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Antiriciclaggio: ultime sentenze

10 Marzo 2022
Antiriciclaggio: ultime sentenze

Legittimità del licenziamento dell’impiegato di banca; violazione della normativa antiriciclaggio; obbligo di segnalazione di operazioni bancarie in contanti; configurazione del reato di omessa adeguata verifica della clientela.

Violazione della normativa antiriciclaggio: sanzioni amministrative

In tema di sanzioni amministrative per violazione della normativa antiriciclaggio, in coerenza anche con il parere n. 1504 del 1995 reso dal Consiglio di Stato, il divieto di trasferire, senza il tramite di intermediari abilitati, denaro contante e titoli al portatore per importi superiori a euro 12.500,00, posto dall’art. 1, comma 1, del d.l. n. 143 del 1991, conv. dalla l. n. 197 del 1991 (nella formulazione, applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 231 del 2007), fa riferimento al valore dell’intera operazione economica alla quale il trasferimento è funzionale (cd. criterio oggettivo) e si applica anche quando detto trasferimento si sia realizzato mediante il compimento di varie operazioni, ciascuna di valore inferiore o pari al massimo consentito, mentre sono irrilevanti il criterio del valore dei singoli pagamenti e quello del tempo in cui questi sono stati effettuati.

Cassazione civile sez. II, 23/06/2021, n.17971

Antiriciclaggio: segnalazione da parte della banca

L’art. 3 del decreto legge 143/91 prevede l’obbligo, in capo al funzionario di un istituto di credito, di segnalare le operazioni sospette; tale obbligo non comporta la conoscenza effettiva di un quadro indiziario di riciclaggio, ma semplicemente la conoscenza di elementi indiziari in tal senso. Trattasi infatti di illecito di pericolo, che prevede un avanzamento della soglia di tutela finalizzato a stroncare il fenomeno del riciclaggio, in modo che la segnalazione ha lo scopo di portare l’attenzione dell’autorità preposta ad operazioni anomale, astrattamente idonee ad essere strumento di elusione delle disposizioni dirette a prevenire e punire l’attività di riciclaggio in vista di un controllo successivo.

Corte appello Roma sez. I, 01/04/2021, n.2412

Home banking: utilizzo improprio

Il sistematico e immediato prelievo in contanti da parte del beneficiario delle somme affluite sul suo conto corrente bancario, per effetto di ordini di bonifici impartiti on line per conto di una s.r.l. dal rappresentante infedele, integra un fatto rilevante ai fini della disciplina antiriciclaggio, comportando per la banca l’obbligo di “segnalazione” di operazioni sospette che ha la specifica funzione (pubblicistica) di prevenire l’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio; esso, però, non crea alcun obbligo, sul piano civilistico, della banca verso i propri clienti, suscettibile di essere fatto valere sotto il profilo dell’inadempimento degli obblighi contrattuali e di protezione dell’istituto di credito.

Cassazione civile sez. I, 31/07/2019, n.20639

Violazione disciplina antiriciclaggio: termine per conclusione procedimento sanzionatorio

In materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, in ipotesi di inosservanza degli obblighi informativi nei riguardi dell‘unità di informazione finanziaria e degli ispettori del Ministero dell’economia e delle finanze, il termine biennale per la conclusione del procedimento sanzionatorio decorre dal momento in cui l’amministrazione procedente ha ricevuto la notificazione della contestazione della violazione, posto che il secondo comma dell’art. 69 del d.lgs. n. 231 del 2007, introdotto dall’art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 90 del 2017, prevede espressamente che detta nuova disciplina si applichi “dalla data di entrata in vigore del presente articolo”, ancorché i provvedimenti sanzionatori siano stati oggetto di opposizione e il relativo giudizio non si sia ancora concluso.

Cassazione civile sez. VI, 25/07/2019, n.20159

Riforma della disciplina antiriciclaggio

In materia di antiriciclaggio, anche la banca può giovarsi dell’applicazione retroattiva e d’ufficio, da parte della Cassazione, delle sanzioni previste dal Dlgs 90/2017 se più favorevoli. Difatti, la nuova normativa che attua la direttiva (UE) 2015/849, si applica anche ai procedimenti ln corso, e nonostante le sanzioni siano già state comminate, qualora tenuto conto dei nuovi parametri esse risultino nel complesso meno penalizzanti per chi ha commesso illecito.

