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Conflitto d’interessi per annullare la delibera della società

1 Maggio 2014
Conflitto d’interessi per annullare la delibera della società

Necessario anche il danno per la società e che il voto sia stato determinante per il raggiungimento della maggioranza.

Per far annullare dal giudice una delibera della società cui abbia partecipato un soggetto in conflitto di interessi non basta che il conflitto sia solo potenziale. Servono invece altre due condizioni:

1) innanzitutto che il voto del soggetto “con l’interesse” sia stato determinante per il raggiungimento della maggioranza

2) e, in secondo luogo, che la delibera stessa possa provocare un danno alla società al fine di perseguire gli interessi individuali del soggetto in capo al quale sussiste il conflitto di interessi.

E questo vale non solo nel caso di delibera di una Spa o di decisioni del consigli di amministrazione di una Srl, espressamente disciplinati dal codice civile, ma anche nel caso dell’assemblea degli obbligazionisti chiamati, nel caso di specie, a decidere l’approvazione del piano di concordato preventivo.

Lo ha deciso il tribunale di Milano con una recente ordinanza [1].

La vicenda

Il giudice ha respinto la richiesta di invalidità della delibera con cui l’assemblea degli obbligazionisti di una Spa aveva approvato la proposta di concordato preventivo. Nell’impugnazione si contestava l’assunzione dell’atto con il voto determinante, in sospetto conflitto d’interessi, dell’obbligazionista di maggioranza (titolare del 51% dell’intero prestito) e si lamentava la minore convenienza del piano di concordato delineato rispetto alla dichiarazione di fallimento.

La motivazione

L’ordinanza parte dalla constatazione che la materia del conflitto d’interessi nell’assemblea degli obbligazionisti è priva di una normativa specifica, non di una di riferimento, che può essere invece mutuata da quella che riguarda le delibere assembleari e le decisioni di consiglio di amministrazione.

Poi i giudici si soffermano sulla necessità dell’esistenza di un pregiudizio per la società e chiariscono che il voto in conflitto d’interessi deve tornare a vantaggio di una delle parti confliggenti. Inoltre è onere della parte interessata fornire un’idonea prova di appartenenza al “fronte” che ha subìto pregiudizio dal voto della maggioranza.

Va pertanto fornita la prova, oltre che dell’esistenza del conflitto in capo all’obbligazionista di maggioranza, anche del danno provocato ai creditori dalla decisione di quest’ultimo di esprimere un voto favorevole alla proposta di concordato.

In altre parole – si legge nell’ordinanza – occorre la dimostrazione (…) che il voto di maggioranza è stato univocamente diretto a provocare la lesione dei diritti della minoranza, perché rivolto al conseguimento di interessi estranei alla tutela del credito degli obbligazionisti verso la società emittente e proponente il concordato e a procurarsi una posizione di vantaggio rispetto al ricorrente.


note

[1] Trib. Milano ord. del 12.02.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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