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Tossicodipendenza: ultime sentenze

21 Aprile 2022
Tossicodipendenza: ultime sentenze

Affidamento in prova al servizio sociale richiesto per ragioni terapeutiche; incapacità di intendere e di volere del soggetto.

Traffico illecito di sostanze stupefacenti

È dichiarata inammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione, nelle parti indicate in epigrafe, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 10 gennaio 2022, pronunciata dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione. Nella sostanza il quesito referendario è inammissibile – secondo la costante giurisprudenza sull’articolo 75 della Costituzione – perché si pone in contrasto con le Convenzioni internazionali e la disciplina europea in materia, difetta di chiarezza e coerenza intrinseca ed è, infine, inidoneo allo scopo.

Nel caso specifico, Il Comitato promotore ha articolato il quesito referendario in tre parti, riguardanti la depenalizzazione della coltivazione della cannabis, l’eliminazione della sanzione della reclusione da due a sei anni per tutti i reati concernenti le droghe leggere e l’esclusione della sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida in caso di uso personale di stupefacenti, sia di tipo pesante sia di tipo leggero. La Corte ha rilevato, però, che l’eliminazione della parola «coltiva» dal primo comma dell’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti – oggetto della prima parte del quesito referendario – farebbe venir meno la rilevanza penale anche della coltivazione delle piante da cui si estraggono le droghe pesanti (papavero sonnifero e foglie di coca), e ciò sebbene la richiesta referendaria, secondo le intenzioni dei promotori dichiarate in giudizio, mirasse a depenalizzare le sole condotte di coltivazione “domestica” e “rudimentale” delle piante di cannabis.

Di conseguenza il quesito presenta un carattere eccessivamente manipolativo dell’intervento. Con la sentenza n. 51 del 2022 la Corte costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità della richiesta di referendum abrogativo parziale concernente tre disposizioni del Testo unico sugli stupefacenti, ed esattamente il comma 1 e il comma 4 dell’articolo 73 – dai quali si chiedeva di sottrarre alcune parole – e il comma 1 dell’articolo 75, dal quale si chiedeva di espungere la lettera a).

Corte Costituzionale, 02/03/2022, n.51

Detenzione sostanze stupefacenti

In tema di stupefacenti la destinazione delle sostanze ad uso non esclusivamente personale può essere desunta univocamente dalle circostanze fattuali accertate in sede di arresto quali: il quantitativo della sostanza ed il principio attivo della stessa incompatibile con l’uso personal, soprattutto in assenza di documentazione medica attestante lo stato di tossicodipendenza conclamata del prevenuto, la sproporzione tra le condizioni economiche dello stesso e il quantitativo di sostanza, la suddivisione in dosi e la disponibilità di una somma ingente di banconote (quest’ultimo elemento evidenzia, verosimilmente il provento di cessioni effettuate).

Tribunale Bari sez. II, 03/02/2022, n.183

Detenzione ai fini di spaccio: elementi indizianti

In tema di detenzione ai fini di spaccio, la finalità della detenzione può essere desunta da una pluralità di elementi quali: il quantitativo di sostanza rinvenuta, le somme di denaro rinvenute nella disponibilità del prevenuto, l’assenza di una condizione di conclamata tossicodipendenza. A nulla rilevando, invece, che il soggetto, all’atto della perquisizione fatta fuori dalla sua abitazione, non sia stato rinvenuto nella disponibilità di strumenti da taglio e pesatura.

Corte appello Taranto, 13/01/2022, n.1076

Stato di tossicodipendenza: irrilevanza sull’imputabilità

Lo stato di tossicodipendenza dell’imputato non incide sulla capacità d’intendere e volere ai fini dell’imputabilità dello stesso, dal momento che l’alterazione determinata da sostanze stupefacenti ha di per sé carattere transitorio, seppur grave, lasciando al termine il soggetto in uno stato di normalità non potendo pertanto incidere sull’imputabilità.

Corte appello Taranto, 22/11/2021, n.756

Maltrattamenti in famiglia o minacce e tossicodipendenza

Un singolo episodio minaccioso, verbalmente e fisicamente, posto in essere dal prevenuto nei confronti del coniuge, seppur in un contesto di forte astio e tensione tra i coniugi costellato da numerosi litigi, determinato per lo più dallo stato di tossicodipendenza dell’ imputato, non è idoneo ad integre il reato di maltrattamenti in famiglia stante la totale assenza di una pluralità di condotte, all’ interno del medesimo disegno criminoso, finalizzate a sottomettere ed umiliare la vittima. Bensì , tale singolo episodio, deve essere qualificato come semplice minaccia.

