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Sciopero a singhiozzo: ultime sentenze

7 Giugno 2021
Sciopero a singhiozzo: ultime sentenze

Diritto di sciopero; calo della produzione; diritto dell’imprenditore di continuare ad esercitare la libertà di iniziativa economica.

Sciopero a singhiozzo e limiti esterni

Poiché sono irrilevanti le modalità con cui lo sciopero viene effettuato – con il solo limite che lo stesso non violi i cd. “limiti esterni” e pertanto pregiudichi la produttività dell’azienda, ovvero non comporti la distruzione (anche parziale) o una duratura inutilizzabilità degli impianti, mettendo in pericolo la loro integrità – deve ritenersi la legittimità anche dello sciopero parziale o a singhiozzo; ne consegue la carenza di interesse ad agire del datore di lavoro che richieda una pronuncia di accertamento negativo della legittimità di uno sciopero a singhiozzo e parziale, senza allegare la violazione dei predetti “limiti esterni” (nella fattispecie era stato proclamato uno sciopero a oltranza nell’ambito del quale ciascun lavoratore si asteneva dalla prestazione “come, quanto e quando riterrà più opportuno”).

Corte appello Firenze, 06/03/2009

Modalità di attuazione dello sciopero

In mancanza della travalicazione dei limiti c.d. esterni al diritto di sciopero, la domanda diretta ad ottenere una pronuncia di legittimità di certi tipi di sciopero (nella specie se lo sciopero c.d. a singhiozzo sia o meno lecito) si traduce in una sorta di richiesta di parere che non è ammessa, nel nostro ordinamento, per carenza di interesse attuale, non essendo stata prospettata la violazione di un diritto ma solo di uno degli elementi di fatto che concorrono alla formazione della fattispecie.

Corte appello Firenze sez. lav., 20/02/2009, n.1138

Nozione di sciopero

La nozione di sciopero implica un’astensione totale dal lavoro, cosicché restano estranee al concetto di sciopero tutte quelle forme di lotta sindacale che non comportino una negazione completa dell’attività lavorativa, ferma restando la legittimità di intervallare i periodi di sciopero con periodi di offerta della prestazione (c.d. sciopero a singhiozzo), oppure di limitare lo sciopero soltanto ad una parte dei dipendenti (c.d. sciopero parziale), oppure ancora di effettuare a turno lo sciopero nei diversi reparti (c.d. sciopero a scacchiera): presupposto indispensabile per l’esercizio legittimo del diritto di sciopero è che il singolo lavoratore, per il tempo in cui attua la propria protesta, si astenga completamente dalla prestazione lavorativa, non potendo, al contrario, invocare il diritto di sciopero per selezionare i compiti da svolgere e quelli da sospendere, ovvero per rifiutare prestazioni accessorie, ovvero infine per svolgere mansioni diverse da quelle legittimamente richieste.

Tribunale Savona sez. lav., 24/07/2006

Residuo orario di lavoro non interessato dall’astensione

È inammissibile un’automatica equivalenza tra sciopero “anomalo” e sciopero “illegittimo” al fine di giustificare l’inosservanza da parte del datore di lavoro del proprio obbligo contrattuale di consentire, nel caso di sciopero “a singhiozzo”, la prestazione offerta dagli scioperanti nel residuo orario di lavoro non interessato dall’astensione e, a maggior ragione, la normale prestazione contestualmente offerta dai rimanenti lavoratori, restando in ogni caso ferma la necessità di provare volta a volta le ragioni e la misura dell’addotta inutilizzabilità di dette prestazioni e il realizzarsi di un danno alla produttività (sia sotto forma di un abnorme danno alla produzione che sotto forma di rischio per la sicurezza degli e dagli impianti), nonché la congruenza, rispetto a tali dati e rispetto a tutti i lavoratori (o a tutti i settori) coinvolti, della sospensione di rimando decisa dal datore di lavoro.

