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Se il traffico è un problema, il parcheggio accende la lite condominiale

11 settembre 2013


Se il traffico è un problema, il parcheggio accende la lite condominiale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2013



È necessario garantire il pari uso dei parcheggi condominiali, anche attraverso la turnazione periodica da parte dei comproprietari, se prevista dal regolamento condominiale.

 

I problemi legati al traffico e alla cronica carenza di parcheggio attanagliano la quotidianità di molti cittadini. Anche i condomini non sono immuni alla problematica. Sono numerosi, ormai, gli immobili che dispongono di un cortile a sosta libera o di autorimesse al coperto. Si tratta di edifici di recente costruzione, realizzati sotto la vigenza delle norme che, per la prima volta, hanno posto l’obbligo di riservare a parcheggio una certa parte di aree condominiali [1]. Per gli immobili più datati, invece, lo spazio riservato agli autoveicoli è un optional, predisposto solo dai costruttori più lungimiranti.

Le nevrosi legate alla vana ricerca di un posto auto, la tentazione di un comodo parcheggio sotto la propria finestra, l’arbitrio che diventa prepotenza, accendono spesso dispute condominiali che non di rado finiscono in tribunale. Appare, pertanto, il caso di delineare brevemente un quadro generale della materia.

Le aree destinate a parcheggio (qualora non siano di proprietà esclusiva) rientrano tra le parti comuni dell’edificio [2], come le scale, le travi portanti, i portoni di ingresso, ecc.

La prima cosa da fare è verificare il regolamento di condominio e controllare che esso non disciplina l’utilizzo di tali aree in maniera specifica.

Se nulla è previsto bisogna fare riferimento alla norma di carattere generale [3] secondo la quale ciascun condomino può servirsi della cosa comune, senza modificarne la destinazione e rispettando il diritto a goderne degli altri contitolari. La legge, dunque, riconosce ai comproprietari il diritto al pari uso dei beni comuni, introducendo il principio di “solidarietà” tra gli stessi, i cui rapporti devono tendere ad un equilibrio tra gli interessi e le esigenze di tutti. La disposizione in esame ha evidenti riflessi pratici.

È illegittima, ad esempio, l’occupazione stabile o per lunghi periodi che un condomino faccia di una porzione del cortile comune, impedendo così agli altri di partecipare all’utilizzo dello spazio, ostacolandone il libero e pacifico godimento [4]. In altre parole, commette illecito il condomino che parcheggi sempre nello stesso posto, impedendo agli altri comproprietari di occupare lo stesso spazio.

La Corte di Cassazione ha anche sanzionato il parcheggio nel vialetto condominiale, che limiti o renda difficoltoso il passaggio di altre autovetture [5].

 

Per la Suprema Corte, inoltre, parcheggiare l’autovettura in modo da impedire intenzionalmente agli altri condomini di utilizzare la propria auto e di accedere alla pubblica via, integra il reato di violenza privata [6], punito anche con la reclusione, qualora sia accompagnato dal rifiuto di rimuovere l’impedimento [7].

Il regolamento condominiale può apprestare un’apposita disciplina per evitare situazioni di arbitrio. Nel caso in cui i posti auto risultino insufficienti in proporzione al numero dei condomini, l’assemblea può prevedere una turnazione periodica, che consenta il massimo godimento possibile dello spazio comune. Si tratta di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, secondo il quale la parità nell’uso delle cose comuni non esige necessariamente il contemporaneo godimento da parte di tutti i partecipanti alla comunione. Resta fermo, in ogni caso, l’obbligo per l’amministratore [8] di curare l’osservanza del regolamento.

La casistica relativa al tema è alquanto ampia e necessita un’attenta valutazione, caso per caso, in merito alle azioni da intraprendere, per tutelare le posizioni giuridiche minacciate da abusi e prevaricazioni, ma anche per dirimere controversie che spesso nascono da un’errata percezione delle proprie ragioni.

di LUCA INSALACO

note

[1] Legge n. 765/1967.

[2] Art. 1117 cod. civ.

[3] Art. 1102 cod. civ.

[4] Cass. sent. n.3640/2004.

[5] Cass. sent. n.14633/2012.

[6] Art. 610 cod. pen.

[7] Cass. sent. n.603/2012.

[8] Art. 1130 cod. civ.

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