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Intestare casa alla moglie dopo il matrimonio

23 Gennaio 2020
Intestare casa alla moglie dopo il matrimonio

Vantaggi e svantaggi di donare la casa al coniuge: il bonus prima casa, i vantaggi fiscali, il rischio di revocatorie dei creditori.

Si può intestare casa alla moglie dopo il matrimonio? Sì, ma a patto che la coppia sia sposata in regime di separazione dei beni. Chi è in comunione accetta la comproprietà dei beni e non può scioglierla se non con la separazione della coppia.

Intestare casa alla moglie dopo il matrimonio non comporta, inoltre, la perdita del bonus prima casa. Dunque, si può donare l’immobile acquistato con le agevolazioni fiscali anche se non sono ancora trascorsi cinque anni dal rogito. 

Infine, per non pagare l’Imu sulla casa donata è necessario mantenere in essa, nonostante il passaggio di proprietà, la residenza di entrambi i coniugi e la comune dimora.

Attenzione poi: se si cerca di sfuggire ai creditori, la donazione ha effetto solo dopo un anno.

Ma procediamo con ordine e vediamo tutto ciò che c’è da sapere sull’intestazione della casa alla moglie dopo il matrimonio.

Che significa intestare la casa alla moglie?

Quando si parla di «intestazione della casa» si fa comunemente riferimento a un atto di donazione. A voler essere precisi, “intestare” significa mutare la proprietà, cosa che succede chiaramente anche nel caso di vendita. Ma nel gergo comune, quando si parla di intestazione, si fa riferimento a un’operazione gratuita, senza corrispettivo.

Per intestare una casa a qualcuno, quindi anche alla moglie, è necessario recarsi dal notaio con due testimoni. Senza tale forma, l’atto sarebbe nullo e impugnabile senza limiti di tempo.

Quanto costa intestare la casa alla moglie?

Non bisogna pagare l’imposta sulle donazioni se il valore della casa è inferiore a 1 milione di euro. Diversamente, l’imposta è del 4% sul valore eccedente tale franchigia. 

Bisogna poi versare:

  • l’imposta ipotecaria (necessaria per procedere alla trascrizione dell’atto nei pubblici registri immobiliari), nella misura del 2 per cento del valore dell’immobile;
  • l’imposta catastale (richiesta per la voltura dell’atto), nella misura dell’1 per cento del valore dell’immobile.

Se, però, l’immobile donato è la prima casa per la moglie, l’imposta ipotecaria e catastale sono pari a 168 euro ciascuna. 

Perché si possa parlare di “prima casa” è necessario che la moglie:

  • non abbia altre abitazioni nel Comune ove si trova quella nuova (salvo cederle prima);
  • non abbia un’altra abitazione, ovunque situata in Italia, già acquistata con il beneficio prima casa (salvo cederla entro 1 anno dalla donazione);
  • sia residente nel Comune ove si trova la casa donata. 

Oltre a ciò, ovviamente, bisognerà pagare l’onorario al notaio. Non c’è, invece, bisogno di un avvocato.

Quando si può donare la casa alla moglie?

Non ci sono termini prima dei quali sia vietato fare la donazione alla moglie. La legge, peraltro, nel caso di donazione, non prevede il limite dei cinque anni dal precedente acquisto, previsto invece nel caso di vendita. Quindi, chi ha ricevuto un’abitazione usufruendo del cosiddetto “bonus prima casa” non può rivenderla prima di cinque anni, ma può invece donarla senza il rischio di subire le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate (sanzioni pari al 30% dell’imposta non versata all’atto dell’acquisto).

Peraltro, non ci sono veti al fatto di donare una casa ricevuta a suo tempo in donazione.

Come non pagare l’Imu sulla casa intestata alla moglie

Per non pagare l’Imu sulla casa è necessario che questa costituisca anche l’abitazione principale del contribuente e del suo nucleo familiare. Il che significa che nella casa:

  • va fissata la residenza della moglie e del marito;
  • va fissata la dimora abituale della moglie e del marito (ossia il luogo ove questi abitano per la parte prevalente dell’anno).

Vantaggi di donare la casa alla moglie dopo il matrimonio

Chi ha debiti o teme un pignoramento, intestando la casa alla moglie se ne spoglierà e renderà il bene impignorabile. Attenzione, però, perché la legge tutela i creditori, anche se entro un periodo limitato:

  • se il creditore trascrive il pignoramento entro 1 anno dalla donazione può direttamente pignorare la casa donata, nonostante il passaggio di proprietà;
  • se il creditore trascrive il pignoramento dopo 1 anno dalla donazione, per pignorare la casa deve, invece, esercitare prima la cosiddetta azione revocatoria, volta a dichiarare inefficace l’atto. L’azione, però, ha un termine di decadenza di cinque anni.

In sintesi: 

  • la donazione esplica effetti solo dopo 1 anno;
  • e comunque entro 5 può essere revocata e perdere effetti.

Intestare la casa alla moglie con la separazione

La donazione della casa alla moglie può essere anche conseguenza degli accordi di separazione consensuale; di solito, a fronte di ciò, la donna rinuncia al mantenimento o accetta una drastica riduzione dell’assegno.

Tuttavia, se la separazione è solo simulata, perché rivolta a evitare il pignoramento dei creditori, la stessa potrà essere impugnata entro cinque anni dai creditori medesimi.

Che succede se mi divorzio e ho intestato la casa a mia moglie?

Quando l’intestazione della casa alla moglie non rappresenta un atto di generosità ma il semplice tentativo di ottenere benefici fiscali o altri vantaggi, costituendo così una simulazione, si pone il problema della restituzione dell’immobile in caso di divorzio. Restituzione che non è facile ottenere a meno di dimostrare che la donazione è fittizia. Come fare? Bisogna intraprendere l’azione di simulazione la quale richiede una prova scritta: prova che dovrà per forza essere la scrittura privata firmata da entrambe le parti in cui si riconosce che la proprietà effettiva del bene è del marito.



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