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Appalti: termine per impugnare più elastico

10 maggio 2014


Appalti: termine per impugnare più elastico

> Business Pubblicato il 10 maggio 2014



Corte Ue: i 30 giorni decorrono dalla conoscenza della violazione.

Termini più elastici per impugnare l’esito delle gare: lo impone la Corte di giustizia Ue nella pronuncia dell’8 maggio scorso [1].

La decisione – presa in via pregiudiziale – rafforza le garanzie degli imprenditori che ritengano di essere stati erroneamente esclusi da gare di appalto, proprio nel momento in cui il Governo sta studiando misure per limitare l’accesso alla giustizia amministrativa.

Il principio esaminato è quello che consente alle imprese che partecipino a un appalto di ottenere, con effettività, una tutela nei confronti di violazioni della corretta procedura, anche se le violazioni emergono in un momento successivo all’aggiudicazione della gara.

Le norme nazionali [2], prevedono un termine di 30 giorni per contestare l’aggiudicazione: dopodiché la situazione si consolida anche se vi sono seri dubbi di legittimità.

La vicenda

Nel caso che ha generato l’intervento della Corte Ue si discuteva della manutenzione dell’acquedotto pugliese, cioè di una gara di 17 milioni di euro aggiudicata a un raggruppamento che, prima della firma del contratto, si era modificato perdendo uno dei partecipanti. Un concorrente aveva impugnato l’aggiudicazione ritenendo che la composizione del raggruppamento vincitore non potesse essere modificata. Questo ricorso, tuttavia, risultava presentato oltre la scadenza del termine di 30 giorni dall’aggiudicazione, e quindi avrebbe dovuto essere dichiarato tardivo e archiviato.

La sentenza

Il giudice comunitario ha invece posto l’accento sulla necessità che i ricorsi debbano essere efficaci: nel conflitto, quindi, tra la certezza del diritto (che restringe a 30 giorni il termine per contestare le aggiudicazioni) e la garanzia di un ricorso realmente efficace (che collega il termine dei 30 giorni ad una conoscenza effettiva), prevale il secondo principio.

La Corte ha quindi stabilito che il termine di ricorso (30 giorni) previsto contro la decisione di aggiudicazione, deve decorrere nuovamente tutte le volte che occorra verificare la legittimità di una decisione che autorizzi una modifica all’esito della gara.

La sentenza si applica nelle gare che riguardano i settori dell’acqua, energia, trasporti e telecomunicazioni [3], ma avrà un sicuro effetto anche nel settore degli appalti [4] poiché ad ambedue i settori si applicano i principi della Direttiva ricorsi [5].

note

[1] C. Giust. UE causa C-161/13.

[2] dlgs 104/2010.

[3] Direttiva 17/2004.

[4] Regolato dalla diversa Direttiva 18/2004.

[5]  Direttiva n. 92/13.

Fonte: Sole24Ore

Autore immagine: 123rf.com


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