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Busta paga Anf

15 Febbraio 2020
Busta paga Anf

Le prestazioni erogate ai lavoratori dagli enti pubblici transitano attraverso la busta paga che il datore di lavoro consegna mensilmente al lavoratore.

Una delle particolarità che differenzia il lavoro subordinato dal lavoro autonomo è costituita dal fatto che i lavoratori subordinati, a differenza dei loro colleghi autonomi, non provvedono da soli a pagare le tasse ed i contributi previdenziali sul proprio reddito, ma tale adempimento è posto a carico del datore di lavoro, che opera in qualità di sostituto d’imposta.

Il filtro del datore di lavoro nei rapporti tra lavoratore e Stato riguarda, oltre che il pagamento di tasse e contributi, anche la corresponsione a favore del dipendente di benefici e provvidenze da parte di enti pubblici come l’Inps o l’Inail. Per questo, spesso, è possibile leggere nella busta paga la voce Anf che sta per assegni per il nucleo familiare.

Infatti, anche se gli Anf sono pagati dall’Inps, questa prestazione sociale arriva nelle tasche del lavoratore per il tramite del datore di lavoro, che ne anticipa il pagamento salvo poi recuperarlo dall’Inps, e ne viene riportata la relativa somma nella busta paga mensile che l’azienda consegna al dipendente.

Cos’è la busta paga?

La busta paga, detta anche cedolino o prospetto di paga, è un documento che viene consegnato ogni mese dal datore di lavoro al lavoratore all’atto del pagamento dello stipendio mensile.

Le modalità di consegna della busta paga sono, ormai, diverse.

Tradizionalmente, l’azienda consegnava il cedolino in formato cartaceo e lo faceva controfirmare al dipendente per ricevuta.

Oggi, la tecnologia rende sempre più frequente la consegna della busta paga via mail o via pec oppure con l’inserimento della busta paga in una cartella condivisa nella rete intranet alla quale il lavoratore può accedere per scaricarla e salvarla sul suo personal computer.

La consegna della busta paga è un obbligo di legge [1] e l’eventuale omissione di detto adempimento espone l’azienda al rischio di sanzioni amministrative.

La redazione e la consegna della busta paga si rende necessaria per far comprendere al lavoratore come è stato calcolato lo stipendio mensile che gli è stato erogato quel mese. Infatti, il datore di lavoro non eroga al dipendente uno stipendio mensile fisso, ma l’ammontare della retribuzione del mese dipende da una serie di variabili come, ad esempio, i giorni di effettiva presenza, eventuali giornate di assenza per malattia o infortunio, eventuali straordinari effettuati, etc.

Inoltre, come abbiamo detto in premessa, il datore di lavoro svolge, per legge, il ruolo di sostituto d’imposta nei confronti del dipendente. Ciò significa che il datore di lavoro trattiene dallo stipendio lordo spettante al lavoratore le tasse da pagare al fisco (Irpef) e i contributi previdenziali da corrispondere all’ente previdenziale di riferimento (di solito, l’Inps).

Per dare conto al lavoratore delle operazioni di addizione e sottrazione operate sul suo stipendio lordo viene, appunto, consegnata ogni mese la busta paga.

Anf: cosa sono?

Nel suo ruolo di sostituto d’imposta, il datore di lavoro, oltre a pagare le tasse ed i contributi del dipendente, previa trattenuta dallo stipendio, è anche chiamato ad anticipare al lavoratore una serie di prestazioni economiche che gli vengono erogate dall’Inps.

Tra queste ricordiamo l’indennità di malattia, l’indennità di maternità, l’indennità per la fruzione dei permessi 104 per assistere parenti disabili, etc.

Anche gli assegni per il nucleo familiare, spesso indicati con l’acronimo Anf, sono tra le prestazioni a carico dell’Inps che vengono anticipate al lavoratore dal datore di lavoro che, poi, provvede a recuperarle tramite conguaglio con i contributi dovuti all’Inps.

Gli Anf sono una prestazione economica erogata dall’Inps alle famiglie di alcune categorie di lavoratori dipendenti e pensionati. Gli Anf non spettano a tutti i lavoratori, ma solo a quelli che hanno determinati requisiti di reddito. Innanzitutto, esiste un valore di reddito oltre il quale gli Anf non spettano. Inoltre, nella fascia reddituale che da diritto agli Anf, la misura dell’assegno cambia in funzione della fascia reddituale nella quale si colloca la famiglia.

In un’ottica di progressività, infatti, l’assegno è di importo maggiore per le famiglie con un reddito più basso e diminuisce al salire del reddito.

Gli importi che spettano alle famiglie dei lavoratori a titolo di Anf sono pubblicati ogni anno dall’Inps attraverso delle apposite tabelle che sono valide dal 1° luglio di ogni anno, sino al 30 giugno dell’anno seguente [2].

