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Riconoscimento del debito: ultime sentenze

6 Febbraio 2020
Riconoscimento del debito: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: riconoscimento del debito; dichiarazione di fallimento; insinuazione allo stato passivo; attività volta a ledere la garanzia dei creditori e scrittura privata autenticata di riconoscimento di debito.

Proposta di concordato preventivo

Solo a seguito del positivo esperimento della votazione, i valori e le somme indicate nella proposta di concordato preventivo diventano cogenti per il ceto creditorio; la proposta, in quanto tale, non costituisce invece riconoscimento di debito.

Tribunale Asti, 24/05/2019

Insinuazione allo stato passivo e valore della ricognizione del debito

In tema di insinuazione allo stato passivo, la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore, non determina la presunzione dell’esistenza del rapporto fondamentale, trattandosi di documento liberamente apprezzabile dal giudice al pari di quanto avviene per la confessione stragiudiziale resa ad un terzo, qual è il curatore fallimentare.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio il decreto del tribunale che aveva ammesso al concorso il credito vantato dalla banca, sulla base del riconoscimento di debito contenuto in una scrittura privata autenticata sottoscritta dal correntista prima dell’apertura del suo fallimento).

Cassazione civile sez. I, 11/04/2019, n.10215

Scrittura privata di riconoscimento del debito

In tema di bancarotta l’attività volta a ledere la garanzia dei creditori con la simulazione della presenza di crediti inesistenti ed esposizioni di passività in bilancio inesistenti deve essere provata.

(Nel caso di specie si trattava di una scrittura privata di riconoscimento di debito redatta dieci anni prima del fallimento con una dichiarazione di conformità del notaio e pertanto la scrittura privata di riconoscimento di debito non è apparsa simulata).

Tribunale Pescara, 21/02/2018, n.269

L’inserimento di un credito nell’elenco dei creditori

L’inserimento di un credito nell’elenco dei creditori redatto dal liquidatore di una società poi fallita non è equiparabile a riconoscimento del debito e, in ogni caso, non impedisce al terzo, che ne impugni l’ammissione allo stato passivo, di contestare il rapporto sottostante.

Cassazione civile sez. I, 25/07/2016, n.15344

Fallimento e atto di insinuazione al passivo fallimentare

Gli atti interruttivi della prescrizione previsti dall’art. 2943 c.c. devono contenere l’esplicitazione di una pretesa idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto passivo, con l’effetto di costituirlo in mora; ne consegue che – ove un bene immobile gravato da ipoteca a garanzia di un mutuo bancario sia acquistato da un terzo – in caso di fallimento del mutuatario, l’atto di insinuazione al passivo del fallimento proposto dalla banca creditrice ha natura di atto interruttivo della prescrizione anche nei confronti del terzo acquirente del bene ipotecato, mentre non può valere, ai medesimi fini interruttivi, nel diverso giudizio proposto dal terzo acquirente al fine di far valere la prescrizione indiretta dell’ipoteca a causa della prescrizione del credito con essa garantito, poiché l’atto proveniente da un terzo non può integrare gli estremi del riconoscimento del debito ai sensi dell’art. 2944 c.c.

Cassazione civile sez. III, 25/09/2009, n.20656

Riconoscimento di un debito idoneo ad interrompere la prescrizione

Le trattative per la definizione stragiudiziale di una controversia ed il pagamento di un acconto non costituiscono riconoscimento di un debito idoneo ad interrompere la prescrizione, qualora manchi la volontà di ammettere l’esistenza del credito.

Tribunale Catania, 15/07/2003

Convenzione mediante scrittura privata

È inopponibile al fallimento una convenzione mediante scrittura privata contenente un riconoscimento di debito in quanto atto privo di data certa. Le prove testimoniali non sono ammissibili nell’ambito del procedimento di verifica dello stato passivo.

Tribunale Firenze, 15/11/2000

Anticipato riconoscimento del debito

Il curatore del fallimento, attesa la sua qualità di organo dell’ufficio fallimentare e non di mero rappresentante del fallito, non è compreso tra i soggetti per i quali gli art. 23 ss. d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, con elencazione a carattere tassativo, prevedono l’obbligo di effettuare ritenute in qualità di sostituti d’imposta.

Pertanto, ai sensi dell’art. 10 comma 2 e 4 d.P.R. n. 600 citato, il curatore ha soltanto l’obbligo di presentare la dichiarazione della situazione patrimoniale conseguente alla chiusura dell’impresa (dichiarazione strumentale agli accertamenti futuri da parte degli uffici finanziari e non equivalente ad anticipato riconoscimento del debito d’imposta o a impegno del suo pagamento) e non è anche tenuto all’esazione dei tributi eventuali mediante accantonamento di somme appartenenti alla massa dei creditori e sulla base di funzioni sostitutive (di quelle dei predetti uffici), che sono estranee all’attività del curatore.

Cassazione civile sez. I, 08/09/1986, n.5477

Curatore e riconoscimento di debito

Rispetto ai rapporti giuridici preesistenti, il curatore si presenta ora come terzo (così quando esercita poteri spettanti ai creditori, agisce in simulazione o in revocatoria) ora come avente causa del fallito (così nell’ipotesi di esazione di crediti, di assunzioni di obbligazioni, di subingresso nei rapporti pendenti, di azioni di risoluzione o di annullamento, e di riconoscimento di debito, ove non ne deduca il carattere simulato o fraudolento).

Pertanto, quando il curatore debba considerarsi terzo, è ammissibile una prova testimoniale diretta a sopperire ai mezzi previsti dall’art. 2704 c.c., per la dimostrazione della data certa di una scrittura privata.

Corte appello Bologna, 24/06/1978

Fallimento dei soci illimitatamente responsabili e riconoscimento del debito

Nel fallimento dei soci illimitatamente responsabili non trova riconoscimento il debito di questi per la garanzia fideiussoria e ipotecaria, accessoria all’obbligazione principale della debitrice (nella specie, società in nome collettivo), se questa nel suo lato attivo di credito non sia rimasta accertata attraverso le prescritte prove e sia rimasta conseguentemente esclusa dallo stato passivo della società.

(Nella specie, la Corte suprema ha cassato con rinvio essendo sul punto la sentenza della Corte di merito carente di motivazione).

Cassazione civile sez. I, 09/05/2001, n.6465



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