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Riconoscimento paternità: ultime sentenze

27 Giugno 2022
Riconoscimento paternità: ultime sentenze

Consapevolezza della procreazione; inefficacia del riconoscimento di paternità per difetto di veridicità; rifiuto della parte di sottoporsi all’esame genetico.

Il rifiuto del padre di sottoporsi all’esame ematologico

In materia di giudizi promossi per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, la fondatezza della domanda può dimostrarsi anche unicamente dal comportamento processuale delle parti, da valutarsi complessivamente, tenendo conto delle dichiarazioni della madre naturale e della portata delle difese del convenuto. Pertanto, non sussistendo un ordine gerarchico delle prove riguardanti l’accertamento giudiziale della paternità e maternità naturale, il rifiuto ingiustificato del padre di sottoporsi agli esami ematologici, considerando il contesto sociale e la eventuale maggiore difficoltà di riscontri oggettivi alle dichiarazioni della madre, può essere liberamente valutato dal giudice, ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del Cpc, anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti.

Tribunale Foggia sez. I, 10/03/2022, n.706

Consapevolezza della procreazione

In materia di danno per mancato riconoscimento di paternità, l’illecito endofamiliare attribuito al padre che non abbia riconosciuto il figlio benché generato, presuppone la consapevolezza della procreazione la quale, pur non identificandosi con la certezza assoluta derivante esclusivamente dalla prova ematologica, presuppone comunque la maturata conoscenza dell’avvenuta procreazione, tuttavia non evincibile in via automatica dal fatto storico della sola consumazione di rapporti sessuali non protetti con la madre ma anche da altri elementi rilevanti, specificatamente allegati e provati da chi agisce in giudizio

Corte appello Lecce, 28/02/2022, n.261

Azione di riconoscimento della filiazione

In tema di azione di riconoscimento giudiziale della paternità, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 269 c.c., per contrasto con gli artt. 3 e 30 della Cost., per non essere consentito al padre, ed essere invece permesso alla madre, decidere se riconoscere il figlio, attesa la ragionevolezza della scelta legislativa di trattare in modo differenziato situazioni diverse, sottendendo una finalità meritevole di tutela solo la facoltà riconosciuta alla madre, in ragione del bilanciamento tra il preminente interesse a preservare la vita del nascituro e la possibilità per la madre di mantenere l’anonimato, mentre non appare meritevole di analoga protezione il padre il quale intenda sottrarsi, negando la propria volontà diretta alla procreazione, alla responsabilità di genitore, in contrasto con la tutela che l’art. 30 della Costituzione riconosce alla filiazione naturale.

Cassazione civile sez. I, 26/11/2021, n.37023

Impugnazione di riconoscimento e accertamento della paternità biologica

E’ inammissibile l’azione di chi, deducendo la propria condizione di genitore biologico di una minore, ne impugna il riconoscimento effettuato dal marito della madre e chiede l’accertamento della sua paternità, sull’assunto che sia consentito al genitore naturale l’esercizio dell’azione prevista dall’art. 263 c.c. in tema di figli nati fuori dal matrimonio anche quando un figlio è nato in costanza di matrimonio tra la madre e un terzo ma è stato concepito prima di tale matrimonio. Ammettere un’azione siffatta condurrebbe all’inosservanza del principio in diritto per il quale non è ammesso nel nostro ordinamento l’accertamento incidentale di una questione di status.

Cassazione civile sez. I, 11/10/2021, n.27560

Rimozione dello stato di figlio naturale: è pregiudiziale rispetto al riconoscimento di altra paternità?

Ai sensi dell’art. 253 c.c. un riconoscimento non può essere in contrasto con lo stato di figlio in cui la persona già si trova: ciò significa che per poter pervenire a dichiarazione giudiziale di paternità in capo ad altro soggetto, occorre che venga prima contestato (e rimosso) lo stato personale di cui già si goda. In sostanza l’accertamento con cui viene revocato (o mantenuto) lo stato di figlio legittimo è pregiudiziale rispetto a quello con cui è rivendicata altra paternità. Ciò detto, va dunque dichiarata inammissibile la domanda con cui si chieda accertarsi la paternità biologica in capo ad una determinata persona, facendone poi derivare la rimozione dello status di figlio legittimo, quasi quale conseguenza automatica.

