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Trasferimento di denaro tra genitori e figli

19 Gennaio 2020
Trasferimento di denaro tra genitori e figli

Donazione di soldi tra familiari: quali tasse pagare e quali adempimenti svolgere per non avere problemi con il fisco o i parenti?

Anche una semplice donazione di soldi tra ascendenti e discendenti potrebbe costituire un atto che non passa inosservato al fisco e alle autorità. Ecco perché, per eseguire un trasferimento di denaro tra genitori e figli è necessario seguire alcune importanti regole, regole in parte imposte dalla legge e in parte dalla prudenza. In questo secondo caso, bisogna evitare che lo scambio di denaro possa costituire il presupposto per un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

Ti chiederai anche se, in caso di trasferimento di denaro tra genitori e figli sia necessario andare dal notaio o pagare le tasse e a quanto ammontano le imposte sulle donazioni. 

Se vuoi avere maggiori chiarimenti su tali aspetti non hai che da leggere le seguenti righe. Ma procediamo con ordine.

Si possono trasferire soldi a figli o altri parenti?

Trasferire dei soldi senza alcun scopo di prestito configura una donazione. Dunque, se decidi di regalare del denaro a tuo figlio o a qualsiasi altro parente devi rispettare le regole sulle donazioni. 

Le donazioni richiedono la presenza del notaio e di due testimoni tutte le volte in cui sono di «non modico valore». A determinare il superamento di tale parametro sono le condizioni economiche del donante. Per cui, una persona con un patrimonio consistente e un reddito fisso mensile può ben donare mille o duemila euro al proprio figlio o al padre senza necessità dell’atto pubblico notarile (il cosiddetto rogito). Viceversa, una donazione di 10mila euro fatta da un pensionato con un assegno dell’Inps di poco più di 500 euro va fatta davanti al notaio. Può sembrare un controsenso: perché mai quest’ultimo dovrebbe pagare di più in termini di burocrazia? La verità è che la presenza del pubblico ufficiale è volta a rendere più ponderata la scelta di chi si impoverisce tanto.

Si può trasferire denaro tra genitori e figli senza notaio?

Le donazioni di non modico valore possono essere effettuate anche senza il notaio quando ricalcano lo schema della cosiddetta donazione indiretta e vengono eseguite con bonifico bancario. La donazione indiretta è quella realizzata per uno specifico scopo diverso dal semplice trasferimento del denaro.

Si verifica, ad esempio, quando il padre bonifica sul c/c del figlio i soldi per l’acquisto della prima casa o per l’auto. In tal caso, secondo le Sezioni Uniti, non è necessario né il notaio né il pagamento delle imposte sulla donazione (di cui parleremo a breve) a condizione che il successivo atto di acquisto cui è finalizzata la donazione menzioni la provenienza dei soldi.

Quindi, ad esempio, nel caso di compravendita di un immobile il notaio dovrà specificare che il denaro è frutto di donazione proveniente dal padre.

Trasferimento di denaro tra genitori e figli senza atto pubblico: conseguenze

Laddove l’atto pubblico notarile sia necessario (perché la somma non è modica e perché la donazione non è indiretta), la sua assenza determina la nullità del trasferimento del denaro. Questo implica che tanto lo stesso donante quanto qualsiasi altra persona (ad esempio, un familiare invidioso) potrebbe contestare la donazione in un successivo momento e chiedere la restituzione dei soldi. 

Si pensi, ad esempio, a un fratello che non abbia ricevuto lo stesso importo: alla morte del papà potrebbe chiedere al donatario di dargli la metà dei soldi ricevuti in donazione se questa non è stata realizzata con il rispetto delle forme di legge. 

Si può trasferire denaro in contanti tra genitori e figli?

I trasferimenti di denaro in contanti sono leciti a condizione che non si superino le soglie di tracciabilità imposte dalla legge. Tali soglie sono state oggetto di numerosi interventi legislativi. Dal 1° luglio 2020, il tetto all’uso dei contanti è di 1.999,99 euro, che scende a 999,99 euro a partire dal 2022. Questo significa che una donazione fatta nel 2021 di 2.000 euro deve avvenire necessariamente con assegno non trasferibile o bonifico bancario. In caso contrario, scatta una multa da 2mila a 50mila euro sia per il donante che per il donatario.

