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Scontrino elettronico: che controlli fa la Finanza?

16 Febbraio 2020 | Autore:
Scontrino elettronico: che controlli fa la Finanza?

Cosa cambia nelle verifiche dei finanzieri agli esercenti con il nuovo sistema telematico di trasmissione dei corrispettivi e quali sono le sanzioni previste.

Dal 1° gennaio del 2020, è scattato l’obbligo di emissione dello scontrino elettronico per tutti gli esercenti. Così ora commercianti, artigiani, albergatori, ristoratori, lavoratori autonomi – compresi anche tutti coloro che prima emettevano la ricevuta fiscale, che adesso è andata in pensione – devono adeguarsi al nuovo sistema.

Sono due milioni di operatori economici, ma almeno dieci volte di più sono i loro clienti. Che tu sia un esercente o un cliente, ti interesserà molto sapere adesso quali controlli fa la Finanza sul nuovo scontrino elettronico: ti chiederai infatti cosa rischia l’esercente se non fa lo scontrino o l’acquirente se non lo riceve. Ed in effetti con il nuovo meccanismo molte cose sono cambiate: ad esempio la Finanza all’uscita del negozio non potrà più chiederti di esibire lo scontrino per la merce che hai acquistato, per il semplice fatto che il vecchio scontrino fiscale cartaceo non esiste più.

Però – come ben sai se hai fatto compere in questo periodo – c’è qualcosa di simile e si chiama documento commerciale; somiglia molto al precedente scontrino ma non ha lo stesso valore fiscale (ti potrà servire invece come garanzia o per i cambi ed i resi). Intanto, l’esercente deve continuare a “battere” qualcosa, sempre sul registratore di cassa, che non è più quello del passato ma si è modernizzato ed è diventato telematico per tenere il passo con il nuovo scontrino elettronico. Ma l’esercente o l’artigiano potrebbero anche non avere il registratore di cassa e adempiere ugualmente i loro obblighi fiscali con uno smartphone o dal proprio tablet o pc e così riuscire a emettere un valido scontrino elettronico “immateriale”, che però dovrà essere sempre consegnato al cliente, anche con Whatsapp.

Il fatto è che – come il Governo ed i commercialisti ben sanno – scontrino elettronico non significa affatto “contabilità automatica” e quindi c’è sempre la necessità di compiere alcune azioni – ben diverse dal sorpassato “battere lo scontrino” – sia dal lato del contribuente controllato che dal lato del controllore: e tra questi ultimi ci sono l’Agenzia delle Entrate e, appunto, la Guardia di Finanza che muove le sue pattuglie sul territorio nazionale proprio per controllare il rispetto delle normative fiscali, a volte in tempo reale, altre volte a posteriori.

La Guardia di Finanza conosce molto bene questi nuovi aspetti che sono entrati in vigore da gennaio; tu probabilmente no, dunque prosegui la lettura per scoprire quali sono i rischi possibili e trovarti preparato in occasione dei controlli che fa la Finanza sullo scontrino elettronico.

Scontrino elettronico: cos’è

Lo scontrino elettronico è il nuovo modo, in vigore dal 1° gennaio 2020, per certificare fiscalmente i corrispettivi ricevuti da un soggetto obbligato: l’operazione viene memorizzata e trasmessa in via telematica all’Agenzia delle Entrate a cura dell’esercente. Prende il posto del vecchio scontrino fiscale ma anche della ricevuta fiscale, che scompare definitivamente. Non sostituisce, invece, la fattura elettronica, che può sempre essere redatta dall’esercente in alternativa allo scontrino, oppure può essere richiesta dal cliente, e in tali casi l’emissione dello scontrino elettronico non sarà necessaria.

Esaminiamo ora chi sono i soggetti obbligati allo scontrino elettronico e quali sono i modi per compilarlo ed inviarlo.

Scontrino elettronico: chi deve farlo

Devono emettere lo scontrino elettronico tutti coloro che effettuano operazioni di “commercio al minuto e attività assimilate” (dunque anche gli artigiani – compreso chi prima compilava la ricevuta fiscale, e i professionisti per le loro prestazioni di servizi), per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura, a meno che non sia richiesta specificamente dal cliente.