Tribunale Siena sez. I, 22/07/2021, n.612

Impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità

Nel nostro ordinamento il cognome non ha più una funzione solamente pubblicistica, ma assolve anche alla fondamentale funzione di identificare la persona nella sua individualità: l’uso del cognome costituisce un diritto soggettivo (quello all’identità personale, intesa come bene a sé), indipendentemente dalla titolarità di una determinata posizione all’interno della famiglia. Ciò comporta che nel caso in cui venga accolta la domanda di disconoscimento di paternità per difetto di veridicità, non sarà sempre automatica la perdita del cognome acquisito mediante il riconoscimento, soprattutto se si dimostri che il cognome è divenuto segno distintivo della personalità del figlio nell’ambito familiare e sociale in cui vive.

Corte appello Brescia sez. III, 16/07/2021, n.934

Illecito endofamiliare per mancato riconoscimento del figlio

In tema di danno per mancato riconoscimento di paternità, l’illecito endofamiliare attribuito al padre che abbia generato ma non riconosciuto il figlio, presuppone la consapevolezza della procreazione che, pur non identificandosi con la certezza assoluta derivante esclusivamente dalla prova ematologica, presuppone comunque la maturata conoscenza dell’avvenuta procreazione, non evincibile tuttavia in via automatica dal fatto storico della sola consumazione di rapporti sessuali non protetti con la madre ma anche da altri elementi rilevanti, specificatamente allegati e provati da chi agisce in giudizio.

Cassazione civile sez. I, 09/08/2021, n.22496

Conflitto di competenza tra giudice ordinario e Tribunale per i Minorenni

Il conflitto di competenza tra il Tribunale ordinario e il Tribunale per i Minorenni dev’essere risolto secondo il criterio della prevenzione, atteso che l’art. 38 disp. att. c.c., la cui ratio risiede nell’evidente interrelazione tra i rispettivi giudizi, limita la vis actractiva del Tribunale ordinario all’ipotesi in cui il procedimento dinanzi a questo sia stato instaurato per primo e si svolga tra le stesse parti dell’altro, in tal modo escludendo implicitamente l’ipotesi in cui il procedimento davanti al Tribunale per i Minorenni sia stato instaurato anteriormente (fattispecie di azione per riconoscimento di paternità e provvedimenti chiesti al giudice minorile ex art. 333 c.c.).

Nel procedimento per i provvedimenti da impartire in caso di condotta del genitore pregiudizievole al figlio, ai sensi dell’art. 333 c.c., deve essere nominato sin dalla sua fase iniziale un curatore speciale che rappresenti il figlio minore, a pena di nullità per difetto del contraddittorio.

Cassazione civile sez. I, 15/07/2021, n.20248

Pendenza del giudizio di riconoscimento della paternità

Ai sensi dell’art. 38 disp. att. cod. civ., la pendenza del giudizio di riconoscimento della paternità non determina l’attrazione al tribunale ordinario dei procedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale, che opera solo con riferimento ai giudizi di separazione, di divorzio ed ex art. 316 c.c. in forza di una scelta legislativa del tutto ragionevole, che lascia illesi i diritti di difesa e al giusto processo, poiché, in sede minorile, le parti fruiscono di una tutela comunque garantistica ed anche più rapida, per effetto della trattazione secondo il rito camerale, e considerato che, fino a quando non è accertata la paternità, il sedicente padre non assume la titolarità del rapporto genitoriale, né può esercitare la relativa responsabilità, non essendo neppure legittimato a contraddire sui temi che attengono ad essa e, soprattutto, all’interesse del minore.

