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Fisioterapia: ultime sentenze

3 Febbraio 2020
Fisioterapia: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: prova selettiva di ingresso al corso di laurea in fisioterapia; iscrizione alla facoltà di fisioterapia; possesso di un diploma di massofisioterapista; reato di esercizio abusivo della professione medica.

Test di ingresso al corso di laurea in fisioterapia: chi è esonerato?

Non possono essere esentati dalla prova selettiva di ingresso al corso di laurea in fisioterapia, i possessori del titolo di massofisioterapista, ciò in quanto l’accesso a tale facoltà è subordinato al superamento di una prova di cultura generale, anche al fine di accertare la predisposizione dello studente per le discipline oggetto del corso stesso.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 11/03/2019, n.508

Prova di ammissione

Il possesso di un diploma di massofisioterapista post ’96, congiuntamente ad un diploma di scuola secondaria superiore di durata quinquennale, non consente l’iscrizione ai corsi di laurea ad accesso programmato, come quello di fisioterapia, senza il necessario superamento del test di ingresso, e ad anni superiori al primo. Invero, la ratio della prova di ammissione, di cui all’art. 4 l. n. 264/1999, non è solo quella di accertare la predisposizione del candidato alla specifica materia di studio, ma è ben più ampia, e ricomprende l’esigenza di verificare i requisiti di cultura dello studente, di garantire l’offerta di livelli di istruzione adeguati alle capacità formative degli atenei, di consentire la circolazione nell’ambito dell’UE. delle qualifiche conseguite.

Consiglio di Stato ad. plen., 09/11/2018, n.16

Piano di studio del corso di laurea in Fisioterapia

Lo speciale rimedio di cui all’art. 117 c.p.a. può essere attivato non già per sollecitare lo svolgimento di qualsivoglia tipo di attività da parte dell’Amministrazione, ma esclusivamente per far sancire al giudice l’illegittimità dell’inerzia dell’autorità in quei casi in cui questa abbia un obbligo a provvedere (nel caso di specie, è stata riconosciuta l’insussistenza di un obbligo di provvedere in capo alla p.a., non essendo questa tenuta – in mancanza, peraltro, di posti disponibili – a dare avvio ad una procedura per consentire a coloro che avessero un “titolo equipollente” di sostenere gli esami integrativi previsti dal relativo piano di studio del Corso di laurea in Fisioterapia previa convalida di quelli già sostenuti presso la Scuola per Fisioterapisti della riabilitazione).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 28/12/2018, n.7422

Professioni sanitarie: possesso di un determinato titolo di studio

È fondata l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (quale organo giurisdizionale speciale con cognizione dei ricorsi avverso i provvedimenti adottati dai competenti Ordini professionali provinciali in materia di compilazione e tenuta dell’Albo dell’Ordine), laddove siano in gioco valutazioni automatiche e vincolate e non discrezionali, quale il possesso di un determinato titolo di studio entro una certa data, costituendo quest’ultimo un dato oggettivo e non altrimenti interpretabile.

(Nel caso di specie non compete al TAR, bensì alla Commissione centrale, pronunciarsi sul provvedimento di rigetto dell’iscrizione di un massofisioterapista triennale, con titolo rilasciato nel 2012, presso l’albo della professione sanitaria in fisioterapia dell’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, istituito con l. n. 3/2018).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 29/11/2018, n.11570

Diploma di massofisioterapista

Il diploma di massofisioterapista, rilasciato ai sensi della l. 403/1971 non consente l’iscrizione alla facoltà di Fisioterapia né dà vita, nella fase di ammissione al corso universitario, ad alcuna forma di facilitazione, nemmeno se posseduto unitamente ad altro titolo di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale. L’iscrizione potrà avvenire secondo le regole che richiedono un titolo idoneo all’accesso ed il superamento della prova selettiva (art. 4 l. 264/ 1999).

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 09/05/2019, n.402

L’ammissione al terzo anno del corso di laurea in Fisioterapia

Non è possibile per l’Ateneo subordinare l’ammissione al terzo anno del corso di laurea in Fisioterapia al superamento del test di ingresso per coloro che sono già in possesso del titolo di studio di masso fisioterapista, essendo la ratio di ingresso nelle Facoltà a numero chiuso di cui alla l. 2 agosto 1999 n. 264 quella di accertare la predisposizione del candidato per le discipline oggetto dei corsi alla cui iscrizione si ambisce e tale preliminare verifica appare superflua nella fattispecie, considerato che il conseguimento del suddetto titolo di studio (in virtù soprattutto della prevista equipollenza con il diploma universitario triennale), assicura, già in sé, questa predisposizione.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 21/08/2018, n.5261

L’esame di ammissione ai corsi universitari ad accesso programmato diversi da Medicina