Rimangono escluse pochissime categorie, corrispondenti a quegli esercenti che non erano obbligati neanche in passato ad emettere scontrino o ricevuta, come i taxisti, i giornalai, i tabaccai o le operazioni realizzate a bordo di una nave, di un aereo o di un treno nel corso di un trasporto internazionale.

Scontrino elettronico: come farlo

Ci sono due modi ugualmente validi, e tra loro alternativi, per emettere lo scontrino elettronico: il primo è il registratore telematico, il secondo è la procedura web dell’Agenzia delle Entrate.

Il registratore telematico

Il registratore telematico (Rt) è un registratore di cassa dotato di connessione ad internet. Chi aveva in precedenza un registratore di cassa vecchio tipo, cioè soltanto analogico, dovrà adattarlo tecnicamente per consentire questa capacità di collegamento, altrimenti occorrerà acquistarne uno nuovo. Lo Stato riconosce un credito d’imposta del 50% della spesa sostenuta per ogni apparecchio, un bonus fino un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento. I modelli devono essere omologati in base a precise caratteristiche tecniche.

Il registratore telematico consente di memorizzare ciascuna operazione e contemporaneamente di emettere il documento commerciale da consegnare al cliente, come avveniva prima con il vecchio scontrino. La vera novità avviene dopo, perché al momento della chiusura di cassa l’Rt, in automatico, trasmetterà in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati complessivi dei corrispettivi incassati durante la giornata.

Per questo, è indispensabile avere una connessione ad internet, ma la si potrà attivare solo a fine giornata e al momento della chiusura; durante il lavoro è possibile utilizzare l’Rt anche senza connessione, perché non è necessaria nella fase di memorizzazione e generazione dei documenti commerciali delle singole operazioni.

La procedura web

É un sistema per emettere il documento commerciale online, messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate sul proprio sito (nel portale “Fatture e Corrispettivi”). Totalmente gratuita, la procedura può essere utilizzata da qualsiasi dispositivo, anche mobile, come gli smartphone ed i tablet, oltre che dai pc fissi, purché questi strumenti siano dotati di una connessione internet attiva.

A differenza dell’Rt, che come abbiamo visto può funzionare durante la giornata anche senza internet, la procedura web richiede di collegarsi proprio, ed esclusivamente, nel momento in cui si compila ciascuno scontrino elettronico; il documento commerciale potrà essere consegnato al cliente stampandolo (e allora si dovrà disporre di una stampante per procedere) oppure anche via email o tramite whatsapp, se il cliente acconsente.

La scelta tra l’uno e l’altro metodo è libera e dipende principalmente dalla frequenza delle operazioni giornaliere realizzate: se sono poche (come, ad esempio, gli artigiani o coloro che eseguono prestazioni a domicilio), basterà la procedura web, per risparmiare sul costo di acquisto del registratore telematico.

Per maggiori approfondimenti, leggi scontrino elettronico senza registratore di cassa: come fare.

Quali sanzioni per chi non fa lo scontrino

Chi non fa lo scontrino elettronico subisce una sanzione pari al 100% delle somme non regolarmente trasmesse all’Agenzia delle entrate, ma c’è un un minimo di 500 euro. Questo significa che anche un solo caffè non battuto comporterà questa pesante sanzione. In aggiunta, in caso di recidiva – si intende come tale la commissione di 4 distinte violazioni in un quinquennio – è prevista (come per il passato) la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività.

Queste sanzioni, però, non scattano dal 1° gennaio, tranne per chi era già soggetto all’obbligo di scontrino elettronico dal luglio 2018 (coloro che fatturavano oltre 400 mila euro annui) ma dal 1° luglio 2020. Le sanzioni sono slittate per consentire agli esercenti di acquistare, nel frattempo, il registratore telematico.

Non bisogna dimenticare che sono previste sanzioni anche per i casi di mancata o ritardata trasmissione dei corrispettivi: abbiamo visto che la caratteristica principale dello scontrino elettronico è quella di consentire la trasmissione telematica dei dati all’Agenzia delle Entrate e c’è un termine preciso per farlo, oltre il quale scattano le multe, anche quando il ritardo è lieve.