(Nella fattispecie, la Cassazione, giudicando sul caso di una omessa segnalazione di operazioni sospette da parte dell’istituto di credito, di fatto estende la retroattività favorevole anche alla persona giuridica).

Cassazione civile sez. II, 06/05/2019, n.11774

Sanzioni antiriciclaggio

Ai sensi dell’art. 69 del vigente d.lgs. n. 231/2007 anche per le sanzioni amministrative di cui alla normativa antiriciclaggio trova immediata applicazione, se più favorevole al soggetto sanzionato, la disciplina sopravvenuta di cui al d.lg. n. 90/2017, così derogandosi il principio generale del tempus regit actum.

Cassazione civile sez. II, 20/05/2019, n.13509

Licenziamento dell’impiegato di banca

È legittimo il licenziamento dell’impiegato di banca che non rispetta le norme antiriciclaggio, omettendo la segnalazione di numerose operazioni sospette, in particolare per quanto riguarda il prestanome di un clan mafioso, pregiudicato e bancarottiere.

Dal punto di vista giuslavoristico è ininfluente l’assoluzione in sede penale dal reato di favoreggiamento con la formula “perché il fatto non sussiste”.

(Nel caso di specie, la S.C. ha attribuito alle violazioni contestate al dipendente nel procedimento disciplinare hanno un valore autonomo rispetto all’accertamento dei fatti in sede penale, dove l’assoluzione era stata conseguita per mancanza della “prova dell’elemento psicologico e cioè della consapevolezza della origine illecita delle somme di denaro connesse ai movimenti operati sui conti correnti”).

Cassazione civile sez. lav., 21/08/2019, n.21548

Licenziamento disciplinare e violazione della normativa antiriciclaggio

In tema di licenziamento disciplinare, il risultato della valutazione cui è pervenuto il giudice di merito in ordine alla riconducibilità, in concreto, della condotta contestata nel paradigma del giustificato motivo di recesso (ovvero della giusta causa), è sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo della corretta interpretazione delle previsioni contrattuali e del giudizio di sussunzione nelle stesse della condotta addebitata.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ascritto alle condotte punibili con la sanzione del licenziamento, ai sensi dell’art. 54, comma 5, lett. c, del c.c.n.l. Poste del 14 aprile 2011, il comportamento del direttore di un ufficio postale il quale, in violazione della normativa antiriciclaggio, aveva deliberatamente omesso di segnalare innumerevoli operazioni di prelievo in contanti poste in essere da alcuni clienti).

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2019, n.14505

Operazioni bancarie in contanti e omessa segnalazione

In tema di sanzioni amministrative per violazione della normativa antiriciclaggio, l’obbligo di segnalazione di operazioni bancarie in contanti, previsto dall’art. 1, comma 1, d.l. n. 143/1991, grava, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del medesimo decreto, sugli intermediari abilitati impersonalmente considerati, quali ad esempio l’azienda di credito, e non sul singolo funzionario o sul cassiere addetto all’operazione.

Cassazione civile sez. II, 11/10/2018, n.25329

L’inadeguata verifica antiriciclaggio della banca

La non adeguata verifica antiriciclaggio fa cadere la buona fede della banca e rende inoppugnabile il sequestro o la confisca dell’immobile gravato di garanzia sul mutuo erogato. Ad affermarlo è la Cassazione che fissa con chiarezza i limiti della buona fede e della adeguata verifica in materia di antiriciclaggio, sottolineando i doveri non tipizzati dell’intermediario. Quest’ultimo, infatti, non può limitarsi al mero controllo formale e superficiale sulle operazioni e ciò anche perché la normativa in materia impone una “funzione sociale” di controllo sul reimpiego di capitali di origine illecita. La banca, dunque, non può avanzare pretese sull’immobile posto a garanzia del prestito, quando è sottoposto a confisca di prevenzione in quanto acquistato con attività illecita mediante l’impiego delle somme prestate.