Cassazione civile sez. I, 15/07/2021, n.20248

La prova della paternità

Essendo quasi impossibile provare un fatto intimo e riservato come il concepimento, la prova della procreazione da parte di un soggetto che si assume essere padre può essere fornita con ogni mezzo e dunque anche per presunzioni. Infatti, essendo venuta meno la previsione che vincolava il riconoscimento di paternità a casi tassativamente elencati, benché, ai sensi del 4 comma dell’art. 269 c.c., la sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra madre e preteso padre non possano costituire prova del rapporto di filiazione, è altresì vero che tali elementi possono, però, concorrere, in uno ad altri elementi presuntivi, a formare il convincimento del giudice.

Tribunale Perugia sez. I, 15/04/2021, n.569

Impugnazione del riconoscimento di paternità

In tema di impugnazione del riconoscimento di paternità ex art. 263 c.c., la mancata contestazione della madre naturale in ordine alla non paternità dell’autore del riconoscimento non ha la valenza probatoria prevista dall’art. 115 c.p.c., poiché, vertendosi in ambito di diritti indisponibili, sugli stessi non è ammesso alcun tipo di negoziazione o rinunzia.

Cassazione civile sez. I, 24/02/2020, n.4791

Prescrizione dell’azione di riconoscimento di paternità

Va riaffermata la legittimità della prescrizione dell’azione di riconoscimento di paternità (o di maternità) solo nei confronti dell’interessato a conoscere le proprie origini biologiche che sia restato negligentemente inerte, mentre in tutti gli altri casi deve essere concessa una proroga: la certezza dei rapporti familiari e la loro realtà socio-biologica deve prevalere sui contrapposti interessi e sulla realtà legale dei legami con la famiglia biologica.

Corte europea diritti dell’uomo sez. II, 15/10/2019, n.44690

Prova dell’assoluta impossibilità di concepimento

In materia di filiazione, l’azione giudiziale volta a sentir dichiarare l’inefficacia del riconoscimento di paternità per difetto di veridicità postula la dimostrazione dell’assoluta impossibilità che il soggetto che abbia inizialmente compiuto il riconoscimento sia in realtà il padre biologico del soggetto riconosciuto come figlio per cui si rende necessaria la prova dell’inesistenza del rapporto di filiazione.

Pur potendo tale prova essere data con ogni mezzo, si ritiene che la consulenza tecnica genetica sia l’unica forma di accertamento attendibile. Difatti, la prova dell’assoluta impossibilità di concepimento non è diversa rispetto a quella che è necessario fornire per le altre azioni di stato, richiedendo il diritto vigente che sia il favor veritatis a orientare le valutazioni da compiere in tutti i casi di accertamento o disconoscimento della filiazione. Ciò posto, nel caso di specie, la consulenza tecnica genetica espletata d’ufficio ha escluso con certezza il rapporto di filiazione tra attore e convenuto, oggetto di precedente riconoscimento.

Tribunale Pordenone, 13/04/2018, n.301

Obbligo di mantenimento e diritto di regresso del genitore adempiente

In materia di filiazione, il riconoscimento di paternità, così come quello di maternità, implica per il genitore tutti i doveri propri della procreazione, incluso quello del mantenimento, previsto dall’articolo 48 del Cc.

Tale specifico obbligo si collega allo status genitoriale e assume pari decorrenza dalla nascita del figlio, con la conseguenza che l’altro genitore, il quale nel frattempo abbia assunto l’onere del mantenimento anche per la porzione di pertinenza del genitore giudizialmente dichiarato o che abbia riconosciuto in un momento successivo il minore quale figlio, ha diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dall’articolo 1299 del Cc nei rapporti fra condebitori solidali.

Tribunale Cassino, 13/07/2017, n.922

Il cambio di nome di un cittadino

Il cambiamento del nome di un cittadino italiano che sia anche cittadino australiano sulla base della sola dichiarazione di volontà (possibile nei paesi di common low) non implica un riconoscimento di paternità e per l’ordinamento italiano è privo di rilevanza.