I dati dei corrispettivi riportati negli scontrini elettronici devono essere trasmessi al Fisco entro 12 giorni dalla data di emissione, altrimenti saranno irrogate sanzioni comprese tra il 90% ed il 180% dell’Iva non documentata e dunque considerata evasa – anche qui con un minimo di 500 euro – a meno che l’imposta dovuta non venga liquidata correttamente: in questo caso ci sarà solo una sanzione fissa, compresa tra 250 e 2.000 euro.

I controlli della Guardia di Finanza

Ecco come cambieranno fuori dai negozi o dagli altri esercizi tenuti all’obbligo i controlli della Guardia di Finanza sull’emissione degli scontrini, sia verso i clienti sia nei confronti degli esercenti.

Lo scontrino elettronico non influisce sul cliente, nel senso che una volta concluso l’acquisto o ricevuta la prestazione fornita, riceverà – o dovrebbe ricevere – il documento commerciale che si differenzia dal vecchio scontrino fiscale solo perchè riporta l’annotazione che non ha valore fiscale, mentre tutti gli altri elementi precedenti (l’intestazione dell’esercente, i prodotti, il prezzo pagato, la data e l’ora, ecc.) rimangono uguali.

Un tempo il cliente che non aveva lo scontrino veniva multato al pari dell’esercente che non lo aveva emesso; ora non più, ma la Finanza conserva il potere di richiedere informazioni cioè notizie riguardanti l’acquisto fatto o la prestazione ricevuta dal soggetto Iva.

Quindi, il cliente uscirà comunque dal negozio munito del documento commerciale, ma la Guardia di Finanza, se effettua un controllo sul posto, non si limiterà a richiederglielo e controllarlo – come comunque continuerà a fare – bensì eseguirà anche e soprattutto il riscontro presso l’emittente.

Questo controllo in sede del negozio o dell’attività sarà ben più significativo rispetto al passato, perché ora i finanzieri dovranno trovare, perchè tutto sia in regola, la presenza di uno scontrino elettronico già emesso, e dunque memorizzato nel registratore, anche se non ancora trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate; abbiamo visto infatti che ciò può avvenire a fine giornata.

Nel caso, invece, di utilizzo della procedura web da parte dell’esercente, i dati dovranno trovarsi già sul sistema poiché, come abbiamo visto, in tal caso la connessione deve essere immediata al momento della compilazione e dell’inserimento dei dati dello scontrino elettronico nel sistema telematico.

Dunque, in ogni caso, il nuovo documento commerciale che prende il posto cartaceo del vecchio scontrino, pur non essendo valido ai fini fiscali, deve essere emesso subito, cioè al termine della prestazione commerciale o di percezione del corrispettivo, altrimenti sarà constatata la violazione. Anche se il cliente non lo ha esibito oppure lo ha gettato, ci sarà pur sempre traccia dell’operazione registrata nella memoria dell’Rt o dalla procedura web.

Ai fini del controllo che eseguiranno i finanzieri, quello che per loro conta è che in effetti il documento commerciale non esiste solo su carta ma  viene anche automaticamente memorizzato nel registratore telematico, anche se non viene subito trasmesso al sistema dell’Agenzia Entrate: ciò potrà avvenire con calma a fine giornata lavorativa, o anche entro i 12 giorni successivi. Intanto, però, i dati dell’operazione commerciale eseguita vengono memorizzati, non appena lo scontrino elettronico viene digitato e così acquisito nel sistema del registratore telematico, che è “blindato” e immodificabile dall’esercente. É progettato, infatti, per garantire la sicurezza e l’inalterabilità dei dati.

Dunque, i finanzieri hanno ora una possibilità in più per accertare se a fronte della vendita o della prestazione è stato emesso lo scontrino elettronico: gli basterà – a prescindere da ciò che gli esibisce, o non esibisce, il cliente – accedere al registratore telematico oppure al sistema dell’Agenzia delle Entrate e verificare cosa c’è e cosa, invece, dovrebbe esserci, ma manca con riguardo a quella vendita, cessione o prestazione che hanno constatato come avvenuta e che dunque è fiscalmente imponibile.

