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Editoriali Sistri: ennesimo atto di una commedia all’italiana

Editoriali Pubblicato il 9 settembre 2013

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> Editoriali Pubblicato il 9 settembre 2013

In base all’ultimo decreto legge di “semplificazione” che ha riguardato, tra le tante, anche la materia ambientale, fra meno di un mese dovrebbe finalmente entrare in vigore il Sistema di controllo informatico della tracciabilità dei rifiuti (Sistri), o quel che ne resta. Sarà la volta buona?

1 ottobre 2013: è questa la nuova data che qualche migliaio d’imprese operanti nel ramo dei rifiuti dovranno segnarsi sul calendario; dopo le numerose altre date che hanno, vanamente, preceduto quella su indicata.

Dovrebbe, infatti, essere quello il giorno di “effettiva” entrata in vigore del cosiddetto “Sistri” (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) secondo l’ultimo (in ordine di tempo) decreto di “semplificazione” adottato dal Governo alla fine dello scorso agosto.

Il Sistri è un meccanismo informatico, introdotto, almeno sulla carta, nel nostro ordinamento nell’ormai remoto 2009, che dovrebbe consentire una maggiore tracciabilità dei rifiuti prodotti dalle imprese al fine di prevenire traffici illeciti comportanti uno smaltimento illegale, e dunque dannoso per l’ambiente e per la salute pubblica, degli stessi rifiuti.

Il Sistri dovrebbe (o avrebbe dovuto) sostituire (salvo eccezioni) il tradizionale regime cartaceo di controllo costituito da registri di carico/scarico, formulari di trasporto, il cosiddetto Mud.

Più precisamente, il Sistri obbligherebbe (a questo punto il condizionale è d’obbligo) i soggetti coinvolti nella filiera dei rifiuti a comunicare per via telematica ad un cervellone elettronico gestito dallo Stato tutti i dati quali/quantitativi dei rifiuti prodotti, detenuti, trasportati, smaltiti o sottoposti a trattamento di recupero.

Esso, infine, imporrebbe di dotare i veicoli adibiti al trasporto dei rifiuti di impianti di tracciamento satellitare dei percorsi effettuati e di installare negli impianti di trattamento dei rifiuti particolari sistemi di controllo elettronico per monitorare entrate ed uscite degli automezzi in questione.

Dalla emanazione della legge istitutiva di questo strumento, si sono, invece, susseguiti rinvii a ripetizione per quanto riguarda la sua entrata in vigore.

Questo, come sempre accade in questi casi, ha comportato che quelle imprese e quelle persone che avevano curiosamente preso sul serio, da subito, una legge dello Stato, decidendo di adempierla e assumendosi, quindi, i corposi oneri economici che questo comportava, sono state di fatto sbeffeggiate dalla litania di rinvii disposta (per i motivi più vari, ma tutti di regola non particolarmente nobilitanti) da quello stesso Stato che aveva emanato la medesima legge; oltreché sbeffeggiati, e anche questo è facilmente intuibile e, forse, ancor più irritante per i cittadini onesti e diligenti, dalla gran massa di concorrenti “furbi” che hanno sentito da subito (e non ci voleva grande apparato olfattivo, in verità, a tal proposito) odor di rinvio e, conseguentemente, si sono guardati bene dall’adeguare le loro imprese a quanto sancito dalla legge.

Oggi si riparte dal 1 ottobre, come si accennava.

Ma con corpose novità (tutte per riduzione) relative all’ambito dei soggetti tenuti all’adozione del Sistri ed alle ulteriori dilazioni per taluni degli obbligati “superstiti”.

Anzitutto, si registra un radicale ridimensionamento delle categorie di rifiuti a cui si applica obbligatoriamente il Sistri: restano solo quelli “pericolosi”, non più quelli “speciali”.

Il numero dei soggetti per cui il sistema rimane obbligatorio viene, pertanto, abbattuto da 70.000 a 17.000.

I produttori ed i gestori di rifiuti non pericolosi potranno aderire al sistema “su base volontaria”.

Sarà interessante sapere, alla fine, quanti saranno “i volontari” in questo senso.

Inoltre, all’interno del citato, falcidiato, numero di soggetti tenuti all’adesione al Sistema, si registra un’ulteriore differenziazione di trattamento tra i gestori e i produttori iniziali: solo per i primi il termine imperativo di entrata in vigore è quello del 1 ottobre. I produttori potranno beneficiare di un’altra proroga al 3 marzo 2014.

Per chiudere, un’ultima “nota di colore” tutta italiana contenuta nell’articolo di legge che si sta esaminando: nei primi sei mesi di applicazione della normativa, una parte importante delle sanzioni lì previste (per esempio quelle in materia di informazioni incomplete o inesatte) sarà applicata ai trasgressori solo a partire dalla quarta violazione. Le prime tre sono “abbuonate”.

No, forse non è il modo migliore per iniziare a far capire ai cittadini e alle imprese in particolare che un corretto e legale smaltimento dei rifiuti è una cosa seria: per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Nonché di un mercato regolamentato e “pulito”.

Di STEFANO PALMISANO


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