Tribunale Roma sez. I, 06/07/2017, n.13754

Giudizio per riconoscimento di paternità

In tema di azione di riconoscimento della paternità il contegno della parte convenuta – che si rifiuta di sottoporsi a esame genetico – può, di per sé solo, costituire la base di un ragionamento presuntivo e assurgere così a fondamento della decisione del giudice. In particolare non è censurabile la sentenza del giudice del merito che ritenga ingiustificato il rifiuto del convenuto di sottoporsi all’esame genetico anche a fronte di certificati medici attestanti il suo impedimento a sottoporsi ad accertamenti clinici e ematologici.

Del tutto correttamente, infatti, quel giudice condivide la valutazione del consulente tecnico d’ufficio che ha spiegato che non di accertamento clinico o esame ematologico di trattava, ma di un semplice prelievo salivare eseguito mediante strofinamento di un tampone all’interno della bocca, rispetto a cui i certificati medici non segnalavano nessun tipo di specifica controindicazione.

(Pienamente condivisibile e del tutto adeguatamente argomentata – ha evidenziato, altresì, nelle specie, la Suprema corte – è l’accertata esclusione del rilievo dei disturbi ansiosi depressivi di cui era affetto il convenuto, rispetto all’esame da svolgere, essendo tali disturbi legati all’esito complessivo del giudizio e non a una specifica scansione processuale, come insindacabilmente accertato nelle sentenza impugnata).

Cassazione civile sez. I, 01/06/2017, n.13880

Azione di dichiarazione giudiziale della paternità

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 270 c.c. nella parte in cui prevede l’imprescrittibilità dell’azione per il riconoscimento di paternità naturale proposta dal figlio, con l’effetto di sacrificare il diritto del presunto padre alla stabilità dei rapporti familiari maturati nel corso del tempo, atteso che la mancata previsione di un termine, soprattutto alla luce della previgente norma che lo prevedeva, non significa che un bilanciamento con la contrapposta tutela del figlio sia mancato, ma solo che esso è stato operato rendendo recessiva l’aspettativa del padre rispetto alle esigenze di vita e di riconoscimento dell’identità personale del figlio.

Cassazione civile sez. I, 28/03/2017, n.7960

Nomina di un curatore speciale del minore

Nei giudizi a decisione collegiale spetta al collegio e non al solo Presidente la nomina di un curatore speciale del minore ai fini di una preliminare valutazione dell’effettivo interesse di quest’ultimo al riconoscimento di paternità domandato dalla madre.

Tribunale Alessandria, 30/03/2016

Riconoscimento di paternità: l’annullamento

L’annullamento del riconoscimento di paternità (richiesto, nel caso di specie, dal padre naturale del minore nei confronti del coniuge della madre dello stesso) da parte di un giudice francese non costituisce violazione dell’art. 8 Cedu, dal momento che il riconoscimento della filiazione biologica realizza l’interesse superiore del minore a conoscere le proprie origini.

Corte europea diritti dell’uomo sez. V, 14/01/2016, n.30955

Impugnazione per difetto di veridicità di un riconoscimento di paternità

L’accertamento giudiziale circa l’assenza di qualsiasi reale rapporto di filiazione rende privo di ogni reale giustificazione il successivo proseguirsi di ogni tipo di contribuzione di mantenimento fondata proprio su tale insussistente qualità di figlio (fattispecie relativa ad un’impugnazione per difetto di veridicità di un riconoscimento di paternità, dal cui accoglimento era seguito il rigetto della domanda riconvenzionale proposta dalla figlia disconosciuta al fine di ottenere la corresponsione delle somme previste per il suo mantenimento).

Cassazione civile sez. I, 24/11/2015, n.23973

Falso riconoscimento della paternità poi disconosciuto

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento dei danni conseguenti ad un riconoscimento di paternità consapevolmente falso e, come tale, in seguito disconosciuto, decorre dal giorno dell’azione di impugnazione dell’atto per difetto di veridicità.