Tribunale Lecce sez. II, 23/09/2021, n.2029

Reiterazione di comportamenti penalmente illeciti

La reiterazione di comportamenti penalmente illeciti che riveli un’attitudine soggettiva a violare la legge per fini del tutto diversi non risponde al paradigma della continuazione che invece fa riferimento all’anticipata e unitaria ideazione di più violazioni della legge penale. Al fine di indagare la psiche del reo, il giudice del merito dovrà basarsi su indici rilevatori e uno di questi, per espressa scelta normativa, è lo stato di tossicodipendenza.

Cassazione penale sez. I, 22/06/2021, n.44125

Sostituzione della misura custodiale con il programma di recupero

In tema di stupefacenti, ai fini della sostituzione della misura custodiale con il programma di recupero in ambito comunitario, non sussiste alcuna coincidenza tra l’uso abituale o continuativo di stupefacenti e lo stato di tossicodipendenza, trattandosi di categorie distinte, aventi autonomo riconoscimento normativo e, comunque, non omologabili, sicché l’accertamento dell’uso abituale costituisce condizione essenziale ma non sufficiente per la diagnosi della tossicodipendenza.

Cassazione penale sez. II, 22/04/2021, n.24119

Valutazione dello stato di tossicodipendenza

L’ordinanza di rigetto che ometta di considerare la prospettata condizione di tossicodipendenza risulta carente di motivazione rispetto ad un indice normativamente previsto dall’art. 671 c.p.p., comma 1, ultimo periodo. Invero, la disposizione normativa in rilievo (“Fra gli elementi che incidono sull’applicazione della disciplina del reato continuato vi è la consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza”) vincola il giudice a prendere in esame lo stato di tossicodipendenza all’epoca dei reati, che sia stato allegato dall’istante e risulti provato.

Cassazione penale sez. I, 26/03/2019, n.25205

Tossicodipendenza: può giustificare l’unicità del disegno criminoso?

In tema di reato continuato, a seguito della modifica dell’art. 671, comma 1, c.p.p. ad opera della l. 21 febbraio 2006, n. 49, lo stato di tossicodipendenza, pur non comportando automaticamente il riconoscimento dell’unicità del disegno criminoso, può giustificarlo con riguardo ai reati che siano collegati e dipendenti a tale stato, sempre che ricorrano anche le altre condizioni individuate dalla giurisprudenza per la sussistenza della continuazione.

Cassazione penale sez. II, 21/03/2019, n.22493

Militare: sanzione destitutoria per assunzione di stupefacenti

Non è né illogica né irragionevole la scelta dell’Amministrazione di infliggere la sanzione destitutoria al militare che risulti aver fatto uso di stupefacenti, trattandosi di condotta inammissibile ed incompatibile con lo status ricoperto; ed infatti la sola assunzione di stupefacenti da parte del militare pregiudica la relazione fiduciaria dell’Amministrazione di appartenenza con lui, costituisce grave violazione degli obblighi assunti con il giuramento prestato e rende del tutto irrilevante qualunque considerazione circa gli esiti negativi di altri accertamenti, sub specie di assenza di sintomi di tossicodipendenza e/o attestazioni di idoneità psico-fisica al servizio.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 23/09/2019, n.2228

Nesso di causalità tra condotte estorsive e suicidio della vittima

In tema di morte quale conseguenza di altro delitto, sussiste il nesso di causalità tra le condotte estorsive e il suicidio della vittima quando questo non sia espressione della libera scelta del soggetto, bensì venga ritenuto quale unica alternativa percorribile a fronte dell’impossibilità di sottrarsi alle condotte estorsive degli imputati.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente la prevedibilità in concreto del rischio dell’evento suicidiario, in ragione della fragilità psichica della giovane vittima degli estorsori, dello stato di tossicodipendenza e della profonda prostrazione determinata dalle gravi e reiterate minacce, nonché del fatto che il suicidio si era verificato a distanza di poche ore dall’ultima telefonata estorsiva).