Anf: limiti di reddito

Per calcolare il reddito familiare e verificare se si ha diritto o meno agli Anf occorre considerare che non tutti gli introiti della famiglia devono essere computati nel reddito, ma solamente quelli assoggettabili all’Irpef, al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali.

Inoltre, devono essere indicati anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (se superiori complessivamente a 1.032,91 euro).

Non devono essere dichiarati tra i redditi che vanno considerati ai fini del diritto agli Anf:

  1. i trattamenti di fine rapporto (Tfr) in qualsiasi modo denominati e le anticipazioni sui Tfr;
  2. i trattamenti di famiglia, in qualsiasi modo denominati, dovuti in base alla legge;
  3. le rendite vitalizie erogate dall’Inail, le pensioni di guerra e le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
  4. le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità, gli importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legge provinciale di Bolzano;
  5. le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;
  6. gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
  7. gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione;
  8. l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile a imposizione fiscale;
  9. gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

Un altro importante limite reddituale riguarda la fonte che produce il reddito familiare. Infatti, per poter avere accesso agli Anf, il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, almeno per il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato. Ne consegue che anche se il reddito complessivo della famiglia è basso, se la quota di reddito da lavoro dipendente è inferiore al 70% gli Anf non spettano.

Esiste, dunque, uno stretto legame tra assegni per il nucleo familiare e rapporto di lavoro subordinato.

Anf: a chi spettano?

Oltre che i limiti di reddito, gli Anf spettano solo a determinate categorie di lavoratori dipendenti.

In particolare, l’assegno per il nucleo familiare spetta a:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori dipendenti del settore agricolo;
  • lavoratori domestici;
  • lavoratori somministrati;
  • lavoratori iscritti alla Gestione Separata Inps;
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
  • soggetti titolari di pensione;
  • soggetti titolari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Busta paga Anf

Come abbiamo detto, gli Anf, al pari della gran parte delle prestazioni economiche erogate dall’Inps, non vengono pagati direttamente dall’Istituto previdenziale al lavoratore, ma è il datore di lavoro ad anticipare questo importo in busta paga.

Successivamente, l’azienda recupera tale somma sottraendola ai contributi previdenziali dovuti all’Inps e portandola, dunque, a conguaglio.

Il lavoratore troverà, quindi, nella sua busta paga mensile una apposita voce tra le competenze costituita dagli assegni per il nucleo famigliare.

Gli Anf vengono pagati direttamente dall’Inps solamente se il richiedente è:

  • un lavoratore domestico;
  • un lavoratore iscritto alla Gestione Separata Inps;
  • un operaio agricolo dipendente a tempo determinato;
  • un lavoratore di ditte cessate o fallite;
  • un soggetto beneficiario di altre prestazioni previdenziali.

Nei predetti casi di pagamento diretto, l’Inps eroga gli Anf tramite bonifico presso ufficio postale o mediante accredito su conto corrente bancario o postale, all’Iban indicato dal richiedente nella domanda.

Il passaggio degli Anf attraverso la busta paga determina alcune peculiarità.

Se, nel corso dell’anno, emerge che il lavoratore non aveva diritto agli Anf o aveva diritto ad un importo minore, il datore di lavoro effettuerà dei conguagli trattenendo l’importo erogato in eccesso sulla busta paga.

Anf: quando e come fare domanda

La domanda di fruizione degli assegni per il nucleo familiare deve essere presentata dal lavoratore per ogni anno a cui si ha diritto.

Qualsiasi variazione che dovesse intervenire, sia nel reddito sia nella composizione del nucleo familiare, durante il periodo di fruizione degli assegni per il nucleo familiare, deve essere comunicata tempestivamente, entro 30 giorni.

In caso di rioccupazione del lavoratore presso un diverso datore di lavoro, che avvenga nel periodo oggetto di domanda in corso di validità, non è necessario che sia inoltrata una domanda di variazione, né una nuova domanda di fruizione degli assegni per il nucleo familiare.

Per quanto concerne le modalità di presentazione della domanda di fruizione degli assegni per il nucleo familiare, i lavoratori dipendenti di aziende attive nel settore privato non agricolo devono, a partire dal 1° aprile 2019, presentare la domanda di fruizione degli assegni per il nucleo familiare direttamente all’Inps (e non più per il tramite del datore di lavoro come avveniva in precedenza) esclusivamente in modalità telematica.

Come di consueto, la domanda di fruizione degli assegni per il nucleo familiare può essere presentata dal lavoratore all’Inps sia in via diretta, accedendo direttamente con le proprie credenziali al portale dell’Inps, sia, alternativamente, tramite i servizi telematici offerti dagli enti di patronato.


note

[1] L. n. 4/1953.

[2] Inps, Circolare n. 66 del 17.05.2019.


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