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Cosa rischio se non pago gli alimenti

17 Febbraio 2020 | Autore:
Cosa rischio se non pago gli alimenti

Obbligo alimentare: cos’è? Chi è tenuto a pagare gli alimenti e chi ne ha diritto? Cosa succede se non versi gli alimenti? Si può procedere a pignoramento?

La legge tiene in gran considerazione i vincoli che, vuoi per natura, vuoi per scelta, si instaurano tra le persone, tanto da imporre degli obblighi di solidarietà nei confronti di coloro che sono avvinti da un determinato legame. Non sto parlando del diritto al mantenimento che spetta all’ex coniuge e, soprattutto, ai figli in caso di separazione e di divorzio dei coniugi, ma dell’obbligo di versare gli alimenti. Ti sei mai chiesto cosa rischio se non pago gli alimenti?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo necessariamente spiegare cosa sono gli alimenti e quando c’è l’obbligo di versarli. Come vedremo, gli alimenti sono cosa ben diversa dal mantenimento e dall’assegno divorzile, in quanto servono direttamente al sostentamento del beneficiario; ciò comporta che gli alimenti sono generalmente dovuti in misura minore rispetto al normale mantenimento. Se l’argomento ti interessa perché pensi di avere diritto agli alimenti oppure, al contrario, di doverli versare, o semplicemente ti appassionano le questioni giuridiche, ti invito a prenderti dieci minuti e a proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa rischi a non pagare gli alimenti.

Alimenti: cosa sono?

Come anticipato in premessa, prima di vedere cosa rischi se non paghi gli alimenti dobbiamo necessariamente spiegare cosa sono gli alimenti.

Gli alimenti consistono in una prestazione economica che una determinata persona deve a un’altra per favorire il suo sostentamento.

Il diritto agli alimenti consente al soggetto che versa in stato di bisogno di poter vivere; in parole povere, gli alimenti servono a soddisfare le esigenze primarie di chi non riesce a provvedere a sé autonomamente per via della propria precaria situazione economica [1].

L’obbligo alimentare, sebbene normalmente assolto con una prestazione economica (un assegno periodico), può essere adempiuto anche diversamente, ad esempio ospitando il beneficiario e provvedendo direttamente a comprargli ciò di cui ha bisogno (un po’ come avviene per il mantenimento diretto, di cui ti parlerò a breve).

Alimenti: perché si pagano?

Come specificato nel paragrafo superiore, gli alimenti costituiscono un vero e proprio obbligo per colui che si trova in una determinata posizione nei confronti dell’avente diritto, cioè di colui che non riesce a provvedere a sé stesso.

Quella al pagamento degli alimenti è un obbligo collegabile direttamente ai doveri di solidarietà nascenti da un’unione affettiva (ad esempio, il matrimonio), dal vincolo parentale oppure da un sentimento di gratitudine.

Potremmo perfino dire che l’obbligazione alimentare è riconducibili direttamente nell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà previsto dalla Costituzione [2].

Alimenti e mantenimento: differenze

Quanto detto sinora a proposito degli alimenti ci permette di distinguere questo diritto da quello, soltanto apparentemente simile, del mantenimento.

Il diritto al mantenimento si differenzia dagli alimenti per almeno due ragioni:

  • l’obbligo di pagare il mantenimento grava solamente sul coniuge nei confronti dell’ex ovvero sui genitori nei confronti dei figli;
  • il mantenimento ha una portata più ampia in quanto consente, a chi spetta, di preservare un determinato tenore di vita [3] andando ben al di là dei semplici bisogni primari.

Mantenimento e alimenti hanno, però, in comune la possibilità di essere versati congiuntamente alla medesima persona (pensa al padre che deve provvedere non solo a versare gli alimenti, ma anche il mantenimento al figlio minorenne che non vive con lui).

Inoltre, sia il mantenimento che gli alimenti vengono corrisposti sotto forma di prestazione economica (assegno); ciò non esclude, tuttavia, che l’obbligo possa essere soddisfatto diversamente, ad esempio ospitando in casa colui che versi in stato di bisogno.

Chi deve pagare gli alimenti?

Fondamentale per comprendere cosa rischi se non paghi gli alimenti è sapere chi sono le persone obbligate a sostenere questa prestazione economica. In altre parole: chi deve pagare gli alimenti?

Secondo la legge, sono obbligati a prestare gli alimenti, nell’ordine:

  • il coniuge;
  • i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
  • i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi;
  • gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle, con precedenza dei germani (cioè di coloro che hanno gli stessi genitori) sugli unilaterali (coloro che condividono un solo genitore) [4];
  • il donatario.