Cassazione penale sez. V, 13/04/2018, n.24670

Licenziamento del direttore delle Poste

È legittimo il licenziamento del direttore dell’ufficio postale che, violando le norme in materia di antiriciclaggio, consenta prelevamenti e versamenti consistenti, senza effettuare alcuna segnalazione. Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto l’appello delle Poste allontanando il direttore di un ufficio postale e condannandolo anche al danno di immagine in funzione della gravità dei comportamenti adottati. Nella fattispecie, i giudici hanno ritenuto che l’elenco del Ccnl sulle ipotesi di grave danno che legittima il licenziamento non preclude altre ipotesi se ritenute gravi nella situazione concreta.

Cassazione civile sez. lav., 27/11/2018, n.30680

Violazioni della normativa in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio

In tema di sanzioni amministrative previste a fronte delle violazioni della normativa in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del terrorismo, la Banca d’Italia è competente a irrogarle anche nei confronti dei titolari di funzioni di amministrazione, direzione o controllo degli intermediari da essa vigilati, fatta eccezione per quelle discendenti dall’inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta.

Consiglio di Stato ad. gen., 03/08/2018, n.2018

Antiriciclaggio: responsabilità del direttore di banca

Il direttore di banca risponde per gli omessi controlli da parte dei cassieri ed è responsabile in solido con l’istituto di credito per la mancata segnalazione di ripetute operazioni sotto soglia. Ad affermarlo è la Cassazione che ha confermato la maxi multa inflitta al direttore di una filiale bancaria che non aveva per più volte segnalato operazioni sospette di una società che emetteva assegni sistematicamente sotto la soglia di “allerta” dei 20 mila euro.

Per la Corte, non rileva il fatto che il cliente fosse conosciuto e che il denaro fosse di sicura provenienza lecita, né tantomeno che i cassieri non avevano informato il direttore delle operazioni anomale. Ciò che conta è la mancata segnalazione della movimentazione di grosse cifre per importi frazionati sempre sotto la soglia fissata dalla normativa antiriciclaggio.

Cassazione civile sez. II, 30/10/2017, n.25735

Limiti all’uso del contante nelle transazioni commerciali

In tema di contratti bancari, con riguardo ai contratti di finanziamento, la consegna idonea a perfezionare il contratto reale di mutuo non va intesa nei soli termini di materiale e fisica “traditio” del danaro rivelandosi, invero, sufficiente il conseguimento della sua disponibilità giuridica da parte del mutuatario, ricavabile anche dall’integrazione di quel contratto con il separato atto di quietanza a saldo, attesa la progressiva dematerializzazione dei valori mobiliari e la loro sostituzione con annotazioni contabili, tenuto conto che sia la normativa antiriciclaggio che le misure normative tese a limitare l’uso di contante nelle transazioni commerciali hanno accentuato l’utilizzo di strumenti alternativi al trasferimento di danaro.

Tribunale Latina, 12/03/2016

L’obbligo di segnalazione per operazioni sospette

In tema di sanzioni amministrative per violazione della normativa antiriciclaggio, l’obbligo di segnalazione di operazioni bancarie in contanti, previsto dall’art. 1, comma 1, d.l. n. 143 del 1991, convertito in legge n. 197 del 1991, grava, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del medesimo decreto, secondo l’espressa qualificazione normativa, sugli intermediari abilitati, ovvero gli intermediari impersonalmente considerati, quali ad esempio l’azienda di credito, e non il singolo funzionario o il cassiere addetto all’operazione.

Cassazione civile sez. II, 30/11/2016, n.24435

Reato di omessa adeguata verifica della clientela

In materia di antiriciclaggio, ai fini della configurazione del reato di omessa adeguata verifica della clientela da parte degli intermediari finanziari e degli altri soggetti esercenti attività finanziaria, sanzionato, salvo che il fatto costituisca più grave reato, dall’art. 55, comma primo, D.Lgs. n. 231 del 2007, è sufficiente il dolo generico, che consiste nella mera coscienza e volontà del funzionario di omettere di procedere all’identificazione personale del cliente, richiesta dall’art. 18 del D.Lgs., cit., senza che sussista una causa di giustificazione.

Cassazione penale sez. IV, 05/11/2015, n.46415



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