Perché in Italia le tasse sono così alte?

20 Gennaio 2020
Perché in Italia le tasse sono così alte?

I numeri dell’evasione fiscale che non avresti mai immaginato: ecco la spiegazione delle nostre politiche di balzelli. 

L’Italia è il terzo Paese dell’Ue con la maggiore pressione fiscale. La percezione comune, però, è quella di essere primi. La ragione sta nell’assenza di servizi che, a fronte del prelievo, si riscontra nel nostro Stato. A differenza, infatti, dei primi due Paesi in graduatoria, rispettivamente la Danimarca (con il 48,2% del gettito fiscale in % al Pil) e la Svezia (il 46,4%), l’Italia, con il suo 44,5% offre ancora la percezione di una nazione ove a funzionare è solo il privato. Sicché, chi paga le tasse è poi costretto a sborsare di tasca propria per avere quei servizi che, altrimenti, gli spetterebbero di diritto dallo Stato. Si pensi al settore della salute e delle pensioni, a quello dei parcheggi e della sicurezza.

Ma perché in Italia le tasse sono così alte pur in assenza di servizi? La ragione principale è tanto banale quanto preoccupante: a pagare le imposte sono solo poche persone, anzi pochissime. 

Secondo un’analisi effettuata da Il Sole 24 Ore, ogni 100 euro di Irpef teorica dovuta dai contribuenti, ben 70 sfuggono al Fisco. Il nostro Stato potrebbe, quindi, recuperando l’evasione, non solo garantire prestazioni socio-assistenziali che attualmente non esistono o non funzionano, ma abbassare anche la pressione su tutti i contribuenti, consentendo ad alcuni di questi di aumentare gli investimenti, assumere o semplicemente spendere di più con conseguente beneficio per l’intera popolazione. 

Il luogo comune secondo cui l’Irpef viene evasa solo da imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi è stato ormai sfatato dalle statistiche generate a seguito dei numerosi controlli fiscali. Nessun contribuente sfugge all’evasione dell’imposta sui redditi. Così, ad esempio, c’è chi non dichiara i canoni di locazione, chi percepisce stipendi in nero, chi gode di detrazioni cui non avrebbe diritto, chi fa un secondo lavoro (ad esempio, le ripetizioni private) senza dire nulla al Fisco.

Resta comunque il fatto che i redditi autonomi e quelli di impresa sono maggiormente interessati all’evasione: dei 38 miliardi di euro di Irpef non riscossa, ben 33 sono imputabili a quest’ultima fetta di contribuenti.

A dimostrazione di ciò, vi è la ripartizione dell’Irpef tra la popolazione: l’82,9% dell’imposta proviene da dipendenti e pensionati. Il 7,1% dei contribuenti più abbienti – non sempre dei paperoni, in realtà, visto che stiamo parlando di chi dichiara un reddito superiore a 50mila euro con imposta netta positiva – genera il 39,2% del gettito complessivo. 

Per contro, il 92,9% dei contribuenti ha un reddito inferiore a 50mila euro, con un’imposta netta pari al 60,8% del gettito totale. Solo 467mila contribuenti dichiarano più di 100mila euro di reddito, poco più di 38mila arrivano oltre quota 300mila euro.

Visti questi numeri, non è forse un caso che l’Irpef sia una delle imposte più evase.

Ma non è solo la triste storia dell’Irpef a spiegare perché in Italia le tasse sono così alte. Difatti, l’imposta più evasa è un’altra: l’Iva, quella cioè sugli scambi. Anche in tal caso, i contribuenti coinvolti sono tutti quanti: non c’è solo l’imprenditore che non emette fatture e scontrini, ma ci sono anche i clienti che non li chiedono pur di ottenere uno sconto. Patti taciti per un piccolo guadagno personale, ma a grosso danno del benessere collettivo. 



1 Commento

  1. Perché abbiamo uno stato, una classe politica ed una burocrazia che sono degli incapaci per non dire altro.
    Sprecano buona parte dei nostri soldi in opere inutili, non sanno amministarli oculatamente quando non se li rubano con la corruzzione.

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