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Responsabilità psichiatra: ultime sentenze

7 Febbraio 2020
Responsabilità psichiatra: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: patologia psichiatrica del paziente; responsabilità del medico psichiatra; decesso di un detenuto per impiccagione; scompenso psichiatrico del paziente con manifestazioni eteroaggressive; adozione del trattamento sanitario obbligatorio; responsabilità penale dello psichiatra.

Concorso colposo dello psichiatra nel delitto doloso commesso dal paziente

La responsabilità del medico psichiatra a titolo di concorso colposo nel delitto doloso commesso dal paziente psichiatrico è un’ipotesi configurabile in astratto nel nostro ordinamento, che va in concreto vagliata alla luce delle raccomandazioni contenute nelle linee guida che consentono di determinare il perimetro del rischio consentito, nonché sulla base di una valutazione “ex ante” dell’adeguatezza delle scelte terapeutiche poste in essere.

Cassazione penale sez. IV, 20/04/2017, n.28187

Responsabilità colposa del medico per suicidio di un paziente

In tema di responsabilità per colpa professionale del sanitario, nell’ipotesi di suicidio di un paziente affetto da turbe mentali, è da escludere la sussistenza di un’omissione penalmente rilevante a carico dello psichiatra che lo aveva in cura, quando risulti che il medico, nella specifica valutazione clinica del caso, si sia attenuto al dovere oggettivo di diligenza ricavato dalla regola cautelare, applicando la terapia più aderente alle condizioni del malato e alle regole dell’arte psichiatrica.

(Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto immune da censure l’assoluzione del medico psichiatra e della psicologa, in servizio presso una casa circondariale, dall’imputazione di omicidio colposo per il decesso di un detenuto per impiccagione, sul rilievo che, alla luce dei dati clinici in loro possesso e ai parametri di valutazione individuabili nella letteratura scientifica, non poteva ravvisarsi un rischio suicidiario concreto ed imminente, dovendo per altro verso escludersi ogni loro responsabilità per le carenze organizzative della amministrazione penitenziaria, dovute alla presenza di una cella con finestra dotata di un appiglio per agganciare il lenzuolo utilizzato per il gesto autosoppressivo).

Cassazione penale sez. IV, 04/02/2016, n.14766

Morte del paziente ricoverato

Del danno non patrimoniale derivante dalla morte del paziente ricoverato presso una struttura specializzata nel “trattamento intensivo” di soggetti con disturbi psichiatrici rispondono, ex contractu, la struttura di cura e assistenza interessata, in ragione delle carenze strutturali e organizzative che hanno compromesso l’adeguata vigilanza sul degente, nonché il medico che la dirige, il quale avrebbe dovuto vagliare personalmente tale aspetto, in rapporto di stretta correlazione alla patologia psichiatrica del paziente, sia al momento del ricovero, sia per tutta la durata dello stesso. Analogamente ne risponde lo psichiatra che aveva in cura il malato all’epoca dei fatti, in quanto autore del progetto terapeutico e preposto al controllo circa il suo effettivo decorso.

Tribunale Rimini, 17/08/2015, n.1035

Crisi psicotica e accoltellamento mortale di un operatore

È ipotizzabile nell’ordinamento penale italiano la responsabilità penale di natura colposa a titolo di «concorso» colposo nel delitto doloso sia nel caso di cooperazione che di cause indipendenti purché il reato del concorrente sia previsto anche nella forma colposa (nella specie, è stato ritenuto il concorso colposo del medico psichiatra che, curando incongruamente il paziente psichiatrico, aveva contribuito a scatenare una crisi psicotica da cui era derivato, da parte del paziente, l’accoltellamento mortale di un operatore della comunità dove questi si trovava ricoverato).

Cassazione penale sez. IV, 14/11/2007, n.10795

Paziente in preda ad un raptus

Risponde di omicidio colposo il medico psichiatra che avendo in cura un paziente in evidente fase di scompenso psichiatrico con manifestazioni eteroaggressive, erra in difetto nella somministrazione della terapia farmacologia di contenimento e non provvede tempestivamente all’adozione del trattamento sanitario obbligatorio, così di fatto non impedendo che il paziente in preda ad un raptus commetta un omicidio, evento prevedibile ed evitabile.

Corte appello Bologna, 04/04/2007

Sottovalutazione della malattia del paziente

Risponde dell’omesso impedimento dell’omicidio di un inserviente di una casa di cura commesso da un paziente lo psichiatra che, sottovalutando la malattia dell’agente, non abbia adottato le necessarie precauzioni per evitare il verificarsi dell’evento. Esiste, in capo al medico psichiatra, un obbligo di garanzia nei confronti del malato di mente, nella forma della posizione di controllo che impone al soggetto obbligato la neutralizzazione di determinate fonti di pericolo in modo da tutelare tutti i beni giuridici che si trovano in contatto con esse e che, per questa ragione, possono versare in una situazione di pericolo.

Esiste colpa nella violazione delle regole di condotta dell’attività medico-psichiatrica: 1) per l’avere modificato la terapia farmacologica del paziente, senza valutarne adeguatamente la condizione del momento con riferimento alla recrudescenza dei sintomi di aggressività manifestati; 2) per non avere commisurato, per qualità e quantità, le visite al paziente alla reale necessità e cogenza che la situazione invece richiedeva, senza avere accompagnato alla riduzione della terapia farmacologica l’approntamento di quelle misure di supporto che avrebbero potuto contenere la riacutizzazione della patologia; 3) per non avere richiesto, come invece la legge impone, il Ts.o. nel momento in cui lo scompenso psico-patologico del paziente era assolutamente manifesto.

Tribunale Bologna, 27/01/2006

Suicidio di una paziente

Risponde di omicidio colposo il medico curante, e direttore di casa di cura psichiatrica, che abbia cagionato il suicidio di una paziente, ricoverata volontariamente presso la struttura sanitaria per sindrome depressivo psicotica, consentendo che la stessa uscisse dalla clinica accompagnata da una assistente volontaria non qualificata, e omettendo di fornire all’accompagnatrice medesima informazioni sui pregressi tentativi di suicidio della paziente.

(Nel caso di specie la S.C. ha chiarito che è irrilevante, ad escludere la responsabilità dello psichiatra, il fatto che la l. n. 180 del 1978 non consenta al medico di impedire l’uscita dalla clinica di paziente non sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio. Posto che la coercizione del malato può ammettersi solo in caso di t.s.o., sussiste comunque l’addebito per le modalità di affidamento della paziente all’assistente volontaria, non qualificata nè adeguatamente informata).

Cassazione penale sez. IV, 06/11/2003, n.10430

Rischio di condotte suicidarie: adozione di cautele specifiche

Il medico psichiatra deve ritenersi titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente (anche là dove quest’ultimo non sia sottoposto a ricovero coatto), con la conseguenza che lo stesso, quando sussista il concreto rischio di condotte autolesive, anche suicidarie, è tenuto ad apprestare specifiche cautele .

Cassazione penale sez. IV, 14/06/2016, n.33609



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