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È legale mettere una taglia in Italia?

22 Gennaio 2020 | Autore:
È legale mettere una taglia in Italia?

Si può offrire una somma di denaro in cambio di informazioni utili a catturare un delinquente vivo o morto? È possibile fare il cacciatore di taglie?

Hai presente i film western, no? «Wanted, dead or alive». Cercasi, vivo o morto. Con tanto di foto del ricercato. E sotto, la cifra destinata a chi trova il fuggitivo e lo consegna alla giustizia. Da noi una cosa del genere sarebbe mai possibile? È legale mettere una taglia in Italia per provare un evaso o un qualsiasi delinquente?

A dire la verità, è già successo. E non ai tempi che furono, ma piuttosto di recente. È capitato quando mezza Europa dava la caccia al famigerato Igor Vlacavic, all’anagrafe Norbert Feher, detto anche Igor il Russo, Norbert il Serbo e chissà che altro ancora. È l’uomo che uccise un barista a Budrio nel 2017, poi fuggito e catturato in Spagna. Quando fece perdere le sue tracce e lo si cercava nelle campagne bolognesi, parenti ed amici della vittima, Davide Fabbri, diedero incarico ad un avvocato affinché formalizzasse una taglia sulla testa del fuggiasco: 50mila euro vivo, 25mila euro morto. Significa che è legale mettere una taglia in Italia?

Normativa alla mano, si potrebbe dire di sì, ma a determinate condizioni. Certo, nessuno può offrire dei soldi per andare a cercare qualcuno e fargli saltare la testa. Ma se si tratta di un delinquente ricercato anche dalle forze dell’ordine, si può mettere del denaro sul piatto per chi dia – anche agli inquirenti – delle informazioni utili alla sua cattura? Vediamo cosa dice la legge a proposito di mettere una taglia. La legge italiana, non quella del Far West.

Mettere una taglia: la promessa al pubblico

Lasciando da parte i romanticismi e le icone dei film di John Wayne, mettere una taglia in Italia è legale nel momento in cui si adotta un sistema riconosciuto dal Codice civile [1]. Si chiama «promessa al pubblico». In che cosa consiste?

Si tratta di un contratto atipico tramite il quale una parte si impegna a riconoscere qualcosa in cambio di qualcosa. Nello specifico, il Codice recita: «Colui che, rivolgendosi al pubblico, promette una prestazione a favore di chi si trovi in una determinata situazione o compia una determinata azione, è vincolato dalla promessa non appena questa è resa pubblica».

Tradotto al nostro caso. Questo «contratto» stabilisce la promessa di una persona di pagare un corrispettivo (la taglia, se così vogliamo chiamarla) in cambio di una determinata azione, cioè di un’informazione che possa portare all’individuazione e alla cattura di un fuggiasco.

Ma trattandosi di un contratto, le parti devono essere ben identificate? In questo caso no, ed ecco perché il contratto è atipico. Solo il primo soggetto è identificato, cioè chi fa la proposta e pagherà la «taglia». Il secondo sarà identificato nel momento in cui sia in grado di «rispettare il contratto», cioè di soddisfare la richiesta del proponente fornendo le informazioni necessarie alla cattura del delinquente.

Non sempre ci troviamo, però, davanti ad un contratto «a tempo indeterminato»: la promessa al pubblico può avere una naturale scadenza entro una determinata data fissata dal proponente oppure quando il fuggitivo viene catturato dalle forze dell’ordine o si costituisce alla giustizia.

A tal proposito, il Codice civile aggiunge: «Se alla promessa non è apposto un termine, o questo non risulta dalla natura o dallo scopo della medesima, il vincolo del promittente cessa qualora entro l’anno dalla promessa non gli sia stato comunicato l’avveramento della situazione o il compimento dell’azione prevista». Significa che, in assenza di una precisa indicazione, la taglia andrà rinnovata di anno in anno se la si vuole portare avanti.

Mettere una taglia: si può catturare il fuggiasco?

Chi, comunque, tiene in mente “Il buono, il brutto e il cattivo” può pensare che, se mettere una taglia è legale in Italia, è legittimato a dare la caccia ad un fuggiasco, prenderlo e consegnarlo allo «sceriffo», cioè alle forze dell’ordine. In teoria, è legale anche questo ma con certe limitazioni.

Il Codice di procedura penale [2] consente ad un semplice cittadino di arrestare un delinquente in flagranza di reato ma solo se costui ha commesso un delitto perseguibile d’ufficio. In questo caso, l’arrestato deve essere immediatamente «e senza ritardo» consegnato alla Polizia giudiziaria insieme alle cose o alle tracce che dimostrino il reato commesso subito prima. Per capirci, tu puoi arrestare una persona che hai visto rubare in una gioielleria e consegnarlo immediatamente ai Carabinieri insieme ai gioielli rubati. In caso contrario, se ti limiti a chiedere al ladruncolo di aspettare che arrivino le forze dell’ordine, non si può parlare di arresto ma di denuncia, ammessa in ogni caso di fronte ad una violazione della legge. Puoi, comunque, approfondire l’argomento leggendo questo articolo: il cittadino può arrestare un criminale colto in flagranza?

In Italia non esiste, come in altri Paesi, una normativa che regola la professione del «cacciatore di taglie» (il bounty hunter, come noto in inglese). Questo mestiere, che piacerebbe a chi è appassionato dei western e pensa, così, di fare un po’ di soldi, è riconosciuto ad esempio negli Stati Uniti o nelle Filippine, ma non da noi.

Certo, quello che il nostro ordinamento non consente è quello di rispondere a chi mette una taglia dando la caccia al delinquente per ucciderlo, consegnare un cadavere pensando di aver fatto giustizia ed aspettandosi di incassare una certa cifra per quel gesto. A tutti gli effetti, chi così facendo si ritiene un «eroe» dovrebbe rispondere di omicidio volontario.


note

[1] Art. 1989 cod. civ.

[2] Art. 383 cod. proc. pen.


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