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Posta elettronica certificata: ultime sentenze

6 Febbraio 2020
Posta elettronica certificata: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: posta elettronica certificata; presunzione di conoscenza da parte del destinatario e prova della nullità della notifica; valore probatorio della ricevuta di avvenuta consegna della notificazione effettuata a mezzo pec.

Conoscenza dell’atto: sana la nullità della notifica?

L’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale dello stesso, in omaggio alla regola generale sancita dall’art. 156, comma 3, c.p.c.: ne deriva che è inammissibile l’eccezione con la quale si lamenti esclusivamente detto vizio procedimentale, senza prospettare un concreto pregiudizio per l’esercizio del diritto di difesa.

Tribunale Roma sez. II, 05/12/2019, n.10821

Nullità della notifica

Ai fini della validità della notifica via pec il notificante deve redigere una relazione di notifica redatta, come prescrive l’art. 3-bis L 53/1994, su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata, con il contenuto ivi precisato. La mancanza nella relata dell’attestazione di conformità della copia informatica al cartaceo da cui è tratta è sanzionata dall’art. 11 della L. n. 53/1994 con la nullità della notificazione.

Corte appello Roma sez. lav., 25/11/2019, n.4197

Notifica di atti processuali tramite pec

In tema di notifica di atti processuali, con l’invio dell’atto tramite posta elettronica certificata, nel momento in cui il sistema, come nel caso in esame, genera la ricevuta di accettazione e di consegna del messaggio nella casella del destinatario, si determina, analogamente a quanto avviene per le dichiarazioni negoziali ai sensi dell’art. 1335 c.c., una presunzione di conoscenza da parte dello stesso, che, pertanto, ove deduca la nullità della notifica, è tenuto a dimostrare le difficoltà di cognizione del contenuto della comunicazione correlate all’utilizzo dello strumento telematico.

Corte appello Bari sez. I, 23/10/2019, n.2210

Notificazione effettuata a mezzo pec

La ricevuta di avvenuta consegna rilasciata dal gestore di posta elettronica certificata del destinatario, seppure non assurga a quella “certezza pubblica” propria degli atti facenti fede fino a querela di falso, “costituisce documento idoneo a dimostrare, fino a prova contraria, che il messaggio informatico è pervenuto nella casella di posta elettronica del destinatario”.

Cassazione civile sez. VI, 21/10/2019, n.26705

Validità della notifica in proprio a mezzo pec ad uno solo dei codifensori

In caso di mandato ad litem a più difensori (che si presume disgiunto) la notifica della sentenza di primo grado ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione, effettuata presso l’indirizzo di posta elettronica certificata ad uno solo dei difensori costituiti in primo grado è sufficiente per il raggiungimento dello scopo.

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2019, n.26076

Notifica pec all’indirizzo mail dell’Avvocatura di Stato diverso da quello risultante dal Reginde

La mera disponibilità da parte dell’Avvocatura dello Stato di altri indirizzi di posta elettronica certificata ad essa intestati presso ciascuna sede, e destinati ad usi diversi, non consente di declassare a mera irregolarità la trasmissione ad un indirizzo diverso da quello risultante dal Reginde, la quale, equivalendo all’inosservanza delle disposizioni riguardanti la persona cui dev’essere consegnata la copia dell’atto, comporta, ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la nullità della notifica.

Cassazione civile sez. VI, 27/09/2019, n.24110

Ricorso e procura notificati a mezzo posta elettronica certificata

È ammissibile il ricorso per cassazione confezionato in formato .pdf e sottoscritto con firma digitale e non con sottoscrizione autografa allorchè l’originario ricorso, in formato analogico, e la procura che ad esso accede (quest’ultima sottoscritta in forma autografa), entrambi scansionati e firmati digitalmente, siano stati notificati a mezzo posta elettronica certificata e copia cartacea degli stessi, della relata di notifica, del messaggio di posta elettronica certificata e delle ricevute di accettazione e consegna risultino depositati in cancelleria, unitamente all’attestazione di conformità sottoscritta con firma autografa.

Le dette formalità conferiscono difatti al ricorso depositato in cancelleria prova della sua autenticità e provenienza, essendo irrilevante l’assenza di sottoscrizione autografa dell’originario cartaceo e risultando la provenienza dal difensore munito di procura comunque attestata sia dalla procura che ad esso accede sia dalla firma digitale apposta al documento notificato per via telematica.

Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, n.19434

Notificazione irrituale via pec

Alla notificazione irrituale avvenuta a mezzo di posta elettronica certificata non consegue la nullità qualora la consegna telematica abbia comunque raggiunto la propria finalità di portare a conoscenza l’atto al relativo destinatario. E’ inammissibile, perciò, l’eccezione che faccia emergere solo tale vizio procedimentale, in assenza di un concreto pregiudizio per l’esercizio del diritto di difesa, che la norma in esame ha l’obiettivo di garantire.

Tribunale Perugia sez. lav., 31/05/2019, n.143

Domiciliazione presso la cancelleria: quando opera?

A partire dalla data di entrata in vigore delle modifiche degli artt. 125 e 366 c.p.c., apportate dalla l. n. 183/2011, art. 25, esigenze di coerenza sistematica e d’interpretazione costituzionalmente orientata inducono a ritenere che la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi del r.d. n. 37/1934, art. 82, consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c. per gli atti di parte e dall’art. 366 c.p.c. specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine.

Cassazione civile sez. I, 10/04/2019, n.10102

Notificazione via pec: valore della ricevuta di avvenuta consegna

La ricevuta di avvenuta consegna “completa” di una PEC è mezzo idoneo a certificare non solo il recapito – nella casella di Posta Elettronica Certificata – del messaggio email, ma anche degli eventuali allegati alla stessa. Contro tale ricevuta è comunque ammessa prova contraria costituita da errori tecnici riferibili al sistema informatizzato”.

Cassazione civile sez. VI, 09/04/2019, n.9897

Notifica via pec: la nullità

In tema di notificazione a mezzo PEC, ai sensi del combinato disposto dell’art. 149 bis c.p.c. e del D.L. n. 179 del 2012, art. 16 ter, introdotto dalla legge di conversione n. 221 del 2012, l’indirizzo del destinatario al quale va trasmessa la copia informatica dell’atto è, per i soggetti i cui recapiti sono inseriti nel Registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal Ministero della giustizia (Reginde), unicamente quello risultante da tale registro. Ne consegue, ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la nullità della notifica eseguita presso un diverso indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario.

Cassazione civile sez. VI, 05/04/2019, n.9562

La notifica pec a un indirizzo non inserito nel Reginde

Il domicilio digitale previsto dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 sexies, convertito con modifiche in legge n. 221 del 2012, come modificato dal D.L. n. 90 del 2014, convertito con modifiche in legge n. 114 del 2014, corrisponde all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza e che, per il tramite di quest’ultimo, è inserito nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della giustizia.

Solo questo indirizzo è qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l’effettiva difesa, sicché la notificazione di un atto giudiziario ad un indirizzo PEC riferibile – a seconda dei casi – alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGIndE, è nulla, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI -PEC)

Cassazione civile sez. III, 08/02/2019, n.3709



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9 Commenti

  1. La Pec serve per tutte le comunicazioni il cui invio deve essere certo e dimostrabile in un eventuale contenzioso in tribunale. Pensa, ad esempio, alla disdetta da un servizio di abbonamento o di un contratto (anche la stessa locazione). Pensa alla lettera di diffida e messa in mora che possa servire per interrompere i termini di prescrizione di un credito oppure anche alla spedizione di un atto giudiziario, di una multa, di una cartella esattoriale. Infatti, in caso di contestazione sul ricevimento dell’email, le ricevute del gestore possono essere prodotte in processo e così usate come prova contraria. Una prova difficilmente contestabile perché, come detto, ha pieno valore legale.

  2. Affinché la Pec abbia valore legale è necessario che tanto il mittente quanto il destinatario siano muniti di un valido indirizzo Pec. Una Pec inviata a un indirizzo email ordinario non garantisce alcuna prova ed è del tutto inutile il suo invio; parimenti, un’email ordinaria inviata a un indirizzo Pec non acquisisce alcun valore legale.

