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È legale vendere un cane?

6 Febbraio 2020 | Autore:
È legale vendere un cane?

Quando e come è lecito cedere la proprietà di un animale di compagnia dietro un compenso? Si tratta di un bene di consumo? Il pedigree è obbligatorio?

Il tuo animale domestico ha avuto una cucciolata e non riesci a prenderti cura di tutti i cagnolini. Di sicuro non li abbandoni in giro, la tua coscienza non te lo consentirebbe. O li regali a qualche amico o li vendi a chi sta cercando un animale di compagnia da custodire con enorme affetto. Ma è legale vendere un cane?

In teoria, nessuno ti vieta di farlo. Purché, però, tu rispetti certe regole. Perché c’è una normativa in materia che mette dei paletti, per evitare che attorno agli animali domestici si costruisca uno squallido mercato a scopo di lucro e a discapito degli animali stessi.

I vincoli riguardano, soprattutto, i cani di razza: o hanno il pedigree o non è possibile metterli in vendita. Quindi, chi si chiede se è legale vendere un cane deve, per prima cosa, accertarsi che abbia il pedigree e certificarlo al momento della vendita. Come si fa, lo vedremo tra poco. È importante che tu lo sappia, perché se per tua disgrazia ti trovano a vendere un cane di razza senza pedigree rischi la reclusione e una multa fino a 60mila euro.

Vediamo quando è legale vendere un cane e la procedura da seguire per non incorrere in sanzioni e, non ultimo, per tutelare l’animale.

Vendere un cane: che cos’è il pedigree?

Molti proprietari di animali domestici non esitano a mettere un annuncio sui siti Internet specializzati o sui social network, se non addirittura su un volantino appeso da qualche parte per vendere un cane. Questo è legale, purché:

  • l’animale sia provvisto di identificazione individuale (microchip) e certificazioni sanitarie in regola;
  • si rispetti la regola del pedigree nel caso l’animale sia di razza.

Il pedigree altro non è che il certificato di iscrizione del cane ai libri genealogici. In sostanza, si tratta di un documento che attesta l’appartenenza di un cane ad una certa razza emesso dall’Ente nazionale della cinofilia italiana (l’Enci).

Il pedigree, cioè il certificato, contiene anche i dati anagrafici del proprietario e dell’allevatore, oltre a quelli genealogici dell’animale. In mancanza del certificato, non è legale vendere un cane come animale di razza [1].

Il documento viene rilasciato dopo che l’allevatore ha iscritto il cane al Registro origine italiano (Roi).

Vendere un cane: cosa si rischia senza pedigree?

Chi si azzarda a vendere un cane senza rispettare la normativa sulle «condizioni zootecniche e genealogiche che disciplinano la commercializzazione degli animali di razza», cioè chi vende un cane senza pedigree pur affermando che si tratta di un cucciolo di razza, rischia una sanzione da 10mila a 60mila euro.

Inoltre, chi non ha dotato l’animale del sistema obbligatorio di identificazione individuale e delle certificazioni sanitarie rischia la reclusione da tre mesi a un anno e la multa da 3mila a 15mila euro.

Guai anche per chi lo compra pensando di risparmiare. Secondo il Codice penale [2], si rischia il reato di «acquisto di cose di sospetta provenienza». In pratica – recita il Codice – chi acquista o riceve a qualsiasi titolo, senza aver accertato la legittima provenienza, cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, si può pensare che provengano da reato (siano state rubate, ad esempio), è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda non inferiore a 10 euro. Attenzione, dunque, agli sconti: fare i saldi sui cani è una cosa piuttosto sospetta.

Vendere un cane: è bene di consumo?

Può suonare strano, ma vendere un cane equivale esattamente a vendere un tavolo, un frigorifero o un’automobile. L’animale di compagnia, a questi effetti, viene considerato un bene di consumo e, quindi, come tale, è soggetto a garanzia e alle altre regole del mercato. Così ha stabilito la Cassazione.

Giuridicamente, un cane è classificato come un bene mobile e, pertanto, è possibile acquistare la sua proprietà mediante compravendita. Ciò significa che se l’animale presenta dei difetti (ora vedremo che cosa si intende per «difetti»), l’acquirente può far valere il diritto di garanzia e restituirlo al mittente pretendendo indietro i soldi.

Quelli che abbiamo citato come «difetti» si chiamano in questo caso «vizi a carico». Nel caso di un cane, possono essere delle malattie congenite non ancora manifestate oppure delle patologie infettive non riscontrate.

In casi come questi, entra in scena il Codice del Consumo, secondo il quale l’acquirente può chiedere di far curare l’animale o addirittura di sostituirlo e di ottenere il rimborso di quando pagato.

Attenzione, però, ai tempi per far valere la garanzia. La normativa stabilisce che la denuncia dei vizi debba essere fatta al venditore entro due mesi dalla scoperta del vizio o due anni dalla data di acquisto. E qui può sorgere qualche problema.

Immagina che al momento di acquistare un cane non si riscontri alcuna malattia nell’animale. Qualche giorno dopo, però, saltano fuori i sintomi della gastroenterite o di qualche altra patologia letale che hanno come periodo di incubazione dal 10 ai 15 giorni. Se i sintomi si presentano prima, significa che ti è stato venduto già malato. Per questo, non devi mai accettare delle garanzie di uno o due giorni, ma di far rispettare il Codice del Consumo, con i tempi che abbiamo indicato prima.

È importante segnalare che si può vendere un cane in quattro modi:

  • la vendita reale: il cane viene immediatamente consegnato all’acquirente;
  • la vendita obbligatoria: venditore ed acquirente firmano il consenso all’acquisto ed il cane viene consegnato in un secondo momento;
  • la vendita di cosa futura: è il caso di chi acquista un cucciolo che deve ancora nascere;
  • la vendita con riserva di gradimento: l’acquirente perfezione l’acquisto nel momento in cui riceve ed esamina l’animale.

note

[1] Dlgs. n. 529/1992.

[2] Art. 712 cod. pen.


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