Pretura Milano, 03/04/1997

Sciopero a singhiozzo: quando può ritenersi giustificato?

In tema di sciopero a singhiozzo, perché possa ritenersi giustificato e non antisindacale, il comportamento del datore di lavoro che rifiuti le prestazioni è necessario che questi dimostri l’assoluta impossibilità di utilizzare, in tutto o in parte, la prestazione offerta operando, in tali ipotesi, gli effetti dello sciopero non in quanto tali, ma come autonoma causa di estinzione dell’obbligazione dell’imprenditore di fronte alla sopraggiunta impossibilità di utilizzare le prestazioni dei lavoratori.

Pretura Lodi, 05/11/1992

Sciopero a singhiozzo di mezz’ora ogni due ore

Proclamato dalle maestranze di un’azienda con impianti a ciclo continuato uno sciopero a singhiozzo di mezz’ora ogni due ore, ove la fermata totale degli impianti medesimi, pur tecnicamente possibile, non sia stata disposta dalla direzione – ciò che costituisce espressione della libertà imprenditoriale tutelata dalla costituzione – deve ritenersi illegittima l’astensione articolata indetta dai lavoratori quando questi non abbiano predisposto accorgimenti atti ad evitare danni strutturali e funzionali agli impianti e abbiano subordinato la messa a disposizione di una “squadra di salvaguardia” a condizioni inesigibili (nel caso, allontanamento da parte dell’azienda del personale non scioperante).

Tribunale Treviso, 24/04/1989

Provvedimenti disciplinari inflitti ai lavoratori scioperanti

Sono affetti da nullità, perché pongono in essere un comportamento antisindacale ex art. 28 legge n. 300 del 1970, i provvedimenti disciplinari inflitti a dei lavoratori che, nel corso di uno sciopero a singhiozzo, si erano trattenuti nei locali aziendali contro la volontà del datore di lavoro e nonostante che un avviso aziendale vietasse ai dipendenti di trattenersi nei locali suddetti in ogni caso di sospensione dell’attività lavorativa.

Pretura Barra, 18/10/1988

Declaratoria di illegittimità di uno sciopero

L’azione pretestuosa intesa ad ottenere la declaratoria di illegittimità di uno sciopero, indetto con modalità lecite, si configura come condotta antisindacale (nella fattispecie il datore di lavoro aveva promosso azione ex art. 700 c.p.c.). La serrata offensiva o di ritorsione costituisce condotta antisindacale se attuata in risposta ad uno sciopero a singhiozzo, purché quest’ultimo non esponga a rischio o a danno dei beni tutelati costituzionalmente quali l’integrità fisica dei dipendenti o dei terzi nè l’integrità degli impianti. L’art. 28 St. lav., onde garantire l’effettività della repressione di comportamenti antisindacali, attribuisce al pretore un potere ordinatorio lato e non tipizzato anche per il futuro.

Pretura Latina, 01/07/1988

Esercizio del diritto di sciopero

In assenza di una specifica disciplina, l’esercizio del diritto di sciopero è considerato legittimo, indipendentemente dalle modalità in cui è svolto e dalle forme assunte, nonché dall’aver o meno provocato un danno alla produzione, purché abbia osservato i c.d. “limiti esterni”, costituiti dal rispetto di altri diritti costituzionalmente garantiti, e non abbia inciso sulla capacità produttiva aziendale.

Ne consegue che il comportamento del datore di lavoro, il quale abbia fatto ricorso al procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., sostanzialmente a scopo intimidatorio, e che abbia posto in essere una serrata di ritorsione nei confronti di uno sciopero “a singhiozzo” legittimo, integra gli estremi del comportamento antisindacale, perseguibile ai sensi dell’art. 28 l. 20 maggio 1970 n. 300, in quanto idoneo ad impedire o limitare l’esercizio del diritto di sciopero.