  3. Da una casella di Pec è possibile inviare un messaggio certificato a chiunque abbia una casella di posta elettronica?

    1. Sì, ma nel solo caso in cui il destinatario sia dotato di una casella di Posta Elettronica certificata, sia l’invio che la ricezione di un messaggio di Pec hanno valore legale. Quindi, affinché la Pec abbia valore legale, simile a quello di una raccomandata, è necessario che essa parta da un indirizzo Pec e giunga a un altro indirizzo Pec.A quel punto, è irrilevante se il destinatario non legge il messaggio perché ha la casella piena di messaggi e la Pec è tornata al mittente, ha perso la password del proprio account e non può più aprirlo, ha mandato il computer in assistenza, non gli funziona internet, ha delegato il suo commercialista alla gestione della Pec. Difatti, per legge, al mittente basta la spedizione al corretto indirizzo del destinatario, indipendentemente dal fatto che questi abbia poi letto o meno l’email (salvo un valido motivo di forza maggiore come un ricovero in ospedale per un incidente stradale).

  4. Imprese, professionisti e società sono obbligati, per legge, a munirsi di un indirizzo Pec ove, sempre per legge, ricevere le comunicazioni e gli atti ufficiali da parte della pubblica amministrazione. Multe stradali, cartelle di pagamento, avvisi di accertamento fiscale e sanzioni amministrative: tutto viaggia ormai sulla posta elettronica certificata. E non serve giustificarsi sostenendo di aver perso le credenziali di accesso o che l’account è gestito dal commercialista: è onere di ogni contribuente controllare quotidianamente la propria casella Pec.

  5. L’impiego del pdf per contenere l’allegato della cartella è stato criticato da gran parte dei giudici di primo e secondo grado. Si tratterebbe infatti di un formato non valido, in quanto rappresenterebbe una sorta di «copia informatica di documenti analogici» (la volgarmente detta “scannerizzazione”). Essa quindi non ha la valenza di «documento informatico» immodificabile. Del resto, ritornando all’epoca in cui le intimazioni di pagamento dell’Esattore erano fatte da fogli di carta, nessun giudice avrebbe mai avuto dubbi sul fatto che una cartella consegnata al contribuente in fotocopia è nulla. Se, aprendo la tradizionale busta cartacea inviata con raccomandata a/r da Agenzia Entrate Riscossione trovassi la cartella di pagamento in semplice fotocopia e non in originale non avresti dubbi a impugnarla perché non autentica. In tale ipotesi, molto probabilmente, il giudice ti darebbe ragione e annullerebbe l’atto. Lo stesso ragionamento viene esteso alla posta elettronica certificata: il pdf sta all’email come la fotocopia sta alla carta tradizionale. la cartella di pagamento allegata a un messaggio di posta elettronica certificata deve, a pena di nullità, essere firmata digitalmente e avere, perciò, l’estensione .p7m.

  6. VI espongo il mio caso. Marco fa causa a Saverio chiedendogli la restituzione di un prestito. Saverio solleva l’eccezione di prescrizione essendo ormai decorsi molti anni dal fatto. Marco sostiene di aver inviato una mail di sollecito che avrebbe interrotto i termini di prescrizione, ma Saverio sostiene di non averla mai ricevuta. Saverio vince la causa perché la mail non ha valore legale di prova documentale.

  7. La Pec viene spedita e ricevuta in modo automatico, senza che sia necessaria alcuna interazione del destinatario, proprio come avviene con l’email tradizionale. Sicché, il destinatario prende atto della spedizione della Pec non appena la riceve al proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Quindi, non è possibile rifiutare una Pec prima che questa arrivi. Le regole di gestione delle email, che alcuni programmi consentono di fare predefinendo alcuni indirizzi come “posta indesiderata” o “spam”, non eliminano il fatto che il messaggio sia stato ugualmente recapitato e, quindi, consegnato correttamente.

  8. Il principio sino ad oggi sancito dalle varie Commissioni Tributarie è il seguente: «Qualora la cartella esattoriale allegata alla PEC e notificata sotto forma di documento informatico risulti essere un normalissimo file “.pdf” privo dell’estensione “.p7m” e, come tale, quindi, non firmato digitalmente, lo stesso file non può qualificarsi idoneo a garantire, con assoluta certezza, da una parte, l’identificabilità del suo autore e la paternità dell’atto e, dall’altra, la sua l’integrità e immodificabilità, così come richiesto dal codice dell’amministrazione digitale. Conseguentemente la notificazione per posta elettronica certificata non è valida con illegittimità derivata della stessa cartella e, per tale motivo, deve essere annullata».

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