Diritto e Fisco | Articoli

Stalking: quando si configura il reato?

20 Febbraio 2020 | Autore: Marina Moretti
Stalking: quando si configura il reato?

Quando si è vittima di atti persecutori?

Hai lasciato il tuo compagno dopo 10 anni di fidanzamento. Eravate ad un passo dal matrimonio, ma ti sei resa conto che non lo amavi più. Lui, però, non si rassegna alla fine della vostra storia ed è diventato assillante: ti invia continui sms, ti chiama sul cellulare anche di notte e più di una volta te lo sei ritrovato fuori dal tuo luogo di lavoro. Continua a dirti che ti ama e che non vuole perderti. Tu non credi che ti possa fare del male ma, ultimamente, il suo comportamento ti spaventa. Le amiche ti hanno consigliato di denunciarlo alle autorità. Come tutelarsi in questi casi? Ma soprattutto se si tratta di stalking: quando si configura il reato?

Procediamo con ordine e facciamo il punto della situazione in questo articolo.

Stalking: cos’è?

Il reato di atti persecutori (comunemente noto come stalking) [1] è un insieme di comportamenti, ripetuti nel tempo, che consistono in molestie o minacce tali da provocare nella vittima:

  • un perdurante stato di ansia e paura, vale a dire una condizione emotiva spiacevole, accompagnata da un senso di oppressione. Ad esempio, a causa del comportamento ossessivo, la vittima comincia a soffrire di attacchi di panico oppure ha una continua sensazione di irrequietezza e apprensione;
  • un fondato timore per sé, per un prossimo congiunto oppure per una persona con cui si ha una relazione affettiva: nel senso che si teme che lo stalker possa fare del male alla vittima oppure ad una persona a lei molto vicina (ad esempio ai figli);
  • un cambiamento delle proprie abitudini di vita (ad esempio, la vittima cambia lavoro, palestra o il tragitto per tornare a casa).

Non a caso, infatti, la parola stalking deriva dal verbo inglese to stalk che significa appunto “inseguire la preda, fare la posta”. Facciamo un esempio che chiarisca meglio il concetto.

Tizio e Caia si sono lasciati. Tizio comincia ad inviare a Caia 100 messaggi al giorno, le telefona a tutte le ore, segue i suoi spostamenti, la minaccia verbalmente ecc. A causa di questo comportamento ossessivo, Caia comincia a non uscire più di casa.

Ti è chiaro, quindi, che il reato di stalking si manifesta con condotte ripetute, insistenti ed invasive della sfera altrui al punto da ingenerare nella vittima uno stato perenne di allerta.

Stalking: quando si configura il reato?

A questo punto, la domanda sorge spontanea: quando un comportamento inizialmente solo fastidioso può trasformarsi in un reato? Affinché possa configurarsi il reato di stalking, occorrono essenzialmente due elementi:

  • la ripetizione dei comportamenti molesti e minacciosi nei confronti della vittima che possono consistere in telefonate, sms, email, appostamenti, pedinamenti, graffiti, murales, apprezzamenti, sguardi, inviti ecc.;
  • la molestia o la minaccia devono causare nella vittima un grave e perdurante stato di ansia, di paura o timore per la propria salute e per la propria sicurezza (o per quella di un altro familiare), tanto da farle alterare le abitudini di vita.

Solitamente, lo stalker (vale a dire colui che pone in essere la condotta criminosa) agisce sempre nei confronti di una persona con la quale è stato legato da un rapporto sentimentale. Tuttavia, può anche capitare che la relazione affettiva sia stata solo immaginata dal molestatore.

Ad esempio, si pensi al caso in cui un uomo si innamora perdutamente di una donna al punto da esserne ossessionato e cominciare a pedinarla ogni giorno. La donna, però, non corrisponde il sentimento oppure né è completamente estranea.

