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Divieto di donazione tra coniugi

20 Gennaio 2020
Divieto di donazione tra coniugi

Quali regole devono seguire marito e moglie se l’uno vuole intestare una casa o qualsiasi altro bene all’altro?

Esiste un divieto di donazione tra coniugi? Se lo chiedono molte coppie: vuoi perché interessate a modificare l’assetto patrimoniale dei propri beni, vuoi per ragioni di carattere fiscale, vuoi per sfuggire a eventuali pignoramenti dei creditori. 

Intestare una casa, un’auto, un conto corrente o qualsiasi altro bene alla moglie o al marito è legale in Italia? È possibile una donazione tra coniugi separati o in regime di separazione dei beni? Qual è la tassazione, quali i passaggi da compiere e quali infine le precauzioni da adottare per evitare le sanzioni? 

In questa breve guida, parleremo del divieto di donazione tra coniugi e di tutte le norme che regolano il trasferimento di beni all’interno di una coppia sposata. Ma procediamo con ordine.

Donazione tra coniugi

Esiste una norma del Codice civile (per la precisione l’art. 781 cod. civ.) rubricata “Donazione tra coniugi” che stabilisce quanto segue: «I coniugi non possono, durante il matrimonio, farsi l’uno all’altro alcuna liberalità, salve quelle conformi agli usi». A leggere tale disposizione si potrebbe pensare che esiste il divieto di donazione tra coniugi. Senonché, questo articolo è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza del 27 giugno 1973 n. 81. La conseguenza è che il divieto non esiste più ed oggi marito e moglie possono intestarsi l’un l’altro i beni che vogliono, siano essi mobili o immobili. 

Chiaramente, la donazione tra coniugi deve rispettare le regole di qualsiasi altra donazione e dunque:

  • per le donazioni di non modico valore (da determinarsi tenendo a riferimento il patrimonio del donante) è necessario procedere dal notaio alla presenza di almeno due testimoni. In assenza di tale forma, la donazione è nulla e non ha alcun valore; potrà, quindi, essere contestata sia dal donante che da qualsiasi altro soggetto (ad esempio, i suoi familiari);
  • solo se l’ammontare complessivo delle donazioni fatte in vita da un coniuge all’altro supera 1 milione di euro (cosiddetta “franchigia”) bisogna versare l’imposta sulle donazioni. L’aliquota è pari al 4% del valore della donazione che eccede la franchigia. Quindi, su una donazione di 1.500.000 euro, si paga il 4% di 500mila euro. Il versamento delle tasse viene effettuato dal notaio rogante delegato dai coniugi ad eseguire l’atto di donazione;
  • se la donazione è di modico valore non c’è bisogno del notaio e può avvenire con il semplice scambio del bene. Le donazioni di immobili richiedono sempre il notaio;
  • se la donazione ha ad oggetto una somma di denaro, la donazione deve avvenire con bonifico bancario o assegno non trasferibile se supera le soglie della tracciabilità imposte dalla legge (dal 1° luglio 2020: 2.000 euro); diversamente, può avvenire in contanti;
  • se la donazione ha ad oggetto una somma di denaro ed è rivolta a garantire al coniuge la disponibilità economica per acquistare un bene di valore come una casa o un’auto (trattasi della cosiddetta donazione indiretta) è possibile evitare il notaio e la tassa sulle donazioni a condizione, però, che il successivo atto di acquisto stipulato dal donatario menzioni la provenienza dei soldi;
  • la donazione non può essere finalizzata a sottrarre, agli altri eredi legittimari (ossia i figli e, in loro mancanza, i genitori), le quote della legittima. Diversamente, questi ultimi avrebbero 10 anni di tempo, dalla morte del donante (ma mai prima) per agire in tribunale e ottenere la revoca della donazione (cosiddetta azione di lesione della legittima).

Si può revocare la donazione al coniuge?

La donazione al coniuge può essere oggetto di revocatoria se lede gli interessi dei creditori del donante. Questi ultimi hanno 5 anni di tempo dalla donazione per dimostrare che, all’esito del trasferimento dell’immobile, il debitore è rimasto privo di altri beni utilmente pignorabili per soddisfare le loro ragioni. Se quindi il donante dovesse aver ceduto tutti i suoi beni o una parte consistente, i creditori potrebbero agire in tribunale per rendere inefficace la donazione. Dopo cinque anni, però, la donazione diventa definitiva.

Attenzione: se il creditore iscrive il pignoramento nei registri immobiliari entro 1 anno dalla donazione non ha neanche bisogno di avviare l’azione revocatoria ben potendo pignorare l’immobile direttamente in capo al donatario. Quindi, nel primo anno, la donazione è completamente “traballante”.

Donazione tra coniugi in separazione dei beni

Le regole appena dette hanno ragione di essere: 

  • sia per le coppie di coniugi in comunione dei beni, solo per i beni di cui l’uno è proprietario esclusivo (si pensi ai beni acquisiti tramite successione, precedente donazione o di cui era proprietario prima del matrimonio);
  • sia per le coppie di coniugi in separazione dei beni.

Donazione tra coniugi separati

Spesso, succede che la donazione venga effettuata all’atto della separazione dei coniugi come attuazione delle condizioni della separazione stessa o del divorzio. Si pensi al marito che, a supplemento o in sostituzione dell’assegno di mantenimento, intesti alla moglie la casa di sua proprietà. Un atto del genere può ben avvenire direttamente davanti al tribunale senza bisogno del notaio. La sentenza di separazione o divorzio costituirà, quindi, l’atto pubblico di trasferimento della proprietà del bene. 

Attenzione: se la separazione è solo una simulazione per evitare il pignoramento dei beni da parte dei creditori del donante, entro 5 anni è possibile l’azione revocatoria ed entro 10 anni l’azione di simulazione.



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