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Firma falsa scrittura privata: ultime sentenze

21 Gennaio 2020
Firma falsa scrittura privata: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: nozione di scrittura privata; materiale falsificazione della firma; disconoscimento di scrittura privata; reato di falsità in scrittura privata.

Nozione di scrittura privata

Ai fini della sussistenza del delitto di cui all’art. 485 c.p., nella nozione di scrittura privata devono essere ricompresi non solo gli atti che contengono dichiarazioni o manifestazioni di volontà idonee a costituire ovvero modificare diritti e posizioni oggettive, ma anche quelli relativi a situazioni da cui possono derivare effetti giuridicamente rilevanti per un determinato soggetto.

(Fattispecie relativa all’apposizione di una falsa firma di un architetto su un allegato planimetrico depositato unitamente alla dichiarazione di inizio attività di lavori di ristrutturazione di un fabbricato).

Cassazione penale sez. V, 16/10/2014, n.7703

Falsificazione scrittura privata

Deve assolversi l’imputato dal reato di tentata truffa con la formula perché il fatto non sussiste, poiché la condotta del medesimo non ha superato la soglia del tentativo, avendo posto in essere soltanto una attività preparatoria, concretatasi nell’avere falsificato la scrittura privata con firma apocrifa e formato la falsa dichiarazione di autosufficienza finanziaria, senza avere però acquisito la quota del 10% della società, rappresentante l’ingiusto profitto, giacché questa evenienza era in concreto di impossibile concretizzazione.

Corte appello Cagliari sez. I, 05/04/2017, n.298

Reato di falso in scrittura privata

Ai fini della sussistenza del reato di falso in scrittura privata, il consenso o l’acquiescenza della persona di cui sia falsificata la firma, non svolge alcun rilievo, in quanto la tutela penale ha per oggetto non solo l’interesse della persona offesa, apparente firmataria del documento, ma anche la fede pubblica. Il quale è compromessa nel momento in cui l’agente faccia uso della scrittura contrattuale per procurare a sé un vantaggio o per arrecare ad altri un danno (fattispecie relativa all’apposizione di una firma falsa su una domanda di condono).

Cassazione penale sez. III, 20/09/2011, n.41417

Uso della scrittura falsificata

Il delitto di falso in scrittura privata, previsto dall’art. 485 c.p., richiede per la sua consumazione non soltanto l’attività di formazione di una falsa scrittura o di alterazione di una scrittura vera, ma anche il successivo uso della scrittura falsificata. Ne deriva che persona offesa non è solo colui il cui interesse all’autenticità della scrittura è già configurabile prima dell’uso e cioè nel momento della contraffazione o dell’alterazione della scrittura, qual’è ad esempio il caso del titolare della firma falsificata, ma anche chi, pur non essendo l’autore apparente del documento o una delle parti da cui proviene la scrittura alterata, risulta titolare di un interesse che riceve pregiudizio attraverso l’uso del documento.

Cassazione penale sez. V, 28/01/1983

Scrittura privata falsa: responsabilità

Se la “compatibilità” dei tratti grafici non può fondare, da sola, la responsabilità per il falso, tuttavia non è corretto svalutarla del tutto e porla a base della negazione della responsabilità, giacché è frutto di una valutazione prudenziale del perito e non elide gli altri elementi indiziari che, uniti alla “compatibilità” e valutati nell’insieme, sono idonei a portare il livello probatorio raggiunto in concreto, e richiesto per il giudizio di condanna, a livello di sufficienza (confermata, nella specie, la condanna nei confronti dell’imputato per aver formato una scrittura privata falsa avente ad oggetto la dichiarazione di accettazione della carica di amministratore della società da parte di soggetto terzo, apponendovi la falsa firma di quest’ultimo, atteso che dall’istruttoria erano emersi elementi tali da far ragionevolmente supporre che solo l’imputato avesse interesse a far apparire il terzo come amministratore di una società prossima al fallimento).

