuova forma di impiego comporta solo la riduzione dell’assegno Naspi, mentre in altri casi determina la sua revoca. Scopri in quali casi l’importo della Naspi si riduce, leggendo il nostro articolo “Naspi cosa fare se si trova lavoro” https://www.laleggepertutti.it/291982_naspi-cosa-fare-se-si-trova-lavoro

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