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Battute a sfondo sessuale: è molestia?

21 Gennaio 2020
Battute a sfondo sessuale: è molestia?

Denuncia per molestie verbali: quando il corteggiamento è assillante e volgare diventa reato.

Si possono fare battute a sfondo sessuale nei confronti di una persona, magari una donna? Se questa dovesse offendersi e ritenere i complimenti non graditi, potrebbe denunciare alla polizia il presunto molestatore? 

“Nello scherzo si dicono sempre mezze verità”, recita un adagio popolare che coglie puntualmente nel segno. Quando, però, si tratta di apprezzamenti sulle forme di una donna è facile passare dallo scherzo alla persecuzione, specie se si fa in ambienti ristretti come il luogo di lavoro. Chi non ha il garbo e l’eleganza per porgere un complimento dovrebbe fare maggiore attenzione alle parole che dice. Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], è facile essere querelati. 

Alla Corte è stato posto un quesito figlio della volgarità dei nostri tempi: la battuta a sfondo sessuale è molestia? Ecco cosa hanno risposto i giudici supremi. 

Molestie verbali: quando?

Fare continue battute a sfondo sessuale può integrare il reato di molestie nei confronti della collega di sesso femminile. Sulla scorta di questo principio, un uomo è stato condannato a più di un anno di carcere e a risarcire le vittime delle proprie molestie verbali. Nelle attenzioni dell’imputato erano finite due stagiste nei confronti delle quali questi non si era limitato a fare solo battute a sfondo sessuale o domande su dettagli della loro vita intima, ma, non resistendo alla tentazione, aveva allungato anche le mani, con tanto di pacche sul sedere. Per questo secondo comportamento l’imputato è stato altresì condannato per il reato di violenza sessuale.

Inutile minimizzare: non basta affermare che si è trattato solo di un gioco o di pura goliardia. Anche le battute spiritose – a seconda peraltro dei punti di vista – possono sconfinare nel reato di molestie.

Quando denunciare per battute a sfondo sessuale

Il reato di molestia scatta quando il comportamento incriminato presenta i connotati di disturbo e molestia. Ebbene, a detta dei giudici supremi «il rivolgere, con insistenza, battute a sfondo sessuale o domande, altrettanto insistenti, volte a carpire aspetti della vita intima delle due ragazze (del tipo «che taglia di reggiseno avete» o «avete scopato»), indubbiamente integra la fattispecie del reato di molestie».

Come già in precedenza spiegato dalla stessa Corte in un caso di molestie telefoniche, il reato di molestie commesso «assillando la parte lesa con ossessivi riferimenti alle abitudini sessuali di questa non è escluso dal fatto che l’interlocutore assuma con il molestatore, al fine di raccogliere elementi utili per individuare l’autore delle telefonate, un tono confidenziale rivolgendogli del tu e consentendo a questi di fare altrettanto poiché tale comportamento non può essere interpretato come di acquiescenza o comunque attenuare nell’autore delle molestie la consapevolezza della liceità della propria condotta». 

Responsabilità del datore di lavoro per battute a sfondo sessuale dei suoi dipendenti

La sentenza appena citata non è l’unica ad essersi occupata del tema delle battute a sfondo sessuale e della loro classificazione all’interno del reato di molestie. Già il tribunale di Milano [2] si è soffermato su questo tema. Secondo i giudici meneghini, nel luogo di lavoro, apprezzamenti allusivi, battute a sfondo sessuale, inviti a cena tendenziosi, telefonate continue con costanti ricadute sul piano sessuale, approccio tramite un bacio o proposte di approccio, sono qualificabili come molestie sessuali e come tali ledono la personalità, di cui la dignità personale è un attributo. 

Ciò dà diritto alla vittima di chiedere il risarcimento del danno, da determinarsi “in via equitativa” dal giudice. Quest’ultimo, ai fini della quantificazione del suddetto danno, dovrà tenere conto di una serie di parametri come la durata, l’intensità e la gravità dell’offesa, la posizione delle parti, le circostanze in cui l’offesa è arrecata. 

Anche il datore di lavoro, che è stato posto a conoscenza del fatto che un suo dipendente molesta le colleghe con battute a sfondo sessuale è tenuto a prendere provvedimenti contro di lui in virtù dell’obbligo che gli impone di tutelare la sicurezza e la salute psicofisica dei lavoratori. Diversamente, anche il datore è tenuto a risarcire alla vittima il danno delle molestie.  

note

[1] Cass. sent. n. 1999/20.

[2] Trib. Milano, sent. del 30.01.2001. 

Autore immagine https://it.depositphotos.com


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