Cassazione penale sez. V, 16/05/2013, n.30499

Plurime falsificazioni in scritture private

La divergenza del timbro della carta intestata di un avvocato insieme alla firma apposta in calce alla lettera inviata ad un notaio alla quale si allegava altra lettera falsa di dimissioni di un socio accomandatario di una società, integrano plurime falsificazioni in scritture private costitutive del reato di falsità in scrittura privata.

Tribunale Torino sez. uff. indagini prel., 07/03/2012, n.330

Falsificazione della firma del defunto creditore

Integra il reato di falsità in scrittura privata, la condotta di colui che crei, in fotocopia, due false dichiarazioni di quietanza con falsificazione della firma del defunto creditore; né, a tal fine, rileva il tempestivo disconoscimento – in sede civile – delle predette scritture effettuato dagli eredi, in quanto esse almeno nel lasso di tempo sino all’eventuale disconoscimento hanno la stessa forza probante dell’originale, capaci anche di sostenere una pronuncia giudiziaria favorevole ove, per mera negligenza o disattenzione “ex adverso”, le stesse non siano tempestivamente disconosciute o la controparte sia contumace, di guisa che maturi il riconoscimento tacito di cui all’art. 215 cod. proc. civ.

Ne deriva che il disconoscimento è un “posterius” che non elide l’esistenza del reato – il quale ha natura di reato di pericolo e si concretizza nella creazione di una falsa fotocopia la cui validità è destinata a permanere in assenza di tempestivo disconoscimento nell’universo giuridico con la stessa forza probante di un originale – che si perfeziona con l’uso della fotocopia avvenuto, nella specie, mediante la produzione in giudizio della stessa.

Cassazione penale sez. V, 30/04/2012, n.29026

Reato di falsità materiale in scrittura privata

Integra il reato di falsità materiale in scrittura privata la condotta di chi, per il pagamento di una fattura, da addebitare ad una società, abbia apposto la propria firma, illeggibile, dichiarandosi in tal modo rappresentante della società cui l’importo indicato nella fattura veniva così addebitato. Il reato, infatti, non è escluso dal fatto che l’agente non abbia falsificato la firma del rappresentante della società, ma si sia limitato ad apporre una firma illeggibile, giacché con tale condotta questi ha comunque realizzato la materiale falsificazione della firma, in ragione del fatto che chi avesse esaminato il documento sarebbe stato legittimato a ritenere che la firma fosse quella del legale rappresentante della società.

(Per l’effetto la Corte ha rigettato il ricorso, avverso la sentenza di condanna, con il quale si sosteneva, invece, che l’imputato, avendo solo apposto un firma illeggibile) non aveva formato alcuna scrittura falsa, ma al più si sarebbe trattato di una falsità ideologica in scrittura privata, non punibile).

Cassazione penale sez. V, 11/03/2009, n.31728

Falsa firma di un architetto su un allegato planimetrico

Ai fini della sussistenza del delitto di cui all’art. 485 c.p., nella nozione di scrittura privata devono essere ricompresi non solo gli atti che contengono dichiarazioni o manifestazioni di volontà idonee a costituire ovvero modificare diritti e posizioni oggettive, ma anche quelli relativi a situazioni da cui possono derivare effetti giuridicamente rilevanti per un determinato soggetto.

(Fattispecie relativa all’apposizione di una falsa firma di un architetto su un allegato planimetrico depositato unitamente alla dichiarazione di inizio attività di lavori di ristrutturazione di un fabbricato).

Cassazione penale sez. V, 16/10/2014, n.7703

Formazione di una scrittura privata falsa o di alterazione di una scrittura vera

Il delitto di falso in scrittura privata, previsto dall’art. 485 c.p., richiede per la sua consumazione non soltanto l’attività di formazione di una scrittura privata falsa o di alterazione di una scrittura vera, ma anche il successivo uso della scrittura falsificata. Ne deriva che persona offesa, come tale legittimata alla presentazione della querela, è non solo la persona della quale sia stata falsificata la firma, ma anche ogni altro soggetto che abbia ricevuto danno per l’uso che in concreto sia stato fatto della scrittura. (Fattispecie in tema di falso in cambiali).

Cassazione penale sez. V, 26/11/1997, n.5414



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