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Busta paga aspettativa non retribuita

5 Febbraio 2020
Busta paga aspettativa non retribuita

In alcune circostanze la legge o i contratti collettivi possono attribuire al lavoratore il diritto di restare a casa senza lavorare mantenendo comunque il posto di lavoro.

Nel corso della vita lavorativa, un lavoratore dipendente attraversa varie fasi e alcune vicende della vita personale e familiare possono porsi in contrasto con gli obblighi e gli impegni che derivano da un rapporto di lavoro.

Si pensi ad un lavoratore che deve assistere con continuità un genitore o un figlio gravemente malati oppure un dipendente che si ammala gravemente e non riesce a rientrare al lavoro terminato il periodo di conservazione del posto.

In questi casi, la legge o i contratti collettivi possono prevedere il diritto all’aspettativa non retribuita. Durante questi periodi la busta paga è a zero ma, in ogni caso, il lavoratore mantiene il diritto al posto di lavoro di modo che, cessato l’impedimento che non gli consente di recarsi regolarmente al lavoro, egli può rientrare e ritrovare il posto di lavoro che aveva temporaneamente lasciato.

Busta paga: che cos’è?

Il principale obbligo del datore di lavoro, in un rapporto di lavoro subordinato, è il pagamento mensile dello stipendio al dipendente.

Lo stipendio mensile erogato al dipendente deriva dagli accordi presi dalle parti nel contratto individuale di lavoro oppure, se le parti si sono limitate a richiamare il trattamento economico previsto dal contratto collettivo di settore, deve essere individuato consultando i minimi salariali previsti dal Ccnl di riferimento.

Le somme, sia nel contratto individuale che nel Ccnl, sono espresse al lordo e, dunque, su questo importo, il lavoratore deve pagare le tasse allo Stato (in particolare l’Irpef e le relative addizionali comunale e regionale) ed i contributi previdenziali all’ente previdenziale cui il lavoratore è iscritto (di solito l’Inps).

Il pagamento di questi oneri, tuttavia, non viene fatto direttamente dal dipendente ma dal datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta. Ciò significa che il datore di lavoro calcola le tasse ed i contributi previdenziali che il lavoratore deve pagare, sulla base del suo reddito, trattiene le relative somme dallo stipendio lordo e provvede a girare tali importi agli enti di competenza.

Allo stesso modo, quando l’Inps o un altro ente pubblico devono erogare delle somme al lavoratore subordinato, ad esempio a titolo di malattia, maternità, infortunio, permessi 104 per assistenza disabili, assegni familiari, etc, non pagano direttamente i relativi importi al lavoratore ma erogano tali prestazioni per il tramite del datore di lavoro.

In questo caso, il datore di lavoro anticipa al lavoratore l’importo della prestazione dovuta e poi provvede a recuperare questi importi dall’Inps e/o Inail e/o altro ente portando a conguaglio le somme anticipate con i contributi dovuti all’ente.

Da tutto ciò emerge con evidenza che il datore di lavoro pone in essere tutta una serie di operazioni sullo stipendio lordo del lavoratore: trattiene delle somme, ne anticipa delle altre, calcola le tasse ed i contributi previdenziali dovuti, etc.

Il lavoratore ha, ovviamente, diritto ed interesse a sapere quali operazioni sono state effettuate sul suo stipendio lordo in quanto il suo stipendio netto, che entra effettivamente nelle sue tasche, dipende proprio da tutte queste operazioni.

Per questo motivo, nasce l’obbligo di legge [1] di consegnare al dipendente, all’atto della corresponsione dello stipendio mensile, un prospetto paga, detto anche cedolino o busta paga, che riepiloghi le operazioni effettuate sullo stipendio lordo mensile che hanno determinato lo stipendio netto effettivamente accreditato.

Busta paga: cosa contiene?

La busta paga è, dunque, un documento di fondamentale importanza nell’ambito del rapporto di lavoro e, oltre a illustrare i movimenti e le operazioni effettuate sullo stipendio lordo, assolve anche ad una più generale funzione informativa sulle condizioni di impiego in quanto, al suo interno, troviamo le principali informazioni sul contratto di lavoro.

