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Messa alla prova: quando e come richiederla

5 Febbraio 2020 | Autore: Marina Moretti
Messa alla prova: quando e come richiederla

Sospensione del processo penale: come funziona e quali effetti produce.

Sei stato sorpreso alla guida del tuo veicolo in stato di ebrezza. Le prove sono tutte contro di te. Il tuo avvocato di fiducia, però, ti comunica che nel tuo caso c’è la possibilità di evitare una condanna penale chiedendo la messa alla prova. In buona sostanza, si tratta di un istituto che consente all’imputato di chiedere al giudice la sospensione del processo penale per seguire una sorta di programma riabilitativo che, in caso di esito positivo, porterà ad una pronuncia di proscioglimento e all’estinzione del reato.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto della situazione sulla messa alla prova: quando e come richiederla.

Cos’è la messa alla prova?

La messa alla prova [1] è una modalità alternativa di definizione del processo penale attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari. In pratica, l’imputato (o l’indagato) chiede al giudice la sospensione del processo penale per svolgere lavori di pubblica utilità non retribuiti, onde consentire la riparazione o il risarcimento del danno cagionato alla vittima.

Facciamo un esempio che ti aiuti a capire: Tizio è stato citato a giudizio per aver commesso un reato. Per evitare di subire un lungo processo, decide di sottoporsi ad un programma che prevede lo svolgimento di determinate attività a favore della collettività. Una volta terminato il programma, il giudice dovrà poi decidere se dichiarare l’estinzione del reato commesso (vale a dire la cancellazione) oppure andare avanti e proseguire con il processo.

Il procedimento della messa alla prova si snoda, quindi, in tre fasi:

  • presentazione della richiesta da parte dell’interessato. In caso di accoglimento, il giudice sospende il processo;
  • esecuzione del programma di messa alla prova, durante il quale l’interessato dovrà svolgere le attività previste presso una struttura;
  • verifica dell’esito del programma: in caso positivo il processo si chiude con la dichiarazione di estinzione del reato, altrimenti il processo andrà avanti e seguirà il suo corso.

Messa alla prova: quando e come richiederla

La legge prevede che possa richiedere la sospensione del processo penale con messa alla prova, l’imputato che ha commesso i seguenti reati:

  • puniti con la sola pena pecuniaria (ossia con una sanzione penale che consiste nel pagamento di una somma di denaro);
  • puniti con la reclusione non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria;
  • per i quali si procede nelle forme della citazione diretta a giudizio (ad esempio, rissa; furto aggravato oppure violenza, minaccia o resistenza al pubblico ufficiale ecc.).

Per accedere all’istituto della messa alla prova occorre, però, che l’imputato presenti una richiesta, personalmente o tramite un procuratore speciale.

La richiesta può essere presentata:

  • nel corso delle indagini preliminari: in tal caso, dovrà essere depositata nella cancelleria del gip (giudice per le indagini preliminari) ed è necessario il consenso motivato del pubblico ministero. In caso di dissenso di quest’ultimo, la richiesta di messa alla prova andrà rigettata;
  • nell’udienza preliminare fino alla formulazione delle conclusioni delle parti (avvocato e pubblico ministero);
  • nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio fino alla dichiarazione di apertura;
  • in caso di decreto penale di condanna, con l’opposizione;
  • in caso di giudizio immediato, entro quindici giorni dalla notifica del decreto che dispone il giudizio.

Alla richiesta di messa alla prova è indispensabile allegare il programma di trattamento, elaborato d’intesa con l’UEPE (Uffici di Esecuzione Penale Esterna).  Può capitare, tuttavia, che l’UEPE non sia in grado di predisporre il programma in tempi brevi. In questo caso, è prassi che l’ufficio rilasci un’attestazione, da presentare al giudice.

Nella richiesta di messa alla prova occorre indicare:

  • il capo di imputazione, il numero del procedimento e il tribunale competente;
    la disponibilità del soggetto (imputato o indagato) a svolgere lavori di pubblica utilità presso un ente determinato;
  • le modalità di coinvolgimento dell’imputato, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita nel processo di reinserimento sociale;
  • il comportamento e gli impegni dell’imputato verso la persona offesa e verso la collettività;
  • la mediazione con la persona offesa, ove possibile;
  • l’eventuale attività lavorativa svolta dall’imputato;
  • l’indicazione della struttura presso la quale svolgere il lavoro di pubblica utilità.

Messa alla prova: la decisione del giudice

Sulla richiesta di messa alla prova decide il giudice, dopo aver:

  • sentito le parti e la persona offesa;
  • verificato che l’imputato non abbia già beneficato della messa alla prova;
  • valutato che non sussistano le condizioni di proscioglimento dell’imputato (ad esempio, perché il reato è già prescritto);
  • la gravità del reato;
  • la capacità a delinquere dell’imputato.

Il giudice accoglierà la richiesta di messa alla prova con ordinanza se ritiene:

  • idoneo il programma di trattamento allegato alla richiesta;
  • che l’imputato si asterrà dal commettere altri reati.

