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Busta paga ferie

18 Febbraio 2020
Busta paga ferie

Le ferie sono un diritto irrinunciabile del lavoratore in quanto gli consentono di recuperare le energie psico-fisiche profuse nel lavoro e di conciliare la vita lavorativa con quella persona e familiare.

La nostra Costituzione e le leggi dello Stato sanciscono il diritto di ogni lavoratore ad un periodo minimo di ferie che deve essere retribuito dall’azienda come se fosse stato normalmente lavorato dal lavoratore.

Per verificare, tempo per tempo, quanti giorni di ferie sono stati maturati e quante ferie sono state accantonate occorre verificare la relativa voce ferie nella busta paga. Il prospetto paga, infatti, se correttamente redatto, permette ad ogni lavoratore di essere puntualmente aggiornato sulla situazione delle sue ferie e sui giorni di ferie ancora a sua disposizione.

In determinati casi, previsti dalla legge, le ferie possono entrare in busta paga anche sotto forma di indennità per ferie non godute ma, come vedremo, la possibilità di monetizzare le ferie non è sempre consentita ma solo in determinati casi previsti dalla legge.

Ferie: cosa sono?

Nel nostro ordinamento, la Costituzione cerca di trovare un giusto compromesso tra le esigenze del libero mercato e delle imprese e la necessità di tutelare la sfera sociale della persona e la sua salute. Nell’ambito di questo difficile bilanciamento, la Costituzione [1] prevede che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Oltre che nella Costituzione, il diritto alle ferie è previsto anche nella legge e, in particolare, nel Codice Civile [2] in base al quale il prestatore di lavoro ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. Per la determinazione della durata di tale periodo, il Codice civile rimanda alla legge, agli usi o secondo equità.

Le ferie, sono, dunque, un periodo di astensione dal lavoro durante il quale il lavoratore, nonostante non vi sia alcuna prestazione di lavoro a favore del datore di lavoro, matura comunque il diritto a ricevere lo stipendio come se avesse normalmente lavorato.

Ferie: quanti giorni spettano?

Come abbiamo visto, per la determinazione del periodo di ferie spettante al dipendente, il Codice civile rimanda alla legge. Ebbene, la legge [3] prevede che al dipendente spetti un periodo minimo di ferie pari a quattro settimane annue.

Il periodo di ferie minimo di legge non può essere ridotto per accordo delle parti, né dal contratto collettivo di lavoro. Inoltre, questo periodo minimo di ferie non può mai essere sostituito dal denaro in quanto è irrinunciabile e non monetizzabile.

Se è vero che al lavoratore spettano quattro settimane di ferie all’anno è anche vero che i lavoratori non lavorano tutti lo stesso numero di giorni a settimana e non tutti lavorano a tempo pieno. Per questo si dice che le ferie “maturano” progressivamente, sulla base delle giornate di lavoro effettivamente prestate.

Per capire come maturano le ferie e calcolare con esattezza quanti giorni di ferie spettano al lavoratore, occorre fare riferimento al contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto di lavoro. A titolo di esempio, per comprendere come maturano le ferie, possiamo prendere in esame il caso più ricorrente.

La gran parte dei lavoratori ha diritto a 26 giorni di ferie l’anno, ovviamente da riproporzionare in caso di part time. Per capire come maturano le ferie occorre dividere 26 giorni per 12 mensilità: ne deriva che il lavoratore matura circa 2,16 giorni di ferie ogni mese. Considerando che la gran parte dei lavoratori lavora su 22/23 giorni al mese, ne consegue che egli matura circa 0,098 giorni di ferie per ogni giorno di lavoro.

Durante i giorni di ferie, il lavoratore ha diritto a percepire la normale retribuzione che gli sarebbe spettata in un giorno di ordinario lavoro.

Busta paga ferie

La busta paga costituisce uno strumento importante non solo per verificare quanti giorni di ferie sono stati maturati e quanti sono stati consumati ma anche per verificare come viene calcolata dal datore di lavoro la retribuzione nei giorni di ferie.

Ma dove si trovano le ferie nella busta paga?

Premettiamo che ogni azienda ha, di solito, un diverso software per la redazione delle buste paga e, dunque, non esiste una regola generale da seguire per individuare il box delle ferie nel cedolino.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la tabella delle ferie si trova in fondo, nella parta bassa del prospetto paga, vigono al dettaglio del totale delle spettanze dovute.

La tabella relativa alle ferie si compone, solitamente, di tre voci:

  • ferie maturate: indica i giorni di ferie maturati dal dipendente nel mese di riferimento;
  • ferie godute: indica i giorni di ferie goduti dal dipendente nel mese di riferimento;
  • ferie residue: indica il saldo, ossia i giorni di ferie ancora a disposizione del dipendente.

Solitamente, nello stesso schema o accanto ad esso, il cedolino indica anche il saldo dei permessi retribuiti (rol e festività soppresse) che sono indicati in giorni.