In particolare, nella busta paga troviamo le seguenti informazioni:

  • nome, cognome, indirizzo di residenza e codice fiscale del lavoratore;
  • ragione sociale e/o denominazione e partita iva del datore di lavoro;
  • matricola Inps ed Inail del datore di lavoro;
  • data di assunzione del dipendente;
  • (eventuale) data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • categoria legale e livello di inquadramento del dipendente;
  • mansioni del dipendente;
  • retribuzione mensile lorda e relative voci che compongono lo stipendio (minimo salariale, superminimo individuale, scatti di anzianità, indennità varie, etc.);
  • trattenute operate sulla retribuzione per Irpef;
  • trattenute operate sulla retribuzione per la quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore;
  • trattenute operate sulla retribuzione lorda per quote a carico del lavoratore di fondi di previdenza complementare o assistenza sanitaria previsti dal Ccnl di riferimento;
  • ferie fruite e residue;
  • permessi retribuiti fruiti e residui;
  • tfr accantonato e residuo;
  • stipendio netto del mese.

Leggendo la busta paga, dunque, si può capire come ha fatto il datore di lavoro a passare da un certo sipendio lordo a un certo stipendio netto, ripercorrendo tutte le operazioni effettuate e individuare eventuali errori del datore di lavoro che possono dare diritto a pretese del lavoratore verso la società.

Aspettativa non retribuita: cos’è?

Se è vero che il principale obbligo del datore di lavoro è pagare regolarmente lo stipendio mensile, è anche vero che il principale obbligo del dipendente è svolgere con diligenza la prestazione di lavoro oggetto del contratto di lavoro. Ciò significa che, salve le ipotesi in cui il dipendente ha diritto ad essere assente, il lavoratore deve recarsi regolarmente a lavorare per il numero di ore scritto nel contratto di lavoro.

Le ipotesi di assenza giustificata sono tassativamente indicate dalla legge o dal Ccnl di riferimento. Si pensi, ad esempio, all’assenza per malattia, per maternità, ai permessi per assistere i disabili, etc.

In alcuni casi, la legge o il Ccnl prevedono il diritto del dipendente di assentarsi dal lavoro mantenendo comunque il diritto a mantenere il posto di lavoro, ma senza il pagamento della retribuzione. In questi casi, si parla di congedo non retribuito o aspettiva non retribuita.

I principali casi di aspettativa non retribuita sono:

  • il congedo per gravi motivi personali o familiari: la legge [2] prevede che il dipendente può chiedere un periodo di astensione dal lavoro per gravi motivi legati alla situazione propria o di alcuni parenti, secondo un grado di parentela indicato dalla legge, per un periodo continuativo o anche frazionato non superiore a 2 anni nell’arco dell’intera vita lavorativa del richiedente;
  • le forme di aspettativa non retribuita previste dai Ccnl per il lavoratore in malattia dopo la fine del periodo di comporto: può accadere che alla fine del periodo di comporto, ossia del periodo nel quale il lavoratore in malattia conserva il diritto al posto di lavoro, il lavoratore non sia ancora guarito. Molti Ccnl prevedono che, in questo caso, al periodo di malattia possa seguire un periodo di aspettativa non retribuita per malattia, per una durata massima prevista dal Ccnl stesso, nel quale il lavoratore, previa presentazione di idonea certificazione medica, può continuare ad assentarsi, senza retribuzione, mantenendo comunque il posto di lavoro.

In tutti i casi di aspettativa non retribuita, il rapporto di lavoro resta come congelato: il lavoratore mantiene il posto ma durante il periodo di aspettativa non retribuita non matura alcun diritto e, in particolare, non matura il diritto a:

  • retribuzione;
  • mensilità aggiuntive (tredicesima e/o quattordicesima);
  • ferie;
  • permessi retribuiti;
  • contributi previdenziali ed assistenziali;
  • contributi a fondi di previdenza complementare o assistenza sanitaria previsti dal Ccnl di riferimento;
  • Tfr;
  • anzianità di servizio;
  • scatti di anzianità.

