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In arrivo i questionari del redditometro per gli studi di settore: come difendersi

6 settembre 2013


In arrivo i questionari del redditometro per gli studi di settore: come difendersi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2013



I contribuenti stanno per ricevere i questionari con le richieste di chiarimenti: sotto esame le spese certe, per beni nella disponibilità del soggetto selezionato, i risparmi realizzati e gli investimenti. I consigli su come comportarsi.

Per migliaia di italiani il rientro dalle ferie si annuncia particolarmente amaro. Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate hanno ormai completato le “liste selettive” dei contribuenti a maggior rischio evasione e per questi stanno per essere recapitati i questionari per i controlli fiscali.

Nelle promesse del Fisco c’è di operare gli accertamenti solo sui contribuenti per i quali le spese sostenute nell’anno d’imposta 2009 risultino superiori al 20% (che rappresenta la soglia di tolleranza) rispetto al reddito dichiarato.

Le Entrate prevedono di portare a termine, entro la fine dell’anno, circa 35mila accertamenti. Questo potrebbe voler dire che, dalla prossima settimana, dovrebbero essere spediti almeno 40mila questionari.

Le fasi del nuovo controllo

I controlli si baseranno su due fasi.

1 – La prima prevede, appunto, l’invio di un questionario con l’invito a fornire giustificazioni sulle incongruenze riscontrate dagli uffici. Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha assicurato che ci sarà massima disponibilità da  parte dei funzionari nei confronti dei contribuenti indagati.

2 – Se le spiegazioni fornite dai contribuenti non saranno ritenute soddisfacenti, scatterà il temuto accertamento con adesione oltre ad una nuova convocazione. In tale convocazione si formerà un formale contraddittorio tra fisco e contribuente.

Il principio del redditometro

Il nuovo redditometro si basa su un principio molto semplice: si presume che tutto quanto è stato speso nel periodo d’imposta sia stato finanziato con redditi del periodo medesimo, salvo che il contribuente dimostri che le spese sono state finanziate con altri mezzi.

Dunque, per selezionare i contribuenti a maggior rischio verranno messe a confronto spese con redditi incassati nel medesimo periodo di imposta, per vedere se c’è corrispondenza.

Il questionario

Il questionario che sarà spedito nei prossimi giorni conterrà dunque precisi riferimenti a diverse tipologie di spese e richiederà chiarimenti sui redditi del contribuente.

L’Agenzia ricostruirà le “spese certe” attribuite al contribuente grazie all’incrocio della mole di dati contenuti nell’anagrafe tributaria.

Come comportarsi se si è oggetto del controllo

In teoria il contribuente ha 15 giorni dalla data in cui il questionario è stato notificato per rispondere all’Agenzia.

Se il destinatario non è in grado di provvedere entro il suddetto termine per vicissitudini personali o perché le richieste comportano ricerche laboriose (visto che si tratta del periodo d’imposta 2009, anno nel quale il contribuente non si sognava neanche, ad esempio, di tenere traccia dell’acquisto del divano o delle spese effettuate in contante anche di importo superiore alla fatidica soglia del 999,99 euro), potrà richiedere all’ufficio una proroga del termine per la consegna della documentazione e dei dati richiesti: meglio farlo con una motivata richiesta formale tramite posta elettronica al funzionario responsabile del procedimento, debitamente indicato nell’atto ricevuto dal contribuente, e attendere la relativa risposta.

Perché rispondere

La risposta al questionario è fondamentale per quattro fondamentali ragioni:

1) perché può anche portare all’archiviazione del procedimento nel caso in cui il contribuente fornisca documentazione e tesi idonee a convincere il fisco della bontà del proprio reddito, nonostante il suo “disallineamento” con le spese rilevate dall’anagrafe tributaria e dall’ufficio;

2) perché se il contribuente non collabora subisce una sanzione da 258 a 2.065 euro;

3) perché tutto ciò che non viene dedotto e documentato in questa fase davanti all’ufficio non può essere più utilizzata in un eventuale ricorso gerarchico o davanti al giudice. Si corre il rischio, insomma, di una pesante “castrazione” della difesa del contribuente;

4) perché l’eventuale mancata risposta al questionario potrebbe legittimare l’ufficio a procedere nei confronti del contribuente persona fisica con un “accertamento induttivo“, se titolare di reddito d’impresa o di lavoro autonomo: un accertamento, quindi, non più “sintetico”, ma specificamente rivolto alla tipologia di reddito conseguita, che potrebbe anche prescindere completamente dal contenuto delle scritture contabili.

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4 Commenti

  1. Come e’ possibile che i miei soldi , del mio sudore li debba sperperare quattro poltici di merda . Con la firma del presindente della repubblica , che adesso e’ diventata veramente la repubblica di pulcinella. Stiamo facendo ridere il mondo intero! E tutto sto ‘ popolino tace. Dovevo starmene all’ estero in olanda nel 1979 . Adesso ero un signore no in italia che ho lavorato 43 anni versato i contributi e prendo 850 € al mese proprio una miseria umiliante per un lavoratore maledetti porci!

  2. Non hanno ancora capito che le grandi evasioni fiscali non fanno riferimento a persone fisiche, ma a Onlus, Cooperative ecc ecc

  3. io devo spiegare allo stato come spendo i soldi che ha deciso di non rubarmi?! è lo stato che deve rendere conto a me di dove spende i nostri soldi!!

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