Messa alla prova: la sospensione del processo

L’ordinanza di accoglimento della messa alla prova sospende il processo penale per un periodo di tempo limitato di:

  • un anno, quando si procede per reati puniti con la sola pena pecuniaria;
  • due anni, quando si procede per reati puniti con la reclusione, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria.

Sono sospesi, altresì, i termini di prescrizione del reato. Questo vuol dire che il reato non potrà prescriversi nel corso dello svolgimento del programma di messa alla prova. Contro l’ordinanza che decide sull’istanza di messa alla prova è ammesso il ricorso per Cassazione da parte dell’imputato e del pubblico ministero.

La sospensione del processo verrà revocata quando l’imputato:

  • non si attiene scrupolosamente al programma di trattamento oppure rifiuta di prestare lavoro di pubblica utilità;
  • commetta, durante il periodo di messa alla prova, un nuovo delitto non colposo oppure un reato della stessa indole di quello per cui si procede.

Sulla revoca decide il giudice con ordinanza in un’udienza camerale sentite le parti coinvolte. Contro l’ordinanza di revoca è ammesso il ricorso per Cassazione per violazione di legge. Dopo la revoca, il processo riprende il suo normale iter dal punto in cui era stato sospeso.

Esecuzione della messa alla prova

Una volta accolta l’ordinanza di sospensione del processo, segue la messa alla prova vera e propria. In buona sostanza, l’imputato svolgerà lavori di pubblica utilità (non retribuiti) presso una determinata struttura, secondo le modalità e gli orari previsti nell’ordinanza del giudice.

Il programma può prevedere, inoltre:

  • l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora o al divieto di frequentare determinati luoghi;
  • gli obblighi da osservare nei rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche.

Durante la fase di esecuzione della messa alla prova, un assistente sociale avrà il compito di effettuare dei controlli e, ogni tre mesi, riferire al giudice:

  •  l’andamento del programma;
  • il comportamento tenuto dall’imputato (ad esempio riferire su eventuali trasgressioni);
  • proposte di modifica del programma.

Alla fine del programma verrà redatta una relazione finale in cui sarà illustrato lo svolgimento della messa alla prova.

L’esito della messa alla prova

Una volta decorso il periodo di sospensione del processo con messa alla prova, il giudice ha due possibilità:

  • dichiarare l’estinzione del reato laddove l’esito della messa alla prova abbia avuto stato positivo;
  • disporre con ordinanza la prosecuzione del processo in caso di esito negativo.

Messa alla prova: quando non viene concessa?

La messa alla prova non viene concessa quando l’imputato:

  • ha già beneficiato dell’istituto;
  • è considerato un delinquente abituale (cioè colui che commette reati ripetutamente nel tempo).

Messa alla prova: può essere richiesta per i minorenni?

I minorenni commettono reati e, per questo, devono essere processati. Il Codice penale, però, stabilisce che è imputabile (cioè penalmente perseguibile) solo il minore che abbia già compiuto, al momento del fatto, i quattordici anni. Al di sotto di questo limite di età, infatti, la legge considera i minori non imputabili perché privi della capacità di intendere e di volere necessaria per comprendere la condotta posta in essere.

Il procedimento penale a carico di un minorenne si svolge dinanzi al tribunale per i minorenni e prevede la possibilità di richiedere – sia in udienza preliminare che in dibattimento – l’istituto della messa alla prova.

Nel processo penale minorile, la messa alla prova può essere richiesta indipendentemente:

  • dagli eventuali precedenti penali del minore;
  • dalla tipologia di reato: in buona sostanza il minore può chiedere la messa alla prova per qualsiasi reato senza limiti di pena.

Il giudice decide sulla richiesta di messa alla prova con ordinanza dopo aver sentito le parti (cioè pubblico ministero e avvocati). L’accoglimento della richiesta si baserà sulla valutazione degli elementi raccolti attraverso l’indagine sulla personalità del ragazzo al fine di ritenere possibile un suo recupero. Sulla base di questi elementi poi i servizi sociali elaborano il programma di messa alla prova, che deve necessariamente essere accettato e condiviso da ragazzo.

Con l’accoglimento della richiesta, il processo viene sospeso per periodo di tempo massimo di

  • tre anni per i reati più gravi (puniti con la reclusione nel massimo non inferiore ai 12 anni);
  • di un anno in tutti gli altri casi.

Durante la sospensione del processo, il minore verrà affidato ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia (in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali) per lo svolgimento delle attività previste nel programma.

Ovviamente, il giudice provvederà a revocare la sospensione qualora il minore commetta gravi e ripetute trasgressioni alle prescrizioni imposte.

Nel caso in cui la messa alla prova abbia dato esito positivo, il giudice emetterà una sentenza con cui dichiarare estinto il reato. In caso contrario, il processo proseguirà normalmente.



Di Marina Moretti

note

[1] L. n. 67/2014


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