Pretura Latina, 01/07/1988

Il diritto allo sciopero

Il diritto allo sciopero, pur ammesso dalla giurisprudenza della Corte di cassazione anche nelle forme c.d. anomali o abnormi (a singhiozzo, a scacchiera, senza preavviso, ecc.), a partire dalla sentenza n. 711 del 30 gennaio 1980, trova un limite nella norma di pari rango costituzionale di cui all’art. 41, che garantisce la libertà dell’iniziativa economica privata purché non in contrasto con l’utilità sociale e con i diritti fondamentali della persona (sicurezza, libertà, dignità). Pertanto va ravvisata la legittimità della sospensione dell’attività produttiva disposta dal datore di lavoro in presenza di astensioni dal lavoro che, così come effettuate determinino danni agli impianti.

Pretura Lucca, 25/03/1988

Astensioni dal lavoro di un quarto d’ora a prestazioni lavorative di pari durata

Non è antisindacale la condotta del datore di lavoro che, in presenza di uno sciopero “a singhiozzo” attuato dai lavoratori con modalità tali da rendere inutilizzabili le prestazioni rese negli intervalli tra una sospensione e l’altra dell’attività lavorativa, interrompa l’attività degli impianti produttivi e rifiuti la corresponsione delle retribuzioni, anche se con una modifica del programma di lavorazione l’imprenditore si trovi nelle condizioni di evitare o di limitare i danni agli impianti e alla produzione derivanti dallo sciopero (nella specie, lo sciopero era stato realizzato alternando astensioni dal lavoro di un quarto d’ora a prestazioni lavorative di pari durata, con un calo della produzione del 91, 5% a fronte di uno scarto fisiologico del 40%, e il giudice di merito aveva accertato che un opportuno mutamento del programma di lavorazione, consentito dall’ampio preavviso dello sciopero, avrebbe permesso di limitare il calo di produttività).

Cassazione civile sez. lav., 07/02/1987, n.1331

Sciopero a singhiozzo in un impianto a ciclo continuo

In ipotesi di sciopero cosiddetto a singhiozzo in un impianto a ciclo continuo il datore di lavoro può legittimamente rifiutare l’irregolare prestazione offerta, ove questa sia inutilizzabile e non più proficua, in relazione alla particolare tecnologia degli impianti, e quindi rimane esonerato dall’obbligo di corrispondere la relativa retribuzione; a tal fine vengono in rilievo anche le perdite economiche della produzione consistenti nella distruzione o nell’inefficienza del prodotto ottenuto ovvero l’assunzione di maggiori oneri e costi, quali quelli inerenti alla sospensione o riattivazione del ciclo produttivo od all’opposto mantenimento in funzione degli impianti a vuoto. Né al riguardo può ritenersi che il datore di lavoro debba provvedere a modificare il ciclo produttivo per rendere utilizzabile e proficua la prestazione offerta, atteso che la scelta di quest’ultimo rientra nella sfera di autonomia decisionale dell’imprenditore quale titolare dell’attività produttiva ed economica costituzionalmente tutelata dall’art. 41 cost.

(Nella specie la S.C. ha cassato la pronuncia del giudice del merito, il quale – in un’ipotesi di sciopero realizzato con l’alternanza di un quarto d’ora di lavoro e di uno di astensione, sciopero che, pur senza mettere in pericolo la funzionalità o la produttività degli impianti, aveva ridotto la produzione del 91, 50 % – aveva ritenuto illegittima ed antisindacale la serrata del datore di lavoro e la messa in libertà dei lavoratori, omettendo di dare rilievo alla circostanza dell’anomala riduzione della produzione).

Cassazione civile sez. lav., 07/02/1987, n.1331

Sciopero a singhiozzo: quando è legittimo?

