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Donazione al coniuge traditore: si può revocare?

20 Gennaio 2020
Donazione al coniuge traditore: si può revocare?

Restituzione di case, terreni, auto regalati durante il matrimonio: quando l’infedeltà coniugale è causa di revoca della donazione.

Hai intestato una casa a tua moglie, ma ora hai scoperto che lei ti sta tradendo. Hai intenzione di agire in tribunale per ottenere la separazione con addebito a suo carico. Prima, però, vuoi sapere cosa succederà all’immobile che le hai donato, frutto di anni di lavoro e risparmi. La tua intenzione è, infatti, di chiederle la restituzione, ma è probabile che non vorrà farlo spontaneamente. Ti toccherà ricorrere al tribunale ed allora vuoi sapere quante chance di vittoria hai. Si può revocare la donazione al coniuge traditore? 

Facciamo un passo indietro e diamo qualche spiegazione su questo interessante argomento.

Tradimento: cosa succede?

Quando, nella causa di separazione, si riescono a fornire prove certe di una relazione adulterina del coniuge, il giudice pronuncia, a carico di quest’ultimo, il cosiddetto addebito. Addebito significa “responsabilità” per la fine del matrimonio. Ma questa responsabilità non comporta alcuna conseguenza sul piano civile in termini di risarcimento del danno. Le uniche sanzioni per chi tradisce sono le seguenti:

  • il coniuge infedele, anche se più povero dell’ex, non può chiedere l’assegno di mantenimento. Se, invece, il tradimento è stato attuato dal coniuge più benestante, non cambia nulla visto che, in ogni caso, questi sarebbe comunque tenuto a versare gli alimenti;
  • il coniuge infedele non viene considerato erede dell’altro se quest’ultimo dovesse morire dopo la separazione. Se, invece, la morte del coniuge avviene dopo il divorzio non cambia nulla, visto che, da questo momento in poi, con o senza all’addebito, si perdono comunque i diritti successori.

Come visto, le conseguenze dell’addebito – ossia del tradimento – sono davvero minime. Del resto, è ampia la fetta dei matrimoni che cessano proprio perché l’amore si affievolisce e uno dei due inizia una relazione con un’altra persona. Tale comportamento, seppur considerato socialmente riprovevole, da un punto di vista giuridico non è altrettanto grave.

Peraltro, ottenere l’addebito a carico del coniuge infedele non è così automatico: bisogna, infatti, fornire due prove: 

  • quelle del tradimento; 
  • quelle del fatto che sia stato unicamente il tradimento la ragione della rottura del matrimonio (ossia della fine della comunione spirituale e materiale della coppia). Se, invece, dovesse risultare che la relazione tra marito e moglie era già ridotta ai minimi termini per altre ragioni (litigi, violenze, abbandono del tetto coniugale, ecc.), allora il tradimento non determinerebbe alcuna pronuncia di addebito. 

Niente addebito neppure se il tradimento è reciproco. Per i giudici, quando viene violato da entrambe le parti l’obbligo di fedeltà, nessuno può recriminare all’altro di essere stato la causa della fine del rapporto.

Tradimento e risarcimento del danno

Solo eccezionalmente, la giurisprudenza ritiene possibile accordare il risarcimento del danno a carico del coniuge infedele. Il danno da risarcire, però, non è quello interiore per la sofferenza causata dalla perdita dell’amore, o per le spese sostenute a causa del matrimonio o, ancora, per la depressione post-separazione. L’unico aspetto da risarcire è l’immagine: avviene quando il tradimento viene attuato con modalità talmente esplicite da costituire un danno all’onore e alla reputazione del coniuge con le corna. Il dovere di fedeltà che deriva dal matrimonio può essere risarcito per danni non patrimoniali sempre che la sofferenza indotta nel coniuge tradito, a seguito di una relazione adulterina plateale e a tutti nota, si traduca in uno sconvolgimento emotivo tale da incidere sulla salute o sulla sua dignità personale.

Tradimento e restituzione dei beni intestati al coniuge

Cosa succede alla cessazione del matrimonio? Le donazioni avvenute nel corso del matrimonio non possono essere revocate per il semplice fatto che vi sia stata una separazione o un divorzio. Le donazioni, infatti, per loro stessa natura sono irrevocabili. La revoca della donazione è eccezionalmente consentita solo in presenza di sopravvenienza di figli e di gravi reati come quelli contro l’onore e la reputazione (ingiuria grave).

In passato, la giurisprudenza ha ritenuto non dovuta la restituzione di una casa che il suocero aveva intestato alla nuora, pur quando questa già sapeva che, con il marito, le cose stavano per naufragare e, nonostante ciò, abbia celato la crisi coniugale. 

Ciò, però, non vale quando la donazione è solo simulata, come spesso succede per ragioni fiscali. In tali ipotesi, bisogna fornire le prove della simulazione, che per quanto attiene agli immobili deve essere necessariamente scritta: in pratica, marito e moglie devono aver firmato, prima del rogito di donazione, una scrittura privata ove risulti che il passaggio di proprietà non viene fatto a scopo di generosità, ma per altre ragioni di opportunità. Senza tale documento è impossibile contestare la finta donazione.

Nei casi ritenuti più gravi, il tradimento può anche comportare la revoca delle donazioni in favore del coniuge infedele. Il fatto viene ritenuto grave quando, nei centri medio-piccoli, ci si fa vedere in pubblico con l’amante in atteggiamenti inequivoci. Oppure quando si postano sui social network – luoghi pubblici a tutti gli effetti – fotografie in atteggiamenti amorosi, che però devono essere inequivoci, con persona diversa dal coniuge. Insomma, tutte le volte in cui la relazione extraconiugale viene attuata senza ritegno, divenendo oggetto di pettegolezzo e di scherno, essendo nota a parenti e amici [1].

Secondo la Cassazione [2], l’ingiuria grave che legittima la revoca della donazione per ingratitudine del donatario, consiste in un qualsiasi atto o comportamento che leda in modo rilevante il patrimonio morale del donante, e palesi per ciò solo un sentimento di avversione da parte del donatario. Sulla base di questo principio la Suprema Corte ha ritenuto che integri gli estremi dell’ingiuria grave la condotta della moglie che aveva intrattenuto per lungo tempo una relazione extraconiugale con modalità oggettivamente irriguardose nei confronti del coniuge, sfociata nell’abbandono della famiglia nonostante la presenza di figli. 

Solo in ipotesi del genere, quindi, il coniuge può chiedere la restituzione delle donazioni per infedeltà.


note

[1] Trib. Lecce, sent. n. 1159/2018 del 26.03.2018.

[2] Cass. sent. n. 14093/2008.


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