Cassazione penale sez. VI, 04/04/2019, n.38060

Alterazione psicofisica dell’automobilista

La revisione della patente di guida può essere disposta in relazione a qualsiasi fatto che dia adito a dubbi sulla persistenza nei conducente dei requisiti necessari a condurre veicoli a motore e, pertanto, non presuppone necessariamente l’accertamento di una violazione delle norme sul traffico o di una disposizione penale o civile ma qualunque episodio che giustifichi un ragionevole dubbio sulla persistenza dell’idoneità psicofisica o tecnica del conducente, attesa la natura cautelare del provvedimento e della norma che lo sostiene.

(Nella specie, in assenza di una specifica violazione delle norme del codice della strada, la condizione di alterazione psicofisica del ricorrente, la sua reazione abnorme, la furia incontrollata e la conoscenza del soggetto e dei suoi precedenti di tossicodipendenza e di alcolismo erano tali da giustificare l’adozione del provvedimento).

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 11/03/2019, n.512

Revoca della patente: persona sottoposta alla misura di prevenzione

La domanda volta a denunciare l’illegittimità del provvedimento di revoca della patente di guida, reso dal Prefetto nei confronti di una persona sottoposta alla misura di prevenzione si ricollega ad un diritto soggettivo, e, pertanto, in difetto di deroghe ai comuni canoni sul riparto della giurisdizione, spetta alla cognizione del giudice ordinario. Né a differente conclusione può pervenirsi in ragione della pronuncia della Corte Costituzionale 9 febbraio 2018 n. 22, considerato che gli effetti della citata sentenza sono limitati soltanto al caso della revoca della patente disposta nei confronti del condannato per reati di cui agli artt. 73 e 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) e non possono, quindi, estendersi anche al diverso caso della revoca disposta nei confronti del sottoposto alla misura di prevenzione.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. I, 26/08/2019, n.2069

Droghe pesanti

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 27 Cost., l’art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui prevede la pena minima edittale della reclusione nella misura di otto anni anziché di sei anni. (La Corte ha invece ritenuto inammissibile la questione relativa alla medesima norma censurata con riferimento all’art. 25, comma 2, Cost.).

Corte Costituzionale, 08/03/2019, n.40

Tossicodipendenza: l’affidamento in prova ai servizi sociali

In tema di affidamento in prova al servizio sociale, richiesto per ragioni terapeutiche a norma dell’art. 94 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, il tribunale di sorveglianza, chiamato a verificare, per l’applicazione della misura, il presupposto soggettivo dello stato di tossicodipendenza o di alcool dipendenza certificato da struttura sanitaria pubblica, può motivatamente escluderne la sussistenza quando l’accertamento risulti effettuato a distanza di tempo dall’ingresso in carcere e sulla base delle sole dichiarazioni del detenuto, non risultando alcuna precedente conoscenza dello stesso da parte dei servizi di tossicodipendenza ed emergendo, inoltre, l’assenza di terapie di sostegno o di supporto e di segni fisici di intossicazione ed astinenza, nonché l’assenza di prove cliniche, al momento della carcerazione, rivelanti i metaboliti prodotti dal consumo dello stupefacente.

Cassazione penale sez. I, 12/02/2019, n.13651

Assunzione saltuaria di stupefacenti

In tema di affidamento in prova al servizio sociale richiesto per ragioni terapeutiche, ai sensi dell’art. 94 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, non è configurabile una condizione di tossicodipendenza in caso di assunzione saltuaria di sostanze stupefacenti, che non dia luogo ad un consumo abituale, o almeno continuativo, idoneo a consolidare la condizione di dipendenza.

Cassazione penale sez. I, 05/11/2018, n.317

Tossicodipendente e consumatore abituale: differenze

In tema di stupefacenti, la nozione di tossicodipendente non coincide con quella di consumatore abituale, trattandosi di categorie distinte, aventi autonomo riconoscimento normativo, in quanto l’accertamento dell’uso abituale costituisce condizione essenziale, ma non sufficiente per la diagnosi della tossicodipendenza.

(Fattispecie in cui la Corte ha evidenziato che le certificazioni del Ser.T,, successive all’arresto del ricorrente, non documentando l’accertamento dell’uso abituale e non indicando né la tipologia di stupefacente di cui il predetto sarebbe stato assuntore, né gli elementi clinici dimostrativi della dipendenza patologica, non potevano provare la condizione di tossicodipendenza).

