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Interventi di restauro: ultime sentenze

24 Aprile 2021
Interventi di restauro: ultime sentenze

Conservazione dell’organismo edilizio e rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso.

Gli interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione

Gli interventi ulteriori, anche se riconducibili, nella loro oggettività, alle categorie della manutenzione straordinaria del restauro e/o del risanamento conservativo, della ristrutturazione, della realizzazione di opere che costituiscono pertinenze urbanistiche, qualora siano realizzati su manufatti abusivi non sanati, né condonati ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale ineriscono strutturalmente, non essendo pertanto ammissibile la prosecuzione dei lavori abusivi a completamento di opere devono ritenersi comunque abusive.

Consiglio di Stato sez. VI, 12/10/2020, n.6060

Interventi di manutenzione o restauro effettuati su opere abusive

Gli interventi edilizi che, nella loro oggettività, sono riconducibili alle categorie della manutenzione straordinaria, del restauro e/o risanamento conservativo, della ristrutturazione, della realizzazione di opere costituenti pertinenze urbanistiche, qualora siano effettuati su manufatti abusivi non sanati né condonati, ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale ineriscono strutturalmente, non potendo dunque essere oggetto di sanatoria.

Consiglio di Stato sez. II, 24/04/2020, n.2615

Reati edilizi e interventi di restauro

In tema di reati edilizi, la modifica d’uso ammissibile in relazione ad interventi di “restauro” o “risanamento conservativo” ex art. 3, comma 1, lett. c) d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, deve essere compatibile con gli elementi tipologici, formali e strutturali del manufatto preesistente, tipizzanti ab origine il complesso edilizio, e non presentare caratteristiche di novità rispetto ad esso, essendo configurabile, diversamente, un intervento qualificabile come “nuova costruzione”.

Cassazione penale sez. III, 04/06/2019, n.38611

Differenza tra risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia

In tema di reati edilizi, e specificamente di differenza fra risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, nella categoria degli “interventi di restauro o di risanamento conservativo”, per i quali non occorre il permesso di costruire, sono annoverabili soltanto le opere di recupero abitativo, che mantengono in essere le preesistenti strutture, alle quali rapportano un consolidamento, un rinnovo o l’inserimento di nuovi elementi costitutivi, a condizione che siano complessivamente rispettate tipologia, forma e struttura dell’edificio.

Cassazione penale sez. III, 14/02/2019, n.14735

Sostituzione di parti strutturali e di elementi costitutivi degli edifici

La distinzione fra le categorie del (restauro e) risanamento conservativo e della ristrutturazione edilizia risiede non tanto nella tipologia di interventi realizzabili, in gran parte comuni, quanto nella finalità degli interventi, essendo il risanamento destinato alla conservazione dell’organismo edilizio preesistente mentre la ristrutturazione alla sua trasformazione.

Negli interventi di restauro e risanamento conservativo deve ritenersi consentita la sostituzione di parti anche strutturali e in generale di elementi costitutivi degli edifici e quindi anche un rinnovo sistematico e globale, purché nel rispetto degli elementi essenziali tipologici, formali e strutturali.

La realizzazione di un soppalco integra un intervento la cui consistenza deve essere apprezzata caso per caso, nel senso che soltanto se idoneo a generare un maggiore carico urbanistico esso sarà riconducibile all’ambito della ristrutturazione edilizia, mentre laddove sia tale da dare vita a una superficie accessoria, non utilizzabile per il soggiorno delle persone, ben potrà trattarsi di un intervento minore, compatibile con il risanamento conservativo.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 27/11/2018, n.1553

Direzione di lavori di restauro

Premesso che è escluso che ai geometri possano essere affidati la progettazione e la direzione di lavori relativi ad interventi di restauro o di ripristino degli edifici che sono caratterizzati da interesse storico-architettonico, che sono riservati per legge alla competenza esclusiva dell’architetto e, per la parte tecnica, anche dell’ingegnere, ne consegue che il contratto d’opera professionale eventualmente stipulato dal geometra con il committente avente ad oggetto la suddetta progettazione o direzione di lavori deve essere dichiarato nullo ai sensi dell’articolo 1418 c.c. per illiceità della causa per violazione di norma imperativa ex articolo 1343 c.c. né al professionista può essere riconosciuto alcun compenso per l’attività svolta, posto che l’articolo 2231 c.c. stabilisce che quando l’esercizio di una attività professionale è condizionato all’iscrizione in un albo o elenco, la prestazione eseguita da colui che non è iscritto, dando luogo ad una nullità assoluta del rapporto fra professionista e cliente, non attribuisce alcuna azione per il pagamento della retribuzione.

Tribunale Potenza, 10/10/2018, n.828

Realizzazione di un soppalco: rientra tra gli interventi di restauro?

La realizzazione di un soppalco non rientra nell’ambito degli interventi di restauro o risanamento conservativo, ma nel novero degli interventi di ristrutturazione edilizia, qualora determini una modifica della superficie utile dell’appartamento, con conseguente aggravio del carico urbanistico (nel caso di specie, la peculiare conformazione strutturale del soppalco e la realizzazione di una superficie comunque rilevante della sopraelevazione costituiscono elementi che denotano l’astratta vocazione abitativa del soppalco, con la conseguenza che l’opera non poteva essere considerata una superficie di servizio).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 26/02/2018, n.1272

Stato di degrado e necessità di interventi di restauro

L’insistenza dell’edifico di proprietà degli enti previdenziali pubblici in un’area vincolata – senza che possa distinguersi tra vincolo storico artistico e vincolo paesistico – comporta la qualificazione dello stesso come pregiato, collocando lo stabile nella stessa posizione di un immobile situato in un centro storico.