Così i finanzieri potranno continuare ad accertare le violazioni tributarie anche nell’immediatezza, se ad esempio fermano il cliente fuori dal negozio con la merce appena acquistata e constatano che non ha il documento commerciale, perchè l’esercente non glielo ha rilasciato, ma dispongono di notevoli strumenti di indagine in più rispetto al passato.

A quel punto, infatti, entreranno nel negozio e riscontreranno sul registratore telematico se c’è stata o no l’emissione del documento. La stessa operazione potrà essere eseguita anche in seguito, “a tavolino“, dagli uffici del loro comando o presso la sede dell’azienda, poiché con la trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate diventa possibile riscontrare, anche a distanza di tempo, quali e quanti scontrini elettronici sono stati emessi, in che data e per quali importi.

Inoltre, a partire dal 1° luglio 2020, la Finanza sanzionerà anche, durante i controlli presso gli esercizi, coloro che non avranno installato il registratore telematico, a meno che non utilizzino la procedura web e dimostrino di avere accesso alla piattaforma e di utilizzarla per emettere gli scontrini elettronici.

L’unica cosa che, invece, la Finanza non esaminerà sarà il vecchio registro dei corrispettivi, che non esisterà più in forma fisica presso l’esercizio in quanto sostituito dall’archivio alimentato dalla trasmissione telematica degli scontrini. Non ci saranno più, quindi, lunghi riscontri tra i pacchi di scontrini emessi e il loro resoconto riepilogativo nelle colonne del quaderno; tutto avverrà con più rapidità e precisione, senza contare il fatto che la Finanza potrà anche monitorare i contribuenti a distanza quasi in tempo reale, verificando, sul sistema telematico, non solo quanti scontrini e per quali importi si stanno emettendo presso i vari esercizi, ma anche l’intera situazione fiscale del contribuente: si tratta dei nuovi poteri del Fisco stabiliti dal Governo con l’obiettivo della lotta all’evasione e che attribuiscono un ruolo preciso alla Guardia di Finanza.



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3 Commenti

  1. in tanti anni in cui è stato detto di conservare lo scontrino fino all’uscita del locale, mi è capitata una sola volta che la GdF mi fermasse ma come mia abitudine avevo lo scontrino che di solito non butto mai se non al rientro a casa.

  2. Vorrei porre un quesito ai vs. esperti a proposito della tracciabilità dei pagamenti.
    Se pago una visita medica con carta di credito, ricevo uno scontrino che riepiloga il pagamento effettuato.
    Inoltre la banca di appoggio della c.c. emette periodicamente (es. mensile) l’elenco dei pagamenti effettuati.
    Così ho eseguito un pagamento “tracciabile”.
    In seguito l’ente di controllo (es. Agenzia delle Entrate) può richiedermi lo scontrino del singolo pagamento con c.c. oppure l’elenco mensile dei pagamenti effettuati con c.c. come documentazione comprovante il mio pagamento “tracciabile”, oppure interviene un altro sistema che attesta questo mio pagamento tracciabile ?
    Grazie per la risposta.
    Carlo Avegno

    P.S. so che il mio quesito non è pertinente all’articolo in oggetto, ma non ho trovato altri posti per la mia domanda.

    1. Puoi trovare maggiori informazioni nei seguenti articoli:
      -Che significa tracciabilità dei pagamenti? https://www.laleggepertutti.it/129822_che-significa-tracciabilita-dei-pagamenti
      -Fisco: schedati tutti i pagamenti https://www.laleggepertutti.it/341131_fisco-schedati-tutti-i-pagamenti
      -Contanti, tracciabilità e pagamenti: tutti i limiti https://www.laleggepertutti.it/341978_contanti-tracciabilita-e-pagamenti-tutti-i-limiti
      -Pagamenti tracciabili: cosa significa https://www.laleggepertutti.it/294983_pagamenti-tracciabili-cosa-significa

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