È ancora più chiara, dunque, la differenza tra alimenti e mantenimento: un figlio non potrebbe mai essere obbligato a versare un assegno di mantenimento al padre, mentre potrebbe essere tenuto a pagargli gli alimenti, cioè a provvedere al suo sostentamento nel caso in cui non riesca da solo.

Alimenti: quanto si deve pagare?

Chiarito chi deve pagare gli alimenti, vediamo in quale misura vanno versati; in altre parole: quanto si deve pagare per gli alimenti?

Gli alimenti devono essere versati in proporzione del bisogno dell’alimentando e delle condizioni economiche dell’obbligato. In altre parole, un giudice non può obbligare una persona a versare a un’altra gli alimenti in misura tale da diventare poi egli stesso incapace di provvedere a sé stesso.

Dunque, l’obbligo alimentare dovrà essere determinato tenendo in debita considerazione:

  • la situazione di bisogno dell’alimentando (cioè, di colui che necessita degli alimenti), la quale deve essere intesa come incapacità della persona di provvedere alle fondamentali esigenze di vita;
  • la disponibilità economica dell’alimentante, il quale non può impoverirsi a favore dell’alimentando al punto di divenire egli stesso bisogno di prestazioni economiche.

Nel caso in cui più persone siano contemporaneamente obbligate a versare gli alimenti, ciascuno deve adempiere in proporzione alla propria situazione patrimoniale [5]. Facciamo un esempio.

Tizia è una persona anziana che ha due figli: Caio e Sempronio. A causa dell’età e della malattia non è più in grado di provvedere economicamente a sé stessa. Caio e Sempronio sono dunque obbligati a pagare gli alimenti, cioè a provvedere al sostentamento dell’anziana madre. Poiché Caio è un medico mentre Sempronio è disoccupato, Caio dovrà versare gli alimenti in misura maggiore rispetto a Sempronio.

 Alimenti: riduzione e revoca dell’obbligo

Tra un minuto ti dirò cosa rischi se non paghi gli alimenti; ora vorrei ricordarti che, nel corso del tempo, le circostanze possono mutare: è possibile cioè che colui che ha diritto agli alimenti abbia trovato lavoro e, pertanto, possa provvedere a se stesso; così come è possibile che la persona obbligata al versamento non abbia più sostanze di cui disporre.

In tutti questi casi, la legge [6] consente di chiedere all’autorità giudiziaria una riduzione dell’obbligo alimentare o, addirittura, la revoca. Per espressa previsione legislativa, inoltre, gli alimenti possono essere ridotti anche per la condotta biasimevole dell’alimentato.

Gli  alimenti a favore del donante

Tra le persone obbligate a versare gli alimenti vi sono anche i donatari, cioè coloro che hanno beneficiato di un atto di liberalità da parte di altro individuo.

Sebbene il donatario (cioè, colui che risulta arricchito dalla donazione) non debba nulla al suo benefattore, la legge gli impone eccezionalmente l’obbligo, con precedenza su qualsiasi altro obbligato, di versare gli alimenti al donante qualora questi si trovi in stato di bisogno [7].

In un certo senso, quindi, la legge impone al donatario un “obbligo di gratitudine” nei confronti di chi gli ha fatto del bene.

Il donatario, tuttavia, non è tenuto a pagare gli alimenti al donante oltre il valore della donazione esistente nel suo patrimonio al momento in cui sorge l’obbligo alimentare. Facciamo un esempio.

Tizio ha donato a Caio 50mila euro. Molti anni dopo la donazione, Tizio si trova in estrema difficoltà economica. Caio sarà tenuto a pagargli gli alimenti, ma nei limiti di quanto gli è rimasto dei 50mila euro che ha ricevuto in donazione.

Donatario: quando non deve pagare gli alimenti?

Quanto detto nel precedente paragrafo a proposito dell’obbligo del donatario di versare gli alimenti al donante non vale in due circostanze, e cioè in caso di donazione fatta in riguardo di un matrimonio e di donazione remuneratoria:

  • la donazione in riguardo di matrimonio (cosiddetta “donazione obnuziale”) [8] è quell’atto di liberalità effettuato in occasione di un matrimonio a favore di uno o di entrambi gli sposi;
  • la donazione rimuneratoria [9], invece, è quella giustificata da particolari ragioni di riconoscenza o dai meriti del donatario.

In queste due ipotesi, l’eventuale stato di bisogno del donante non obbliga il donatario a versargli gli alimenti.

Cosa succede se non si pagano gli alimenti?

Chiarito cosa sono gli alimenti, chi ne ha diritto, chi deve pagarli e in quale misura, siamo ora pronti a rispondere alla domanda di fondo dell’intero articolo: cosa rischi se non paghi gli alimenti?

