Pensioni anticipate: riforma in vista

20 Gennaio 2020
Pensioni anticipate: riforma in vista

In vista del prossimo confronto tra Governo e sindacati, intervengono il presidente Inps e la Cgil con proposte per andare oltre Quota 100 con età flessibile.

In questi giorni, si fa un gran parlare di riforma delle pensioni e ci sono in ballo varie proposte, da quella di Quota 97 avanzata nello scorso autunno ma che ora sembra scomparsa dalla scena, fino a quella della nuova Quota 102 che sembra la più probabile soluzione alla prossima scadenza dell’attuale Quota 100: i tecnici del Mef e del ministero del Lavoro sono già all’opera per calcolarne l’impatto.

Oggi, però, per come ci informa l’agenzia stampa Adnkronos, sulla questione è intervenuto nuovamente il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che in un’intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ propone la sua soluzione per andare in pensione prima del previsto.

”Sono state fatte diverse proposte e non mi sembra giusto aggiungerne altre – dice Tridico nell’intervista. Ma la flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036. È poi necessario prevedere pensioni di garanzia per i giovani, coprendo i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario”.

Sul superamento di Quota 100 il presidente dell’Inps era già intervenuto alla fine di dicembre, proponendo vie di uscita flessibili, anziché un’età unica, e tali da tener conto anche della gravosità dei lavori svolti. Ora Tridico specifica ulteriormente la sua linea contro le soluzioni che vanno verso Quota 102 o simili, rappresentando che ”Quota 100 rappresenta una forma di flessibilità sperimentale rispetto alla riforma del 2011, utilizzata sin qui da 150mila pensionati su 229mila domande. Anche per questo non sono d’accordo con chi parla di uno ‘scalone’ che si aprirebbe alla sua scadenza, il 31 dicembre 2021. Quota 100 nasce già per risolvere lo scalone creato dalla riforma del 2011, la soglia dei 67 anni. Nel 2022 ci sarà meno esigenza di oggi ad uscire a 62 anni con 38 di contributi”.

Così Tridico vorrebbe irrobustire proprio l’attuale Quota 100, allungandone la scadenza rispetto a quella ora prevista al 31 dicembre 2021: “Paradossalmente si potrebbe anche prolungare Quota 100 per due anni, perché il numero di chi ha quel tipo di requisiti si sta asciugando. Lo dicono i numeri. Se non tutti gli aventi diritto ne hanno usufruito è perché, oltre alle motivazioni personali, andare in pensione dopo aumenta il montante contributivo e quindi la pensione”.

Intanto, anche i sindacati reagiscono alle proposte di riforma avanzate dal Governo: oggi interviene il leader della Cgil, Maurizio Landini,che in un’intervista a La Stampa chiede “Una vera riforma delle pensioni, perché è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi. Bisogna ricostruire un sistema pensionistico pubblico degno di questo nome”.

La strada da seguire, secondo il sindacalista, è questa: “Primo, acceleriamo la commissione sulla separazione tra spesa previdenziale e assistenziale e quella sui lavori gravosi. Secondo, serve una pensione di garanzia per i giovani e per chi ha avuto lavori discontinui e precari. Terzo, bisogna riconoscere il lavoro di cura delle donne, che non si può trasformare in una tassa. Quarto, serve un meccanismo di uscita flessibile. Quinto, rivalutazione delle pensioni e legge sulla non autosufficienza. Proposte praticabili, e le risorse si possono trovare”.

I sindacati si oppongono, in particolare, all’applicazione integrale del sistema contributivo: anticipare il pensionamento con il ”tutto contributivo”, secondo Landini, “non funziona. Sarebbe un sistema molto penalizzante e un sistema pubblico deve contenere elementi solidali, come fa la piattaforma di Cgil-Cisl-Uil, che rivendica un’uscita flessibile a partire da 62 anni”.