Ma come fanno le autorità a sapere che le parti hanno violato il limite all’uso di contanti? Potrebbe succedere se, ad esempio, il figlio dovesse decidere di depositare il denaro – o anche solo parte di questo – sul conto corrente e, a un controllo dell’Agenzia delle Entrate, nel giustificare la provenienza dei soldi per sfuggire all’accertamento fiscale, ammetta che si è trattato del frutto di una donazione. 

Bisogna pagare tasse per trasferire denaro da genitori a figli?

La legge prevede la cosiddetta imposta sulle donazioni che si applica anche ai casi di trasferimento di denaro. Tuttavia, nel caso di donazione tra familiari in linea retta, ascendente o discendente, l’imposta, che in questo caso sconta un’aliquota del 4%, scatta solo dopo una franchigia di 1 milione di euro; nel caso in cui il beneficiario sia affetto da handicap (si pensi a un figlio disabile) la franchigia sale a 1,5 milioni di euro. 

Quindi, ad esempio, se una nonna o una madre regalano rispettivamente al nipote o al figlio 10mila euro non è necessario versare le tasse. Al contrario, se la donazione dovesse essere di 1.500.000 euro, bisognerebbe versare un’imposta pari al 4% di 500mila euro.

Quali rischi per chi riceve denaro da un genitore o da un figlio?

Oltre alle regole imposte dalla legge, abbiamo citato in apertura la necessità di rispettare norme di prudenza. Queste sono dettate dai possibili controlli fiscali che l’Agenzia delle Entrate potrebbe eseguire. 

Il primo di questi controlli viene eseguito sui versamenti in conto effettuati dal contribuente: in assenza di prova contraria, il fisco può, infatti, presumere che il denaro sia frutto di reddito evaso dalle tasse. Se il contribuente non riesce a giustificare la provenienza del denaro con documentazione scritta sarà chiamato a versare le imposte e le relative sanzioni sulla somma depositata in banca. 

Se un padre regala contanti al figlio e questi poi li deposita sul conto corrente, si espone al rischio di una richiesta di chiarimenti da parte dell’ufficio delle imposte. Come risolvere il problema? Sicuramente il mezzo migliore è ricevendo la donazione tramite bonifico o assegno non trasferibile, di modo che vi sia tracciabilità del trasferimento del denaro. In caso contrario, bisognerà redigere una scrittura privata – con esplicitazione della finalità di donazione – e registrarla. Una terza soluzione sarebbe quella di avere l’accortezza di non versare i soldi sul conto.

Il secondo tipo di controllo viene, invece, eseguito sulle spese fatte dai contribuenti. Se il donatario riceve in contanti, dal proprio genitore, una somma cospicua e poi acquista un bene di lusso, come un’auto, dovrà poi giustificare all’Agenzia delle Entrate in che modo si è procurato la disponibilità del denaro superiore alle sue capacità (quelle indicate nella propria dichiarazione dei redditi). Il controllo viene eseguito solo se il potere d’acquisto supera il 20% del reddito dichiarato. 

In tale ipotesi, l’Agenzia delle Entrate esegue un metodo di controllo “induttivo”, basato cioè sulle spese. Anche qui, per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’evasione, bisognerà munirsi delle prove scritte circa la provenienza del denaro. Ed ancora una volta risulterà fondamentale il bonifico o l’assegno non trasferibile. 

Donazione di denaro: cosa succede alla morte del genitore?

L’ultimo problema che implica il trasferimento di denaro tra genitori e figli è di tipo ereditario. Come noto, la legge individua dei familiari a cui deve andare sempre una quota minima del patrimonio del defunto: sono i cosiddetti legittimari. Questi ultimi, però, non possono mai contestare una donazione fatta dal parente finché questi è in vita. Ma entro 10 anni dalla sua morte possono svolgere la cosiddetta azione di lesione della legittima se le donazioni eseguite dal de cuius, quando ancora era in vita, hanno tolto loro la quota necessaria. 

Per risolvere questo problema bisognerebbe fare attenzione a donare solo quella parte di patrimonio “in più” rispetto alla legittima, oppure far firmare ai legittimari una liberatoria con cui si impegnano a non contestare la donazione.


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