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Lo sai che? Scuola: obbligo di frequenza e dispersione scolastica

Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2013

Nonostante la legge preveda un preciso obbligo alla frequentazione della scuola da parte dei minori e sanzioni per la sua inosservanza, rimane assai diffuso nel nostro Paese il fenomeno della dispersione scolastica.

 

Tra poco inizieranno le scuole, e assisteremo spesso al bighellonare di molti ragazzini per le strade, per i giardinetti delle città e il loro intrattenersi anche al mattino in sale giochi. Potrebbero essere i nostri figli, ma sono i figli di qualcun altro e sembra quasi far parte della normalità. Ma, di fatto, normale non è, perché per tutti questi giovani esiste non solo un diritto all’istruzione, ma anche un preciso obbligo da parte di chi ne ha la tutela a far frequentare loro la scuola.

Cosa prevede la legge

Attualmente l’obbligo scolastico riguarda i minori compresi nella fascia di età tra 6 e 16 anni [1].

La legge dice: “L’istruzione impartita per almeno 10 anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età” [2].

Il diritto allo studio è uno di quelli costituzionalmente garantiti anche per i “privi di mezzi”, e questo lo precisa la stessa Costituzione quando dice: “la Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso” [3].

Non va poi dimenticato che, se da un lato la legge [4] prevede un preciso obbligo dei genitori a mantenere, istruire ed educare la prole, dall’altro lato da tale obbligo derivano delle sanzioni in caso di inosservanza, tanto che non far frequentare a un proprio figlio la scuola dell’obbligo, senza un giusto motivo [5], configura una vera e propria ipotesi di reato [6].

 

Nonostante, tuttavia, l’esistenza di precise norme e sanzioni, il fenomeno della dispersione scolastica da parte di molti minori sembra essere in larga diffusione, specie nell’ambito di ceti sociali meno agiati ed in alcune zone d’Italia [7].

Si tratta di quell’insieme di comportamenti dai quali poi deriva l’assenza ingiustificata e volontaria dei minori nelle scuole.

Non di rado questo fenomeno è causa di situazioni di bullismo, droga e microcriminalità o, nelle ipotesi meno gravi, nella perdita dell’anno scolastico da parte di quei giovani che hanno fatto lunghe assenze nel corso dell’anno con conseguente disagio per gli stessi, poi costretti a rifrequentare le lezioni con compagni di classe più piccoli.

La responsabilità dei genitori

Le responsabilità giuridiche derivanti dalla dispersione scolastica ricadono sempre sui soggetti chiamati all’osservanza dell’obbligo [8]; in particolare i genitori.

Non è sufficiente, infatti, iscrivere un figlio a scuola per essere esonerati dalla responsabilità derivante dalla legge, perché di fatto è necessario vigilare sulla condotta dei propri figli, seguendo anche (ma non solo) le indicazioni degli educatori scolastici. Si tratta di un principio, questo, più volte ribadito dalla Cassazione [9]. Quest’ultima ha affermato che sussiste la responsabilità dei genitori per aver mancato di vigilare, “indipendentemente dal fatto che la scuola segnali le ripetute assenze del figlio”.

La famiglia gioca, quindi, un ruolo decisivo in questo contesto, ma non solo per il dovere imposto istruire ed educare.

È luogo comune, infatti, quello secondo cui solo i figli di famiglie agiate e/o “di cultura” debbano essere indirizzati allo studio. In molti casi, infatti, essi vengono impegnati sin da giovanissimi in attività lavorative a vantaggio della famiglia, ritenendo che il ruolo della scuola vada limito alla semplice alfabetizzazione.

Solo una frequenza scolastica completa può consentire ai giovani non solo di non cadere in situazioni pericolose, spesso fonte di errori difficilmente rimediabili, ma anche di saper guardare alle loro reali aspirazioni, di ritenere possibile la realizzazione dei loro progetti per il futuro, o anche di essere in grado di far progredire (anche con la conoscenza delle nuove tecnologie) un’attività familiare già avviata.

