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Lo sai che? Mantenimento: se il figlio si trasferisce la madre non può chiedere l’aumento

Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2013

Se il rapporto di coabitazione tra figlio e genitore affidatario viene meno, quest’ultimo non è più legittimato a chiedere un aumento dell’assegno di mantenimento.

 

Se il figlio si trasferisce stabilmente in un’altra città e, ciò risulta dal fatto che è stato da quest’ultimo stipulato un contratto di locazione, il genitore affidatario perde la legittimazione a chiedere all’altro coniuge un aumento dell’assegno per il mantenimento del figlio.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione [1]. La sentenza ha chiarito che la perdita della legittimazione a chiedere il mantenimento si verifica solo dal momento del trasferimento del figlio.

Il genitore separato o divorziato, al quale il figlio è stato affidato durante la minore età, pur dopo che questi non ancora autosufficiente sia divenuto maggiorenne, continua ad essere legittimato ad ottenere dall’altro genitore il pagamento dell’assegno, sempre se tra il genitore affidatario e il figlio sussiste un rapporto di coabitazione.

Per aversi “coabitazione” è necessaria la stabile dimora del figlio presso l’abitazione dei genitori, con possibilità di allontanamento solo per brevi periodi.

Invece, nel caso di saltuario ritorno si configura un rapporto di mera ospitalità [2]. Quindi, nel caso di trasferimento, la richiesta di aumento del contributo di mantenimento non deve essere fatta dal madre, ma solo ed esclusivamente dal figlio.

Se il rapporto di coabitazione tra genitore affidatario e figlio viene meno perché quest’ultimo si trasferisce in un’altra città, la madre perde la legittimazione a chiedere, nei confronti dell’ex marito, un aumento del contributo di mantenimento. Tale richiesta può essere invece avanzata direttamente dal figlio.

note

[1] Cass. sent. n. 18075/2013.

[2] Cass. sent. n. 4555/2012.


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