Per i corsi ad accesso programmato diversi da Medicina, l’esame di ammissione riguarda esclusivamente l’accesso al primo anno di corso; sicchè illegittimamente l’Università nega il riconoscimento dei crediti maturati nell’ambito del corso di laurea in Terapia della neuro e della psicomotricità dell’età evolutiva, ai fini dell’iscrizione in anno successivo al primo e dell’abbreviazione del corso di laurea in Fisioterapia, ritenendo necessaria la sussistenza, tra le altre, della condizione del superamento della prova di ammissione.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 02/07/2018, n.1644

Riconversione creditizia per il conseguimento della laurea in fisioterapia

I diplomi di massofisioterapista conseguiti successivamente al 1997, ultimo anno stabilito per la dichiarazione di equipollenza, possono essere riconosciuti dall’Università ai fini della riconversione creditizia per il conseguimento della laurea triennale in fisioterapia.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 08/06/2018, n.1441

Trattamenti sanitari del fisioterapista senza prescrizione medica

Integra “il fumus comissi delicti”, relativamente al reato di esercizio abusivo della professione medica, la condotta del fisioterapista che, in assenza di prescrizione, ponga in essere trattamenti sanitari, atteso che la laurea in fisioterapia non abilita ad alcuna attività di diagnosi consentendo al fisioterapista il solo svolgimento, anche in autonomia, di attività esecutiva della prescrizione medica.

Cassazione penale sez. VI, 08/03/2018, n.29667

Fisioterapista e medico fisiatra

In tema di requisiti minimi strutturali e organizzativi per l’erogazione di prestazioni sanitarie mediante attrezzature elettromedicali all’interno di studi di fisioterapia, è illegittima, per contrasto con il d.P.R. 14 gennaio 1997, la normativa regionale che preveda, quanto ai requisiti organizzativi, la sola presenza del fisioterapista e non anche del medico fisiatra, il quale continua ad avere un ruolo centrale nel percorso terapeutico della riabilitazione, e la cui presenza non può essere sostituita dal fisioterapista che, invece, ha un ruolo meramente esecutivo delle prescrizioni mediche del fisiatra.

Consiglio di Stato sez. III, 11/12/2017, n.5840

La struttura ospedaliera e centro di fisioterapia

Infatti, detti esercizi sono orientati nei confronti di una ben determinata utenza che frequenta la struttura ospedaliera. Ne consegue che la natura « commerciale » di dette attività risulta stemperata dalle esigenze dei fruitori della struttura ospedaliera, dovendo considerarsi dirimente che dette attività sono destinate a favore di una determinata utenza che, altrimenti, ne sarebbe priva.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 20/12/2016, n.1827



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4 Commenti

  1. Chi deve fare fisioterapia non sempre ha la necessità di assentarsi dal lavoro per tutta la giornata. Dipende dalla patologia e, quindi, dal trattamento a cui essere sottoposto, della sua intensità e della sua durata. Così, ci possono essere dei casi in cui non ci sia il tempo materiale per tornare in ufficio in tempo utile. A questo proposito, l’Inps ritiene valido il requisito della temporanea incapacità lavorativa del dipendente, come avviene per la malattia, quando: la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;le tempistiche necessarie per rientrare dal luogo di cura non consentono la presenza in azienda del lavoratore;la prestazione a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

  2. Chi deve fare fisioterapia in una seduta di breve durata non si vedrà riconoscere la malattia a meno che non si tratti di un controllo:urgente e non effettuabile al di fuori dall’orario di lavoro (il fisioterapista opera solo dalle 12 alle 17, per dire);l’intervento del fisioterapista è talmente invadente che richieda un ricovero (ad esempio un ciclo di riabilitazione che dura almeno due o tre giorni).

  3. I diritti di chi deve fare fisioterapia e lavora per lo Stato, cioè del dipendente pubblico che deve sottoporsi a questo tipo di trattamento, sono diversi da quelli dei lavoratori del settore privato. Nel senso che per gli impiegati statali quella visita deve essere risarcita come un’apposita tipologia di permesso indennizzato (così si è espresso il Tar del Lazio). La legge sancisce il diritto ai permessi retribuiti per visite mediche, terapie, esami diagnostici e prestazioni specialistiche in genere, per i lavoratori del comparto pubblico, anche quando non siano assimilabili alla malattia. Si tratta, in buona sostanza, di un’ulteriore tipologia di assenza retribuita, che non deve rientrare nei limiti quantitativi previsti dai contratti collettivi per le altre assenze dal lavoro.

  4. Le assenze sono retribuite con un’indennità, a carico del datore di lavoro, calcolata secondo le regole dell’indennità di malattia: tuttavia, non trattandosi di assenze per malattia, non rientrano nel periodo di comporto.

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