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Responsabilità professionale architetto: ultime sentenze

8 Febbraio 2020
Responsabilità professionale architetto: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: architetto; obbligazione di redigere un progetto di costruzione o di ristrutturazione di un immobile; responsabilità disciplinare; progettazione e l’acquisizione delle autorizzazioni amministrative; onere della prova a carico del professionista.

Architetto progettista

Nei confronti del titolare della ditta esecutrice di un’opera in materia edilizia e dell’architetto progettista della stessa, chiamati in causa dal committente proprietario dell’immobile, la domanda del danneggiato attore in causa deve ritenersi automaticamente estesa trattandosi di chiamata in garanzia c.d. propria, dovendosi osservare che, in capo agli stessi, sussiste responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 2050 c.c., sia sotto il profilo della progettazione che sotto quello dell’esecuzione quando si tratta di attività edilizia, pericolosa per sua natura, da svolgersi in uno stabile di civile abitazione, che in concreto abbia inciso sulla stabilità di una sua parte.

Su tali soggetti grava l’onere di provare “di avere adottato tutte le misure idonee” ad evitarli, evenienza che, se non provata, comporta che essi rispondono in via diretta e solidale con il committente ai sensi dell’art. 2055 c.c.

Tribunale Milano, Civile, Sentenza, 29/09/2004

Responsabilità disciplinare dell’architetto

Sussiste la responsabilità disciplinare dell’architetto che abbia firmato e presentato una segnalazione certificata di inizio attività presso il comune di cui era sindaco.

Cassazione civile sez. II, 19/07/2016, n.14764

Ristrutturazione all’edificio confinante 

Va esclusa la responsabilità dell’architetto per i danni cagionati nel corso di una ristrutturazione all’edificio confinante allorchè l’attività posta in essere sia riconducibile alla condotta realizzata dall’appaltatrice nell’esecuzione dei lavori ovvero che la stessa si sia discostata da quello che era stato il progetto, così implicitamente escludendo errori di progettazione.

Cassazione civile sez. II, 29/05/2013, n.13420

Realizzazione dell’opera progettata dall’architetto

In materia di responsabilità dell’architetto, circa la progettazione e l’acquisizione delle autorizzazioni amministrative necessarie per la realizzazione concreta dell’opera progettata, pur costituendo il progetto, sino a quando non sia materialmente realizzato, una fase preparatoria, strumentalmente preordinata all’attuazione dell’opera, il professionista deve assicurare la conformità del medesimo progetto alla normativa urbanistica, anche individuando la corretta procedura amministrativa da utilizzare, così da assicurare la soluzione dei problemi che precedono e condizionano la realizzazione dell’opera.

Sussiste, quindi, la responsabilità del progettista per l’attività professionale nella fase antecedente all’esecuzione delle opere, in relazione alla scelta del titolo autorizzativo occorrente per il tipo di intervento edilizio progettato (nella specie, l’architetto richiese l’autorizzazione per la manutenzione straordinaria di un edificio, anziché quella per la ristrutturazione), non potendo costituire tale scelta di per sé indice di un accordo illecito fra le parti per porre in essere un abuso edilizio, e spettando essa al medesimo professionista (qualificato da una specifica competenza tecnica), senza che rilevi, ai fini dell’applicabilità dell’esimente ex art. 2226, comma 1, c.c., la firma apposta dal committente sul progetto.

Cassazione civile sez. II, 21/05/2012, n.8014

Obbligo di assicurare la regolarità urbanistica del progetto

Sebbene il progetto architettonico sino a quando non sia materialmente realizzato, costituisca una fase preparatoria, strumentalmente preordinata alla concreta attuazione dell’opera, è anche vero che, sul piano tecnico e giuridico, il progettista deve assicurare la conformità del progetto alla normativa urbanistica ed individuare in termini corretti la procedura amministrativa da utilizzare, così da assicurare la preventiva e corretta soluzione dei problemi che precedono e condizionano la realizzazione dell’opera richiesta dal committente (Cfr. Cass. n. 2257/2007; n. 11728/2002; n. 22487/2004).

