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Figlio nato fuori dal matrimonio: quali diritti per il partner?

25 Gennaio 2020
Figlio nato fuori dal matrimonio: quali diritti per il partner?

Sono la compagna di un uomo che ha avuto un figlio un anno e mezzo fa da un’altra donna. Ha saputo di me e si è infuriata ed è scappata portando via il bambino con sé. Il mio compagno è sconvolto, ha paura di non poter rivedere il figlio o di dover pagare un probabile mantenimento troppo alto. Domanda: fin dove arrivano i diritti e i doveri della sua ex convivente, e viceversa?

Partiamo da un fatto incontestabile: il suo compagno avrà sempre il diritto di vedere e stare con suo figlio e nessuno al mondo potrà impedire questo.

Oggi, più che in passato, è pacifico il diritto dei genitori non più conviventi di vedere i propri figli, senza che uno dei due possa frapporre ostacoli all’instaurazione del rapporto continuativo con l’altro genitore.

Allo stesso tempo, ogni figlio ha diritto di instaurare e mantenere con ciascuno dei genitori il rapporto parentale sulla scorta del diritto alla bigenitorialità, anche in riferimento alla filiazione fuori dal matrimonio.

Se, però, non c’è possibilità di un confronto costruttivo e civile tra i due genitori, il Suo compagno sarà costretto ad affidarsi ad un legale e, così, a presentare ricorso in giudizio per ottenere un provvedimento di affidamento congiunto del bambino e, quindi, stabilire il mantenimento che lo stesso necessita.

In questo modo, la madre non potrà più sottrarre al padre il diritto di stare con il proprio figlio, in quanto non far vedere i figli minori al padre, così come prescritto da una sentenza, integra il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (Tribunale Benevento, 12/04/2018, n. 323).

Con riguardo al mantenimento del bambino, questi ha diritto al tenore di vita corrispondente alle risorse economiche dei genitori, dovendo questi garantire il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario e sociale, all’assistenza morale e materiale alla opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli stessi lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione.

L’assegno di mantenimento a carico dei genitori dovrà essere proporzionato alle sostanze e capacità di lavoro professionale, o casalingo.

Ciò significa che, certamente, chi ha più possibilità economiche avrà un impegno maggiore economicamente; ma, allo stesso tempo, la disagiata condizione economica dell’altro genitore e, in particolare, il suo stato di disoccupazione, non lo esonererà dall’obbligo di contribuzione che, in assenza di concrete ed adeguate prove che dimostrino una limitazione della capacità lavorativa, va quantificato sulla scorta della capacità generica, ossia della potenzialità a lavorare.

Diversamente, non ci saranno diritti da poter vantare tra i due genitori, in termini di mantenimento dell’ex partner, mancando il contratto di matrimonio che genererebbe l’insorgere di quest’altri diritti e obblighi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla


1 Commento

  1. Il problema é oggi come oggi con la crisi occupazionale , parlare di potenzialità di capacità di lavorare é quanto meno ridicolo a meno che l’assegno sia virtuale ,

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