Busta paga ferie: indennità sostitutiva delle ferie

In alcuni casi, le ferie entrano nella busta paga sotto un’altra “veste”, ossia, come indennità sostitutiva delle ferie. Come abbiamo detto, la legge stabilisce che il periodo di ferie minimo di legge non può essere rinunziato dal dipendente, né può essere monetizzato e trasformato in una somma di denaro.

Questa operazione, tuttavia, è possibile in due casi:

  • se il Ccnl o il contratto individuale di lavoro attribuisce al lavoratore un numero di giorni di ferie superiore al periodo di ferie minimo di legge, i giorni in surplus sono a libera disposizione del lavoratore che può, dunque, rinunziarvi o farseli pagare come indennità sostitutiva delle ferie;
  • in caso di cessazione del rapporto di lavoro è possibile, anzi obbligatorio, monetizzare tutte le ferie residue non ancora godute, anche se si tratta del periodo di ferie minimo di legge, erogando al dipendente la relativa indennità sostitutiva delle ferie. In questo caso, infatti, il lavoratore è materialmente impossibilitato a fruire delle ferie visto che il rapporto di lavoro è cessato.

Per quanto concerne il calcolo, l’indennità sostitutiva delle ferie è pari alla retribuzione del lavoratore nei giorni di ferie.

Se un lavoratore, che ha una paga giornaliera di 104 euro, ha accumulato 120 giorni di ferie residue non godute e cessa il rapporto di lavoro egli ha diritto ad una indennità sostitutiva delle ferie pari a 104 X 120 = 12.480 euro.

L’indennità sostitutiva delle ferie viene inserita nel cedolino tra le competenze di fine rapporto e viene erogata al lavoratore dopo averla epurata delle trattenute fiscali e contributive di legge.

Ferie: entro quando devono essere godute?

La legge non fissa regole stringenti sulle tempistiche di fruizione delle ferie ma si limita ad affermare che i dipendenti possono chiedere al datore di lavoro di prendere le ferie almeno per due settimane consecutive nello stesso anno in cui sono state maturate. Infatti, la legge considera che un periodo feriale di almeno due settimane contribuisce al meglio alla funzione delle ferie, ossia, il recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore o, come si dice in gergo, staccare la spina.

Le altre due settimane maturate nell’anno, invece, possono anche essere accumulate e non fruite nell’anno stesso di maturazione, ma, in ogni caso, dovranno essere godute dal lavoratore entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno di maturazione.

La legge si limita a dire questo.

Per avere, tuttavia, una indicazione più dettagliata delle tempistiche di fruizione delle ferie occorre consultare il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro. Infatti, ogni Ccnl fissa regole specifiche sulle ferie e sui tempi di fruizione.

Nelle aziende, solitamente, viene redatto il cosiddetto piano ferie, ossia, un documento nel quale vengono programmate le ferie dei dipendenti al fine di conciliare le legittime aspettative dei lavoratori con l’esigenza aziendale di garantire, comunque, l’ordinaria attività anche nei periodi di maggiore fruizione delle ferie.

In casi eccezionali, il lavoratore in ferie può essere richiamato in azienda per lavorare. Tuttavia, questa decisione dell’azienda è legittima solo laddove adeguatamente giustificata da ragioni tecnico-organizzative e produttive e solo se il richiamo del dipendente in ferie era realmente inevitabile. In questo caso, il lavoratore ha diritto al rimborso delle spese sostenute per tornare a casa anzitempo e, ovviamente, i giorni di ferie non goduti tornano nel suo saldo ferie.

Ferie: se insorge la malattia cosa succede?

Può accadere anche che il lavoratore programma le sue ferie, parte con la famiglia e poi sopraggiunge una malattia. Che succede in questo caso? La giurisprudenza è orientata nel ritenere che il sopraggiungere della malattia durante la fruizione del periodo di ferie comporta la conversione delle ferie in malattia. Ne consegue che dal giorno in cui insorge lo stato morboso, l’assenza del dipendente va imputata a malattia e non a ferie.

Tuttavia, occorre fare delle precisazioni.

Innanzitutto, per esserci malattia in grado di comportare la sospensione delle ferie occorre che lo stato morboso sia debitamente certificato da un medico del servizio sanitario nazionale. Inoltre, il lavoratore deve prontamente informare il datore di lavoro.

Secondo la giurisprudenza, infatti, la sospensione delle ferie non scatta quando arriva la malattia ma quando il lavoratore comunica lo stato morboso all’azienda.

Inoltre, non tutti gli stati morbosi sono, di per sé, incompatibili con la fruizione delle ferie. Si pensi ad una persona depressa, alla quale lo psicologo ha prescritto un periodo di vacanza e di svago. In casi come questo, il sopraggiungere della malattia non contrasta con la fruizione delle ferie e, dunque, la malattia non comporta la sospensione delle ferie.


note

[1] Art. 36, Cost.

[2] Art. 2109, c.c.

[3] D.lgs. 66/2003.


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