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Assegno di ricerca: ultime sentenze

8 Febbraio 2020
Assegno di ricerca: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: partecipazione alla procedura selettiva; assegnazione di posti di ricercatore universitario; conseguimento di un assegno di ricerca; collaborazione stabile con l’ente universitario; rapporto di formazione per assegno di ricerca.

L’assegno di ricerca

Il conseguimento di un assegno di ricerca, ai sensi dell’art. 6 del d.l. n. 580 del 1973, conv. con modif., dalla l. n. 766 del 1973, dando origine ad una collaborazione stabile con l’ente universitario, sia pure connotata da una causa mista di lavoro e formazione scientifica, è assoggettato ad un prelievo contributivo obbligatorio, di talché il suo riscatto ai fini dell’indennità di cd. buonuscita, diversamente dal riscatto del periodo di laurea, non dà luogo al riconoscimento di un’anzianità fittizia e convenzionale, ma va assimilato ad una ricongiunzione di servizi prestati.

Cassazione civile sez. lav., 30/10/2017, n.25756

Concorsi universitari: titolari di un assegno di ricerca nell’università

Dalla formulazione dell’art. 18, comma 4 della Legge n. 240/2010, nella parte in cui prevede che le Università utilizzano parte delle risorse vincolate per procedere «alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca, ovvero iscritti a corsi universitari nell’Università stessa», dunque a qualunque titolo, alla luce sia di un’interpretazione letterale sia della ragione giustificatrice della norma stessa, è possibile desumere la sussistenza di una causa ostativa alla partecipazione alle procedure indette ai sensi della stessa disposizione per i candidati che siano stati titolari di un assegno di ricerca nella medesima Università.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 25/07/2019, n.4068

Assegnisti di ricerca e titolari di contratto di lavoro subordinato

Non può essere condivisa l’equiparazione degli assegnisti di ricerca ai titolari di contratto di lavoro subordinato. La causa dei due rapporti contrattuali, invero, è del tutto diversa, dal momento che nel rapporto di lavoro il lavoratore pone la propria forza di lavoro a disposizione del datore di lavoro verso il corrispettivo della retribuzione, mentre nel rapporto di collaborazione per assegno di ricerca, la causa a fondamento del contratto è l’accrescimento della professionalità mediante attività di formazione per il quale la legge prevede una misura di sostegno economico costituito dall’assegno.

Del tutto differente è, poi, la regolamentazione relativa al profilo economico dei due contratti. Inoltre, mentre nel rapporto di lavoro vigono gli elementi tipici della subordinazione quali l’assoggettamento al controllo dell’orario di lavoro, con obbligo di giustificare assenze e permessi o concordare i periodi di ferie, questi elementi non sono presenti nel rapporto di formazione per assegno di ricerca.

L’assegnista non essendo assoggettato al potere organizzativo del datore di lavoro, non deve attestare la propria presenza nel luogo in cui effettua l’attività di ricerca o giustificare eventuali assenze.

Le modalità di svolgimento del rapporto sono quindi del tutte diverse, poiché, l’assegnista di ricerca non ha vincoli di orario né di subordinazione, configurandosi come rapporto di lavoro autonomo e di diritto privato con l’Università. Il titolare di assegno di ricerca è tenuto soltanto ad un coordinamento con il responsabile del progetto di ricerca cui si riferisce, ma non è assoggettato al potere direttivo del datore di lavoro. Il rapporto che lega il titolare di assegno di ricerca con l’ente erogatore dell’assegno nemmeno è caratterizzato dall’esclusività come è invece nel rapporto di lavoro subordinato.

Consiglio di Stato sez. VI, 15/07/2019, n.4975

Concorsi riservati a soggetti esterni all’università

Si desume dall’art. 18, comma 4, della legge n. 240/2010 l’esistenza di una causa ostativa alla partecipazione alla procedura selettiva per i candidati che siano stati titolari di un assegno di ricerca o di incarico di professore a contratto nella medesima università che ha indetto la selezione: il citato comma 4 dell’art. 18 deve essere interpretato nel senso di precludere la partecipazione alla procedura a tutti coloro che, a qualunque titolo, abbiamo prestato servizio presso l’Università, alla luce sia di una interpretazione letterale sia della ragione giustificatrice della norma, ciò anche laddove si sia in presenza della avvenuta sottoscrizione di contratto di collaborazione coordinata e continuativa, riconducibile ad una prestazione di lavoro occasionale e autonoma.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 07/02/2019, n.207