Cassazione penale sez. VI, 24/10/2018, n.54068

Pazienti con problemi di tossicodipendenza 

In relazione a pazienti con problemi psichiatrici o di tossicodipendenza, la configurabilità di un particolare dovere di sorveglianza a carico del personale sanitario addetto al reparto, e della conseguente responsabilità risarcitoria per i danni provocati al ricoverato o dal ricoverato, presuppone la prova della concreta, e non presunta, incapacità di intendere o di volere del soggetto. Pertanto, il suddetto obbligo sussiste in ogni ipotesi, e la diversità di giudizio può incidere unicamente sulle modalità del suo adempimento a seconda dei casi che si presentano.

Cassazione civile sez. III, 19/07/2018, n.19189



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8 Commenti

  1. Nessuno sconto della pena per il tossicodipendente che, in crisi di astinenza, abbia commesso un crimine. Infatti, la cosiddetta “causa di giustificazione” dello stato di necessità, prevista dal nostro codice penale, non si può applicare nei casi in cui il reo avrebbe potuto impedire il proprio crimine evitando di porsi “volontariamente” nella situazione di incapacità.

  2. Vi racconto la storia di un mio amico che era agli arresti domiciliari, veniva condannato per essere uscito di casa in piena crisi di astinenza al fine di di procurarsi lo stupefacente, situazione da lui non volontariamente causata. Invece, secondo i giudici, il tossico, in caso di emergenza, ben poteva avvalersi dell’intervento del 118 o, in alternativa, dell’attivazione della prescrizione del metadone attraverso il medico curante per poi chiedere al giudice competente l’autorizzazione di recarsi in visita presso il Servizio per le tossicodipendenze per le cure e le terapie del caso.

  3. La legge, per evitare che si possa finire in carcere per condanne non elevate, ha previsto alcune misure alternative alla detenzione: tra queste c’è l’affidamento in prova, che consiste nella possibilità, per colui che debba scontare una pena (o un residuo di pena) non superiore a tre anni di reclusione, di chiedere di essere affidato ai servizi sociali. L’esito positivo del periodo di prova, la cui durata coincide con quella della pena da scontare, estingue la pena ed ogni altro effetto penale.

  4. La legge punisce come reato lo spaccio di sostanze stupefacenti, nonché tutta una serie di condotte legate alla droga e alla sua cessione; al contrario, non costituisce reato fare un uso personale di stupefacenti: in pratica, se fumi uno spinello per i fatti tuoi non commetti alcun crimine.

  5. L’unico caso, al di fuori di quelli riguardanti l’uso terapeutico e la detenzione eccezionalmente autorizzata dal governo, in cui la detenzione di droga non costituisce reato è quello in cui la sostanza drogante sia posseduta solo per il consumo personale. Classico esempio di droga per uso personale è quello del ragazzo che fuma uno spinello.

    1. Secondo il legislatore italiano, solo lo spacciatore incorre in reato; il tossicodipendente, dal punto di vista della legge penale, può stare tranquillo. Il punto è che, concretamente, non è sempre facile capire se la droga trovata addosso ad una persona sia destinata all’uso personale (perfettamente legale) oppure allo spaccio (che, invece, è reato). Normalmente, per capire se le sostanze rinvenute siano cedute oppure tenute per sé le autorità fanno attenzione ad alcune circostanze, quali:il quantitativo (una grossa dose difficilmente sarà destinata esclusivamente all’uso personale);la presenza di accessori, quali coltellini, carta stagnola, bilancini e altri strumenti che, di solito, sono utilizzati per preparare la droga per la vendita;la presenza di grosse somme di denaro, introiti dello spaccio.

  6. La tossicodipendenza è una piaga che affligge tantissime persone: iniziata semmai come trasgressione o per gioco, l’assunzione di droghe (leggere o pesanti che siano) può diventare ben presto una schiavitù vera e propria, dalla quale è difficile uscirne. Nonostante le tante leggi, la lotta contro la diffusione della droga pare essere persa, tanto che da più parti è stata proposta l’idea di legalizzare almeno l’utilizzo di quelle cosiddette leggere per arginare il fenomeno del narcotraffico.

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