La predisposizione di un progetto e l’esecuzione di lavori che hanno portato a realizzare un immobile di altezza eccedente i 13,50 mt permessi dal PRG, infatti, non può ritenersi scusabile alla luce della complessa disciplina normativa che regola il settore in esame. All’art. 2236 c.c., non va assegnata rilevanza alcuna ai fini della ripartizione dell’onere probatorio, giacchè incombe in ogni caso al professionista dare la prova della particolare difficoltà della prestazione, laddove la norma in questione implica solamente una valutazione della colpa del professionista, in relazione alle circostanze del caso concreto (Cass., n. 8826/07).

Da ciò discende che ogni caso di “insuccesso” incombe al professionista dare la prova della particolare difficoltà della prestazione (Cass., Sez. Un., n. 577/08). A tali considerazioni deve poi aggiungersi che la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave, ai sensi dell’art. 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia, per la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, con esclusione dell’imprudenza e della negligenza. Infatti, anche nei casi di speciale difficoltà, tale limitazione non sussiste con riferimento ai danni causati per negligenza o imprudenza, dei quali il professionista risponde in ogni caso (Cass., n. 4797/07). (F.R.)

Tribunale Milano, Sezione 1, Civile, Sentenza, 19/09/2016, n. 7149

Mancato accordo con il committente

Non è ravvisabile la responsabilità di due architetti che per mancato accordo con il committente non avevano apportato delle integrazioni richieste provocando il parere negativo dell’ufficio e l’archiviazione della pratica. Tuttavia la Corte ha chiarito che in base a una ctu erano emerse delle irregolarità che non avrebbero comunque portato al placet per la realizzazione dell’opera.

Corte di Cassazione, Sezione 3, Civile, Sentenza, 24/05/2016, n. 10701

Espletamento dell’attività professionale

L’architetto, l’ingegnere o il geometra, nell’espletamento dell’attività professionale consistente nell’obbligazione di redigere un progetto di costruzione o di ristrutturazione di un immobile, è debitore di un risultato. In particolare, l’ingegnere nell’espletamento dell’attività professionale è obbligato ad usare la diligenza del buon padre di famiglia, con la conseguenza che l’irrealizzabilità dell’opera costituisce inadempimento dell’incarico ed abilita il committente a rifiutare di corrispondere il compenso, avvalendosi dell’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 c.c..

Tribunale Bari, Civile, Sentenza, 2/10/2017, n. 4531

Progetto di costruzione o di ristrutturazione di un immobile

L’architetto, l’ingegnere o il geometra, nell’espletamento dell’attività professionale consistente nell’obbligazione di redigere un progetto di costruzione o di ristrutturazione di un immobile, è debitore di un risultato, essendo il professionista tenuto alla prestazione di un progetto concretamente utilizzabile, anche dal punto di vista tecnico e giuridico.

Rientra nella prestazione dovuta dal tecnico incaricato della redazione di un progetto edilizio, in quanto attività strumentalmente preordinata alla concreta attuazione dell’opera, l’obbligo di assicurare la conformità del medesimo progetto alla normativa urbanistica e di individuare in termini corretti la procedura amministrativa da utilizzare, così da garantire la preventiva soluzione dei problemi che precedono e condizionano la realizzazione dei lavori richiesti dal committente.

Ne consegue che l’irrealizzabilità del progetto, per l’erroneità o l’inadeguatezza del progetto, anche per colpa lieve, conseguente alla difformità dell’opera ivi descritta alla normativa urbanistica ed edilizia in quel momento in vigore, costituisce inadempimento dell’incarico e consente al committente di rifiutare il pagamento del compenso, avvalendosi dell’eccezione di inadempimento di cui all’articolo 1460 del Cc, oppure, se lo stesso compenso sia stato già elargito, di chiedere la risoluzione del contratto a norma dell’articolo 1453 del Cc e domandare le conseguenti restituzioni.

Corte di Cassazione, Sezione 2, Civile, Ordinanza, 31/05/2018, n. 13880

Redazione di un progetto di architettura

La distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato è ininfluente ai fini della valutazione della responsabilità di chi riceve il compito di redigere un progetto di ingegneria o architettura. Infatti, il mancato conseguimento dello scopo pratico avuto di mira dal cliente è comunque addebitabile al professionista, se è conseguenza di suoi errori commessi nella formazione dell’elaborato, che ne rendano le previsioni inidonee a essere attuate, con la conseguenza che il professionista perde il diritto al compenso. (R.B.)

Corte di Cassazione, Sezione 2, Civile, Sentenza, 3/09/2008, n. 22129



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