Stabilizzazione del personale precario della PA

La stabilizzazione del personale precario della pubblica amministrazione è prevista anche per gli “assegnisti”: l’articolo 20 del D.lgs 75/2017, attuativo della Riforma Madia, non apre le procedure “per il superamento del precariato” tramite assunzione a tempo indeterminato, solo a coloro che abbiano conseguito il requisito “esclusivamente” in base a contratti a termine, ma anche a coloro che abbiano stipulato contratti di lavoro flessibile, come l’assegno di ricerca. A sostenerlo è il Tar del Lazio che sottolinea come la riforma si riferisca a tutti i rapporti di lavoro prestati direttamente con l’amministrazione, anche con diverse tipologie di contratto flessibile.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 19/10/2018, n.10158

Dottorato di ricerca e titolarità dell’assegno di ricerca

E’ illegittimo il giudizio di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale a professore di seconda fascia espresso in ragione della valutazione negativa dei titoli scientifici posseduti dal candidato (dottorato di ricerca e titolarità dell’assegno di ricerca) – nonostante il giudizio unanime più che positivo sulla produzione scientifica del candidato, della quale ne vengono sottolineati a più riprese il carattere dell’originalità ed innovatività – allorquando per altri due candidati la valutazione positiva sulla maturità scientifica è stata fondata su titoli accademici qualitativamente inferiori (dottorato di ricerca e contratti di docenza), con ciò emergendo un’evidente disparità di trattamento nonché una motivazione sotto tale profilo del tutto irragionevole e contraddittoria.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 01/08/2016, n.8877

Concorso per ricercatore universitario

Nei concorsi pubblici indetti per l’assegnazione di posti di ricercatore universitario il possesso dell’assegno di ricerca e del contratto di ricerca, pur non garantendo di per sé un diritto di precedenza rispetto ai candidati sprovvisti di analoghi titoli, assumono una particolare pregnanza, che impone all’organo valutativo di prenderli espressamente in considerazione; non è dunque precluso alla Commissione selezionare un candidato privo dei suddetti titoli, ma tale soluzione necessita di una motivazione rafforzata, che renda compiutamente conto delle ragioni sottese alla scelta.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 30/08/2013, n.458

Ricostruzione di carriera dei ricercatori

L’attività svolta presso un’università degli studi in qualità di assegnista di ricerca non è rilevante in sede di ricostruzione di carriera dei ricercatori universitari confermati.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 13/03/2013, n.158

Responsabile scientifico dell’assegno di ricerca

In relazione al conferimento di assegni di ricerca, la palese irragionevolezza dell’art. 18 comma 1 lett. b) e c), l. 30 dicembre 2010 n. 240, secondo il quale non possono partecipare a procedure di selezione ed essere titolari di assegno coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con il responsabile scientifico dell’assegno di ricerca, con un professore o ricercatore appartenente al dipartimento o alla struttura sede dell’attività dell’assegno di ricerca, con il Rettore, il direttore Amministrativo o un componente del Consiglio di amministrazione dell’Università, può essere superata in via interpretativa proponendo l’estensione del precetto limitativo anche ai coniugi, sul rilievo che, secondo l’art. 78 c.c., l’affinità è il “vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge“, sicché, se l’affinità presuppone il coniugio, la ragione di incompatibilità riferita all’affinità (fino al quarto grado), a maggior ragione, deve valere per il coniugio.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 25/10/2012, n.703

Strumento economico dell’assegno di ricerca

È manifestamente infondata la q.l.c. dell’art. 51 comma 6, l. n. 449 del 1997, per contrasto con gli art. 2, 3, 9, 18, 21, 33, 81 e 97 cost., atteso che proprio la riconduzione delle università fra i soggetti di autonomia non implica il necessario ed ineludibile assoggettamento e condizionamento all’intervento finanziario dello Stato di ogni iniziativa nel campo della didattica e della ricerca.

Lo stesso art. 6 comma 2, l. n. 168 del 1989 precisa che la posizione di autonomia delle università ha rilievo anche nei settori contabile e finanziario; segue che, per quanto attiene lo strumento economico dell’assegno di ricerca, è rimessa alla scelta dell’Ateneo la possibilità di avvalersi o meno di detto istituto retributivo, con la conseguenza che il ricorso ad esso non è affatto obbligatorio, ma va modulato con le disponibilità di bilancio e va, altresì, bilanciato con le potenzialità del personale già in rapporto di impegno a soddisfare, senza costi aggiuntivi, le finalità di studio e di ricerca per i quali l’assegno è istituito.

Consiglio di Stato sez. VI, 29/09/2010, n.7186


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