Per un immobile situato in un centro storico (o in zona prossima al centro storico e vincolato), la qualifica di pregio deve essere esclusa qualora concorrano lo stato di degrado e la necessità di interventi di restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, come definiti alle lett. c), e d) dell’art. 31 comma 1, l. n. 457 del 1978, poi trasfusi nell’art. 3, d.P.R. n. 380 del 2001.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 27/10/2017, n.10781

Gli interventi di restauro di immobili nei centri storici

È illegittimo il provvedimento diretto ad inibire l’intervento di modificazione di destinazione d’uso di un immobile da residenziale a direzionale, operato con segnalazione certificata di inizio attività, motivato sulla base del solo assunto che gli interventi edilizi che comportano il cambio di destinazione con opere, nell’ambito dei centri storici, debbano essere ricondotti alla ristrutturazione edilizia.

Non può condividersi il principio in base al quale ogni volta in cui vi sia un cambio di destinazione d’uso in “zona A”, l’intervento debba qualificarsi come ristrutturazione edilizia, con la conseguente necessità di richiedere un permesso di costruire.

Né può affermarsi che gli interventi di restauro e risanamento conservativo richiedano sempre il permesso di costruire quando riguardino immobili ricadenti in “zona A” dei quali venga mutata la destinazione d’uso, anche all’interno della medesima categoria funzionale .

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 28/07/2017, n.1009

Provvedimento di archiviazione della domanda di contributo

E’ legittimo il provvedimento di archiviazione della domanda di contributo avanzata per un intervento edilizio di manutenzione straordinaria, essendo limitati dall’art. 5, d.P.Reg. n. 124 del 2004 i benefici di cui all’art. 5 della l. reg. Friuli Venezia Giulia n. 6/2003 agli interventi di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di ristrutturazione urbanistica.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 02/05/2017, n.152

Esistenza di un titolo abilitativo alla realizzazione di interventi di restauro

In relazione alle fattispecie di cui agli artt. 93 e 95 del d.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001, la particolare tenuità del fatto va verificata alla luce della concreta entità dell’intervento edilizio realizzato, dello stato, della condizione, della natura e della morfologia dei luoghi, tenendo conto del bene giuridico protetto e dell’interesse sotteso alla specifica disposizione incriminatrice, consistente nella tutela della pubblica incolumità dal rischio sismico.

(Fattispecie in cui la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza che aveva riconosciuto detta causa di non punibilità sul presupposto dell’esistenza di un titolo abilitativo alla realizzazione di interventi di restauro e risanamento conservativo di un fabbricato preesistente e sulla modesta incidenza urbanistica delle opere realizzate).

Cassazione penale sez. III, 20/04/2017, n.783

Differenza fra interventi di restauro e interventi di ristrutturazione edilizia

Ai sensi dell’art. 31, comma 1, l. 5 agosto 1978 n. 457, recante “Norme per l’edilizia residenziale”, sono, rispettivamente: a) interventi di restauro e risanamento conservativo quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili; tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio” (art. 31, comma 1, lett. c); b) interventi di ristrutturazione edilizia, quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente; tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, la eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti (art. 31, comma 1, lett. d).

Consiglio di Stato sez. IV, 01/03/2017, n.937



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5 Commenti

  1. Stavo aspettando l’occasione buona per dare una rinfrescata all’esterno della mia casa e questo potrebbe essere il momento giusto. Se non altro, perché o la possibilità di recuperare quasi tutto quello che spendo. È il vantaggio del bonus facciate proposto dalla manovra economica del Governo, un’opportunità per beneficiare di una detrazione del 90% sulle spese sostenute nel 2020 per restaurare la facciata.

    1. Se anche un solo immobile presenta dei problemi (ad esempio il vetro della ringhiera si è rotto, il frontalino è corroso o da questo sono caduti calcinacci di intonaco) allora la spesa interessa tutto il palazzo. Secondo l’ordinanza della Cassazione in commento, il costo della restaurazione del balcone, seppur sia un bene di proprietà della corrispondente unità immobiliare, deve essere sopportato dall’intero condominio dato che la gradevolezza estetica del rivestimento esterno dell’edificio è una questione di comune interesse condominiale.

  2. Il bonus facciate interessa sia i condomini sia le villette unifamiliari e sarà compatibile con altre agevolazioni come l’ecobonus o il sisma bonus. Le caratteristiche della detrazione (a parte la percentuale) sono praticamente le stesse di quelle previste per i lavori di ristrutturazione edilizia.

  3. I contribuenti possono recuperare una parte dei lavori fatti in casa nei prossimi mesi grazie al bonus ristrutturazioni 2020. Quella meno buona è che questa potrebbe essere l’ultima occasione: il Governo, infatti, ha confermato l’agevolazione che va avanti dal 2012 per un solo anno, il che può voler dire due cose: o che toccherà aspettare la fine del 2020 per vedere se c’è un’ulteriore proroga, oppure che c’è la l’intenzione di sopprimere il bonus dal 2021 in poi.Tanto vale, quindi, guardare il bicchiere mezzo pieno e non attendere troppo se si deve sistemare la propria casa, in modo da usufruire del bonus ristrutturazioni 2020.

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