La negoziazione assistita non è più obbligatoria

21 Gennaio 2020 | Autore:
La negoziazione assistita non è più obbligatoria

È troppo onerosa, anche se liquidata con i criteri medi; così la norma che la impone come obbligatoria va disapplicata, perché è in contrasto con la Carta Ue.

Costa troppo la negoziazione assistita, obbligatoria come tentativo stragiudiziale di risolvere le controversie prima di rivolgersi al giudice. Così un giudice ne prende atto e con un’ordinanza diffusa ora [1]  boccia la normativa italiana, ritenendo di disapplicarla poiché in contrasto con la sovraordinata normativa europea, nel punto in cui essa la impone come condizione obbligatoria, tranne che nei casi in cui comporti esborsi esigui; ma nella maggior parte dei casi non è così, perché essa comporta costi ingenti anche quando si fa ricorso ai criteri medi di liquidazione.

In particolare, secondo il giudice veronese la norma [2] va disapplicata perché risulta  in contrasto con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con gli artt. 6 e 13 della CEDU, che sanciscono il principio inderogabile della «tutela giurisdizionale effettiva».

Nel giudizio, la parte convenuta aveva sollevato l’eccezione di improcedibilità della domanda di parte attrice proprio per il mancato esperimento della negoziazione assistita; ma l’ordinanza ha considerato che per la giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue [3] le forme di Adr (alternative dispute resolution, i metodi alternativi di risoluzione delle controversie) sono ammissibili solo se generano costi nulli o quantomeno molto contenuti.

Invece nel caso italiano il decreto ministeriale [4] che fissa i criteri per determinare onorari e compensi dei difensori delle parti non prevede alcuna riduzione del compenso per l’avvocato che assiste la parte nella fase iniziale della negoziazione assistita (il giudice precisa che anche la vigente possibilità di riduzione dei parametri comporta «sempre risultati di una certa consistenza»), nonostante il fatto che essa prevede – scrive il giudice – una durata e un impegno «assai contenuti»: sarebbe invece necessario fissare «importi fissi inderogabili», quasi «una sorta di calmiere», in maniera analoga a quanto viene già previsto, invece, per le spese di mediazione [5] dove sono stabilite marcate riduzioni del compenso per i conciliatori quando la mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Ad avviso del giudice, non è determinante la considerazione che la parte risultata vittoriosa in giudizio potrebbe in seguito recuperare i costi per l’assistenza difensiva, compresi quelli della negoziazione assistita svolta nella fase preliminare, poiché l’esito della causa è incerto, avuto riguardo al momento in cui viene sostenuta la spesa, mentre la Corte di giustizia impone di evitare ora e subito che la parte debba sostenere oneri che pregiudichino o condizionino il suo accesso alla giustizia.

note

[1] Ordinanza emessa il 16 gennaio 2020 dalla 3° sezione civile del tribunale di Verona.

[2] Art. 3, comma 1, del D.L. n.132/2014.

[3] CGUE sent. n. 457 del 14 giugno 2017.

[4] Dm n.37/2018.

[4] Dm n.180/2010.


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