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M5S verso lo scioglimento

22 Gennaio 2020 | Autore:
M5S verso lo scioglimento

La fuga di parlamentari, le dimissioni di Di Maio, lo scontento della base e una formula che non c’è: la crisi del Movimento è profonda e lo sta mandando in frantumi. 

Le voci si susseguivano da tempo, ma finora erano state sempre smentite; stavolta no. Le dimissioni di Luigi Di Maio dalla carica di capo politico dei 5 stelle potrebbero arrivare già stamattina durante la riunione convocata dello staff e poi essere diffuse in giornata nella conferenza di presentazione dei nuovi facilitatori che affiancheranno il leader politico nella direzione del Movimento. Ma quale leader, e, soprattutto, quale Movimento?

Ieri altri due deputati hanno abbandonato e sono passati al Gruppo Misto; raggiunge così quota 31 il totale dei parlamentari che si sono dimessi o sono stati espulsi, in maniera polemica e aperta divergenza non solo con la gestione pentastellata – accusata di autoritarismo – ma staccandosi dalle stesse basi identitarie del Movimento, che ciascuno ormai richiama e riformula a modo suo. Oggi altri 4 parlamentari potrebbero lasciare, e irrobustire le file del Gruppo Misto o quelle del nuovo gruppo autonomo, la creatura che sta elaborando l’ex ministro dimissionario Fioramonti.

La fuga dei parlamentari appare solo il simbolo di una crisi più profonda che non riguarda solo alcuni dissidenti ma coinvolge ormai l’intero Movimento, e lo sconvolge dalla sua stessa base che da mesi mostra segni di disorientamento e di malessere, anche a livello locale, dove ieri ad esempio la sindaca di Roma Virginia Raggi è stata messa in minoranza. Il M5S non è più il M5S e adesso la spaccatura evidente assomiglia sempre più a una rottura insanabile, che manda in frantumi la coalizione pentastellata.

Forse l’esperienza di governo – prima con la Lega, poi con il Pd – non ha fatto bene ai pentastellati che non sanno come evolversi e compiere scelte nette, in grado di incidere sull’attuale clima politico, in una scena composta di alleati, o avversari, politicamente molto più forti in termini di immagine rispetto a Di Maio ed ai suoi ministri.

Sono già in programma per marzo gli “stati generali”, l’assemblea per decidere il dopo, cioè la futura fisionomia del Movimento; nel frattempo, per traghettare ciò che resta e arrivare compatti all’appuntamento la reggenza provvisoria dovrebbe spettare a Vito Crimi.

Intanto, è a rischio anche l’attuale Governo, e molto dipenderà dall’esito delle elezioni regionali di domenica prossima in Emilia ed in Calabria, ed alcuni sospettano che se vincesse l’attuale opposizione molti pentastellati anche di rilievo – qualcuno ipotizza anche Di Maio – sarebbero pronti ad allearsi di nuovo con la Lega di Matteo Salvini. In questo caso, il Movimento subirebbe un’inevitabile scissione tra quanti saranno pronti a seguire il quasi ex leader politico e quanti invece preferiranno continuare a sostenere la coalizione di maggioranza e dunque l’alleanza con il Pd. Si avrebbero così (almeno) due nuovi movimenti, o partiti, che si richiameranno entrambi all’attuale M5S, ma non gli assomiglieranno più.



1 Commento

  1. Pensavo..speravo….fIno a quando c’erano quei quattro “ragazzi” si poteva raggiungere qualche buon risultato. Non appena sono entrati i “cervelli” o grand’uomini, addio. Dobbiamo convincerci che le castagne dal fuoco nessuno è disposto a toglierle per il prossimo. Peccato, ma di persone al livello di Enrico Toti, hanno distrutto lo stampo.

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