Il diritto di sciopero non è suscettibile di delimitazione in relazione alla sua forma, normale od anomala, di esercizio o alla entità del conseguente danno alla produzione, attesa l’estraneità di tale delimitazione alla comune nozione di sciopero quale presupposta e recepita dall’art. 40 cost.; ma, al pari di qualsiasi diritto, incontra i limiti cosiddetti esterni che sono posti dalla concorrente tutela giuridica, su un piano prioritario o, quanto meno, paritario, di posizioni soggettive con esso eventualmente confliggenti, quali il diritto alla vita e all’incolumità personale o alla produttività dell’azienda, ossia il diritto dell’imprenditore di continuare ad esercitare la libertà di iniziativa economica.

Consegue quindi che anche il cosiddetto sciopero articolato (quale lo sciopero a singhiozzo) è legittimo quando risultino rispettati tali limiti esterni, limiti che invece devono ritenersi superati allorché le ripetute interruzioni dell’attività produttiva nell’arco della stessa giornata, in corrispondenza con le ripetute astensioni dal lavoro dei dipendenti in sciopero, implicano pregiudizio, anche solo potenziale, per la vita o l’incolumità delle persone oppure per l’integrità o la funzionalità degli impianti.

Cassazione civile sez. lav., 04/04/1987, n.3303

Rifiuto del datore di lavoro

In caso di sciopero cosiddetto a singhiozzo il rifiuto del datore di lavoro di ricevere le prestazioni lavorative offerte negli intervalli lavorativi dai dipendenti in sciopero è legittimo solo se il datore di lavoro dimostri l’assoluta impossibilità di utilizzare quelle prestazioni con proficuità ed economicità, indipendentemente dalla legittimità, o meno, dello sciopero stesso.

Cassazione civile sez. lav., 04/04/1987, n.3303

La mora accipiendi del datore di lavoro

Con riguardo a prestazioni lavorative parziali dei dipendenti (cosidetto “sciopero a singhiozzo” la mora accipiendi del datore di lavoro presuppone che la prestazione lavorativa offerta e rifiutata consista effettivamente in un’attività utile, proficua e redditizia, avuto riguardo all’organizzazione aziendale, senza però che essa debba essere commisurata in modo tale da soddisfare tutte indistintamente le esigenze dell’azienda, si da escludere una qualunque selezione da parte dell’imprenditore della clientela di rifornire. Pertanto non può essere rifiutata da quest’ultimo una prestazione parziale dei lavoratori in sciopero che sia almeno idonea a soddisfare le esigenze di una parte soltanto della clientela senza richiedere modifiche consistenti dell’organizzazione del lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 01/12/1986, n.7092

Prestazioni di lavoro dei non scioperanti

Mentre nello sciopero c.d. “a singhiozzo” o “a scacchiera”, per il rifiuto da parte del datore di lavoro delle prestazioni di lavoro dei non scioperanti, rilevano i criteri della tutela degli impianti o della incolumità degli stessi lavoratori, questi criteri non rilevano nell’ipotesi di sciopero di reparto intermedio di lavorazione c.d. “a catena”, talché per effetto dell’arresto della lavorazione nel reparto intermedio per un verso cessa il sopraggiungere dei beni lavorati nei reparti “a valle” e, per altro verso, si determina l’accumulazione delle lavorazioni che dovrebbero avvenire nel reparto intermedio compiute.

Pertanto, in quest’ultima ipotesi, l’indagine del giudice dovrà essere condotta da un lato sulla situazione determinatasi nei reparti a valle – onde accertare che effettivamente non sussista alcuna concreta possibilità di utilizzazione della prestazione lavorativa, e si versi, pertanto, in ipotesi di impossibilità sopravvenuta ed incolpevole – e, dall’altro lato, che in relazione alla lavorazione a monte questa, pur astrattamente configurabile, debba, poi, in concreto espletarsi con modalità e risultati tali da eccedere i limiti della mera difficoltà (ineliminabili in uno sciopero parziale di una complessa organizzazione di lavoro) e da rendere legittimo il rifiuto della prestazione da parte del datore di lavoro (art. 1206 c.c.) nei confronti dei lavoratori non scioperanti.

Cassazione civile sez. lav., 07/01/1986, n.61



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