Cassazione civile sez. I, 31/07/2015, n.16222

Riconoscimento di paternità falso e liquidazione del danno non patrimoniale 

La liquidazione del danno non patrimoniale in via equitativa resta affidata ad apprezzamenti discrezionali del giudice di merito, non sindacabili in sede di legittimità purché la motivazione della decisione dia adeguatamente conto del processo logico attraverso il quale si è pervenuti alla liquidazione, indicando i criteri assunti a base del procedimento valutativo.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la sentenza di merito che ha liquidato i danni conseguenti ad un falso riconoscimento di paternità, poi disconosciuto, in base ai parametri utilizzati in materia di perdita del rapporto parentale e di pregiudizi intrafamiliari).

Cassazione civile sez. I, 31/07/2015, n.16222



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3 Commenti

  1. Vorrei proporre azione di disconoscimento nei confronti di mio padre legittimo e chiedere il riconoscimento della paternità naturale. Si può? Considerati gli anni trascorsi mi verrà concesso quanto chiedo?

    1. Al fine di rispondere al quesito è necessario esaminare la disciplina attualmente vigente in materia di riconoscimento e di disconoscimento di paternità.Lo spirito che anima la normativa in materia di filiazione è quello di garantire la piena uguaglianza tra i figli nati all’interno del matrimonio e quelli nati al di fuori del nucleo familiare. La finalità, quindi, è data dalla volontà del legislatore di introdurre una disciplina il più possibile garantista che possa riconoscere una tutela adeguata non solo ai figli nati in costanza di matrimonio, ma anche ai figli nati in situazioni differenti. Più nel dettaglio, il codice civile nella parte che disciplina i termini dell’azione di disconoscimento, prevede espressamente che, mentre l’azione di disconoscimento proposta da uno dei genitori è soggetta a limite di prescrizione, nessun termine prescrizionale è previsto per il figlio. In altre parole, il figlio può in qualunque momento esercitare l’azione di disconoscimento della paternità purché abbia raggiunto la maggiore età.Poiché il presunto padre, la madre ed il figlio sono litisconsorti necessari nel giudizio di disconoscimento, il figlio che esercita l’azione giudiziale dovrà chiamare in giudizio non solo il presunto padre ma anche la propria madre o, nel caso di decesso, i loro eredi. Quanto detto vale anche per la dichiarazione giudiziale di paternità: l’azione per ottenere il riconoscimento giudiziale della paternità è imprescrittibile riguardo al figlio. A differenza, però, dell’azione di disconoscimento, quella volta ad ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità deve essere proposta soltanto nei confronti del presunto genitore o, se questi è defunto, nei confronti degli eredi oppure – in mancanza di eredi – nei confronti di un curatore nominato dal giudice. Il legislatore, tuttavia, subordina l’ammissibilità dell’istanza alla ricorrenza di specifiche circostanze tali da farla apparire giustificata: questo inciso deve essere inteso nel senso che, ai fini dell’ammissibilità dell’azione di riconoscimento della paternità, non è sufficiente la mera volontà di vedersi riconosciuto quale figlio di una determinata persona, ma è necessario un altro come, ad esempio, ragioni affettive che legano il richiedente al proprio genitore naturale o una condizione di difficoltà economica a fronte di una situazione di benessere del genitore. Il giudizio si conclude con sentenza la quale produce gli effetti del riconoscimento.Tanto premesso in termini di disciplina generale è ora possibile rispondere al quesito.Poiché la legge non pone per il figlio alcun termine di prescrizione, il lettore potrà agire in giudizio per ottenere una sentenza che disponga il disconoscimento della paternità del suo genitore legittimo. Successivamente potrà avviare altra azione legale, nei confronti degli eredi del suo padre naturale, al fine di ottenere una pronuncia che riconosca la paternità. Il decorso del tempo non rappresenta un ostacolo al fine di poter esercitare correttamente entrambe le azioni legali.

  2. La legge non à uguale per tutti ! una madre può esercitare ogni azione che và dalle numerose pillole, all’interruzione di gravidanza fino all’abbandono della prole un uomo è condannato al riconoscimento DNA .
    Nel caso in cui una madre abbia scelto di partorire in anonimato, quali sono i diritti del padre biologico? Purtroppo, nessuno. Il papà, in tal caso, non può riconoscere il figlio.

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