Ed in questo anche la scuola gioca un ruolo essenziale: non solo perché deve essere in grado di capire le situazioni di maggior disagio e segnalarle alle famiglie, ma anche di saper individuare le attitudini dei minori e indirizzarli così agli studi futuri o alle attività professionali più in linea con le loro aspirazioni.

Le Istituzioni, poi, hanno un ruolo non meno importante: adottare politiche economiche di incentivo alle famiglie che sappia rendere effettivo il diritto allo studio per tutti e riuscire a ridurre il fenomeno del precariato di molti docenti, spesso demotivati, per tale motivo, rispetto al compito di grande responsabilità cui sono chiamati come, ad esempio, quello di sostegno all’insegnamento per i giovani con difficoltà fisiche o cognitive.

note

[1] Circolare Ministeriale del 30/12/10 n. 101

[2] Decreto ministeriale del 22/8/07 n. 139, art.1 attuativo delle disposizioni indicate all’art.1 comma 622 della L. 27/12/06.

[3] Art. 34 Cost.

[4] Art. 147 cod. civ.

[5] Per costante giurisprudenza, sono considerati “giusti motivi”: l’eccessiva distanza tra l’abitazione del minore e la scuola in mancanza di idonei servizi di trasporto; la mancanza assoluta di insegnanti; lo stato di salute del minore; l’inidoneità assoluta dei locali destinati a scuola.

[6] Art. 731 cod. pen.

[7] 30% al sud e 20% al nord.

[8] Ai sensi del D.lgs 76/05 (Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione) sono soggetti deputati all’osservanza degli obblighi: il genitore o il Tutore del minore, il Sindaco del Comune di residenza, il Dirigente scolastico (se il minore è a scuola), il Responsabile del centro per l’impiego cui fa capo l’alunno, il Responsabile dell’Agenzia formativa (nel caso frequenti un corso formativo), il Responsabile e il Tutor dell’azienda (se il minore sta facendo apprendistato al fine di acquisire una qualifica professionale.

[9] Corte di Cass. sez. pen., sent.33847/07.


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4 Commenti

  1. Se la formazione del personale della scuola dell’obbligo é carente perché non sa adattare i metodi ai bisogni degli alunni, e i ragazzi vengono comunque bocciati senza appello, non ci sono le condizioni per risarcire ragazzi non ammessi ingiustamente e famiglie dei danni arrecati chwe, forse, sul piano psicologico, non potranno mai essere azzerati? Dobrebbe essere automatico almeno il rimborso delle spese sostenute per eventuale ricorso !
    E il ragazzo perde anni di possibile lavoro! E, quel che conta ancora di più, la fiducia nelle istituzioni!!!

  2. Cosa si può fare (e quando e quanto costa) per impugnare un’ordinanza del TAR che nel dispositivo fa riferimento a norme di legge inesistenti e/o citate erroneamente (che riguardano altra materia) e che non prendono nemmeno in considerazione la lettura delle carte ove sono le prove e gli indizi delle tesi su cui hanno lavorato gli estensori del ricorso? Cosa si può fare quando qualche TAR fa riferimento ad una scuola che non é quella frequentata dallo studente che ha fatto ricorso con il sospetto (?) che sia stato copiata la motivazione dell’esito del ricorso o una parte da altra ordinanza o sentenza con il copia e incolla da internet?
    Mi risponda, per favore!

  3. Salve Rosalba,
    Lei descrive una situazione sicuramente iniqua. Ma per valutare la possibilità, cosi come l’opportunità di impugnare i provvedimenti ottenuti dal Tar sarebbe necessario esaminare gli atti di cui dispone.
    Le consiglio di richiedere consulenza tramite il nostro portale (cliccando nell’area consulenze), allegando copia del provvedimento che intende impugnare.
    Cordiali saluti

  4. Il mio figlio è nato nel 2010 ottobre potrei mandarlo a scuola solo nel settembre 2017, quando avrà 6 anni e 11 mesi? e non il prossimo anno quando avrà 5 anni e 11 mesi? io ho capito che c’è l’obbligo solo per i bambini nati fine al 31 agosto, quindi che hanno già compiuto 6 anni… è corretto? grazie per la risposta.

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