Trattandosi di un obbligo imposto direttamente dalla legge a carico delle persone che abbiamo sopra individuate, se ricorrono i presupposti per avere diritto agli alimenti, ma l’obbligato non adempie spontaneamente, allora il beneficiario potrà adire il giudice affinché costringa l’alimentante a versare quanto necessario per il sostentamento dell’alimentando.

In parole povere, chi ha diritto agli alimenti può costringere colui che ha l’obbligo di versarli ad adempiere, rivolgendosi direttamente al giudice. Quest’ultimo, nello stabilire se gli alimenti sono dovuti e in quale misura, dovrà tener conto di tutti i presupposti sopra descritti, e cioè:

  • dello speciale rapporto (di parentela, adozione, gratitudine, ecc.) tra l’obbligato e l’avente diritto;
  • dello stato di bisogno dell’alimentando;
  • della disponibilità economica dell’alimentante.

Verificata la sussistenza di questi requisiti, potrà stabilire se e in quale misura la persona chiamata in causa è obbligata o meno a pagare gli alimenti.

Posso essere obbligato a pagare gli alimenti?

Cosa succede se, in caso di condanna a versare gli alimenti, l’obbligato continua a non pagare? Si può essere obbligati a pagare gli alimenti? Assolutamente sì: se il giudice ha stabilito che l’alimentante deve versare periodicamente all’avente diritto una somma di denaro e l’obbligato viene meno a tale dovere, egli potrà essere costretto a pagare gli alimenti anche mediante il pignoramento dei propri beni.

Se non paghi gli alimenti nonostante il provvedimento del giudice che ti obbliga a farlo corri il rischio di vederti notificato un atto di precetto con cui ti viene intimato di adempiere ai tuoi obblighi entro dieci giorni, pena l’inizio dell’esecuzione forzata.

Se continui a non pagare gli alimenti, potrai subire il pignoramento del tuo stipendio, della tua pensione oppure dei tuoi risparmi conservanti sul conto in banca (cosiddetto pignoramento presso terzi), ovvero il pignoramento di alcuni tuoi beni (auto, elettrodomestici, computer, ecc.), in proporzione ovviamente all’entità del tuo debito.

Dunque, se non paghi gli alimenti rischi di vedere aggravata notevolmente la tua posizione, visto che, oltre alle somme accumulate nel tempo, dovrai pagare anche tutta la (costosa) procedura giudiziaria che ha portato al pignoramento dei tuoi beni.

Cosa fare per non pagare gli alimenti?

Se ritieni di non dover pagare gli alimenti potrai costituirti in giudizio e opporti alla richiesta di controparte, cioè di colui che ti ha citato per obbligarti a versargli gli alimenti.

Per evitare di pagare gli alimenti dovrai dimostrare che non sussistono le condizioni previste dalla legge: nello specifico, dovrai dimostrare che le condizioni economiche del richiedente non sono così pessime da giustificare la richiesta di alimenti, oppure che la tua situazione patrimoniale non ti consente di versare alcunché.

Ad esempio, anche avvalendoti di qualche investigatore, potrai dimostrare che il richiedente gli alimenti in realtà percepisce delle entrate in nero, non dichiarate al fisco.

Potresti perfino dimostrare la condotta riprovevole dell’alimentando, ad esempio provando che gli alimenti che gli hai versato in passato sono stati sperperati nel gioco.

In altri casi, puoi dimostrare che non devi pagare gli alimenti perché l’obbligo è venuto meno: ad esempio, la legge [10] dice che l’obbligazione alimentare del suocero e della suocera e quella del genero e della nuora cessano:

  • quando la persona che ha diritto agli alimenti è passata a nuove nozze;
  • quando il coniuge, da cui deriva l’affinità, e i figli nati dalla sua unione con l’altro coniuge e i loro discendenti sono morti.

Peraltro, va ricordato che deve essere l’alimentando a dimostrare la propria precaria condizione economica: qualora non riuscisse a fornire tale prova, non avrebbe alcun diritto agli alimenti.

Ad esempio, la giurisprudenza ha stabilito che deve essere rigettata la domanda di alimenti ove il richiedente non abbia provato adeguatamente la propria invalidità al lavoro per incapacità fisica e l’impossibilità, per circostanze non imputabili, di trovarsi un’occupazione confacente alle proprie attitudini e alle proprie condizioni sociali [11].


note

[1] Artt. 433 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 2 Cost.

[3] Art. 156 cod. civ.

[4] Art. 433 cod. civ.

[5] Art. 441 cod. civ.

[6] Art. 440 cod. civ.

[7] Art. 437 cod. civ.

[8] Art. 785 cod. civ.

[9] Art. 770 cod. civ.

[10] Art. 434 cod. civ.

[11] Cass., sent. n. 1099 del 14.02.1990.

Autore immagine: Canva.com


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