In sostanza, il periodo di congedo non pagato è un periodo “perso” dal punto di vista retributivo e di carriera ma il lavoratore ha il grande vantaggio di poter affrontare un evento della vita che non gli consente di lavorare senza perdere definitivamente il posto di lavoro.

Quando il fattore che impedisce al dipendente di lavorare sarà superato e verrà meno l’aspettativa non retribuita, il lavoratore tornerà regolarmente al lavoro, rivestendo lo stesso ruolo professionale che rivestiva prima di prendere l’aspettativa non retribuita.

Busta paga aspettativa non retribuita

Durante i periodi di aspettativa non retribuita il datore di lavoro continua a consegnare mensilmente la busta paga al dipendente.

Nella busta paga, ovviamente, lo stipendio mensile netto sarà pari a zero in quanto la fruizione dell’aspettativa non retribuita, come abbiamo detto, non da diritto al pagamento della retribuzione.

Nel cedolino troveremo, dunque, tra le competenze lo stipendio mensile e, subito sotto, tra le trattenute lo stesso importo dello stipendio mensile a titolo di aspettativa non retribuita. Non vi saranno tasse e contributi previdenziali da pagare visto che non esiste una retribuzione imponibile sulla quale calcolare questi oneri.

Potrebbero, comunque, esserci dei movimenti di denaro in entrata o in uscita che derivano dal fatto che, come abbiamo detto, il datore di lavoro è sostituto di imposta.

Se, ad esempio, il lavoratore ha diritto ad un rimborso Irpef che deriva dalla dichiarazione dei redditi, la busta paga potrebbe prevedere un importo netto positivo a favore del lavoratore pari, appunto, al rimborso derivante dal 730.

Lo stesso può accadere se, anche durante la fruzione dell’aspettativa non retribuita, il lavoratore mantiene il diritto a ricevere determinate prestazioni economiche da parte dell’Inps o di altri enti. Come abbiamo detto, infatti, queste prestazioni non vengono pagate direttamente dall’ente al lavoratore ma “passano” per la busta paga che, quindi, nonostante l’assenza della retribuzione, potrebbe prevedere un importo netto positivo a favore del lavoratore.


note

[1] Legge n. 4/1953.

[2] Decreto Ministeriale n. 278 del 21 luglio 2000.


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2 Commenti

  1. Il contratto di lavoro a tempo determinato del lavoratore assunto in sostituzione di altro lavoratore (nel caso di specie: lavoratrice in aspettativa non retribuita) contrattualmente collegato al solo termine mobile per relationem del rientro della risorsa sostituita dall’aspettativa, si trasforma in un contratto a tempo indeterminato qualora il rapporto di lavoro prosegua anche dopo le dimissioni del lavoratore sostituito.Il nuovo rapporto si instaura ex novo per “fatto concludente”, infatti, è considerato equipollente al rientro del lavoratore sostituito la circostanza che ne rende definitivamente impossibile il rientro. Nel pubblico impiego tuttavia tale circostanza da luogo al solo risarcimento del danno.

  2. Il lavoratore dipendente che sia stato eletto ad una carica elettiva ha diritto ad ottenere un’aspettativa non retribuita, alla sola condizione che ne faccia domanda, sicché non rientra nella discrezionalità del datore di lavoro stabilire se il lavoratore possa o meno continuare a rendere la prestazione durante l’adempimento dell’incarico elettivo.
    Ne consegue che il lavoratore assunto con contratto di formazione e lavoro, se chiamato a ricoprire una carica elettiva (nella specie, di sindaco di un Comune), ha diritto alla sospensione e al differimento del termine massimo di durata del contratto, venendo in rilievo un fatto che impedisce, oggettivamente, il completamento della formazione professionale nel termine previsto e determina la necessità di una proroga per un periodo pari a quello di sospensione.

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