Anche la Cisl attacca duramente l’ipotesi. “Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di scambio tra flessibilità in uscita e calcolo integralmente contributivo della pensione perché sarebbe penalizzante. Significherebbe ancora una volta individuare come bersaglio di una operazione di cassa una platea già pesantemente colpita dalle riforme precedenti”; si tratterebbe – aggiunge la Uil – di fare “Un ricalcolo contributivo che non va bene; porterebbe solo ad un taglio delle pensioni indebolendo in maniera inaccettabile l’assegno pensionistico”.

Il prossimo 27 gennaio si avvierà il tavolo di confronto tra Governo e parti sociali e così inizierà la trattativa per concordare la riforma complessiva del sistema pensionistico. Per Landini “ci sono tutte le condizioni per fare un buon lavoro”.

Ma dal Governo al momento tutto tace in vista dell’impegno che partirà a fine mese. “Se non si fanno prima delle valutazioni sull’impatto a livelli di platea e degli effetti economici è inutile dire prima quale forma di flessibilità in uscita prendere”, spiega il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, rinviando non solo al confronto con i sindacati ma anche e soprattutto a quelle Commissioni tecniche che arriveranno a breve: da quella sui lavori gravosi a quella sulla separazione della previdenza dall’assistenza nonché al pool di esperti che sarà chiamato a comparare le proposte sul tavolo. Di certo al momento c’è comunque l’obiettivo: “un percorso per pensare a una riforma della flessibilità in uscita più stabile e duratura”, conclude Catalfo.


4 Commenti

  1. CI SARA’ UNA POSSIBILITA’ DI POTER ANDARE IN PENSIONE ALMENO A 62 ANNI AVENDO ALMENO 25/30 ANNI DI CONTRIBUTI,
    PENSO ANCHE SE’ ANDANDOCI PRECISAMENTE L’ANNO GIUSTO CHE CI SI DEVE ANDARE,E PRENDENDO CIRCA 1200/1300€ AL MESE,SE ANDANDOCI PRIMA,QUINDI A 62 ANNI E ALMENO 25/30ANNI DI CONTRIBUTI,MI TOLGONO QUALCOSA,INVECE DI 1200/1300€ AL MESE MI DIANO ANCHE 900€AL MESE IO ACCETTEREI,TANTO GIA’ STIAMO FACENDO SACRIFICI ORA,FARLI DOPO,MA’ STANDOCENE A CASA RIPOSATI E RIGUARDARSI ANCHE LA PROPRIA SALUTE.
    CHI POTREBBE RISPONDERE E DIRE LA PROPRIA,SE’ LA PENSA COME ME.

    1. Rodolfo, la tua osservazione, a mio parere, è fattibile e condivisa da migliaia di anziani il cui satus pensionistico attualmente è in una situazione di limbo.Mi auguro che la riforma vada in questa direzione in cui la maggior parte sono le donne che hanno dovuto interrompere il lavoro per accudire la famiglia.

      1. Infatti o donna o uomo
        come si dice a roma
        se la siamo presa li’,
        ahaha, credo pero’ un po’ meno le donne so’ che loro abbiano la possibilita di andarci a 57 anni.Sinceramente sbagliano anche in quel caso,perche’ una donna che anche se’ non ha mai lavorato,anche essendo casalinga il lavoro lo ha svolto lo stesso,ha badato alla casa,hai figli,al marito e piu’ delle volte tutti i servizi in uffici fare i pagamenti ecc…ecc… le ha svolte lei.
        E si ritrova che rimanendo vedova la pensione del marito le viene data solo la riversibilita’,quando per giusta causa dovrebbe usufruirne totalmente.

    2. SI ANCH’ IO LA PENSO COME LEI. SAREBBE VANTAGGIOSO ANCHE X CHI COME ME HA PERSO IL LAVORO DOPO 28 ANNI E POTER ANDARE A 62 ANNI CON QUELLI VERSATI.

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