Dal punto di vista soggettivo, la norma richiede il dolo generico, vale a dire che lo stalker agisca nella consapevolezza che le molestie e le minacce poste in essere siano idonee a cagionare nella sua vittima lo stato di ansia, di paura o di timore.

Affinché si configuri il reato di stalking (cioè di atti persecutori) sono sufficienti anche solamente due episodi di pedinamento, di minacce o di qualsiasi altra condotta molesta, purché idonee a cagionare nella vittima ansia, paura, timore al punto tale da decidere di cambiare le proprie abitudini di vita.

Qual è la pena per il reato di stalking?

Il Codice penale punisce il reato di atti persecutori con la reclusione da 1 a 6 anni e 6 mesi.

Tuttavia, la pena è aumentata se il reato:

  • è commesso dal coniuge (anche legalmente separato o divorziato) oppure da una persona che sia stata legata sentimentalmente alla vittima;
  • è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (quindi anche tramite i social);
  • è commesso nei confronti di un minore, di una donna in stato di gravidanza oppure di una persona affetta da disabilità;
  • è commesso con l’uso armi oppure da persona travisata (cioè a volto coperto).

Come puoi notare, il nostro ordinamento punisce il reato di stalking con una pena severa. Il giudice, tuttavia, alla fine del processo penale potrebbe condannare lo stalker ad un anno di reclusione. In tal caso, se il responsabile non ha precedenti penali, il giudice potrebbe anche concedergli la sospensione condizionale della pena (cioè l’autore del reato non sconterà nemmeno un giorno di carcere).

Inoltre, allo stalker potrebbero essergli riconosciute le attenuanti generiche, con conseguente sconto della pena pari a un terzo rispetto a quella che sarebbe stata normalmente inflitta.

Stalking: quando e come sporgere querela

Se sei vittima di stalking devi presentare necessariamente una querela alle autorità (polizia, carabinieri ecc.) in cui esprimi la volontà di punire l’autore del reato. In caso contrario, non verrà svolta alcuna indagine al fine di accertare la sussistenza della condotta criminosa.

Attenzione: per poter querelare lo stalker, la vittima ha 6 mesi di tempo (anziché i consueti 3 mesi) dal momento in cui ha percepito l’ultimo atto della condotta persecutoria.

La vittima può anche decidere di rimettere (ossia ritirare) la querela in udienza dinanzi al giudice, a meno che il fatto non sia stato commesso mediante minacce gravi reiterate (ad esempio, minaccia perpetrata mediante l’utilizzo di armi). In tal caso, infatti, la querela non potrà essere rimessa e il processo proseguirà il suo corso.

In alcuni casi, invece, il reato di stalking è procedibile d’ufficio, nel senso che l’autorità si attiva anche senza una querela di parte (quindi a prescindere dalla volontà della persona offesa) per perseguire il responsabile del reato. Ciò accade, ad esempio, quando lo stalker sia stato già ammonito dal questore.

A seguito della querela, l’autorità deve darne immediatamente notizia al pubblico ministero, il quale – entro il termine di 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato – dovrà sentire la persona offesa, a meno che non vi sia un rischio concreto per l’incolumità di un minorenne o per la riservatezza delle indagini. Nel frattempo, la polizia giudiziaria avrà il compito di eseguire tutti gli atti di indagine delegati dal pubblico ministero.

Al fine di tutelare le vittime di stalking, il pubblico ministero può chiedere al giudice di emettere un provvedimento con cui si vieta allo stalker di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa. Qualora il soggetto violi il divieto di avvicinamento emesso dal giudice con ordinanza, sarà punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Come provare lo stalking?

È onere della vittima fornire la prova del reato di stalking. A dispetto di quanto si pensi, però, non è così facile né identificare lo stalker, né dimostrare l’esistenza della condotta persecutoria. Si pensi, ad esempio, a quando lo stalker molesta la vittima con continue telefonate nascondendo però il numero chiamante.

Ma non è tutto. La vittima dovrà provare, altresì di:

  • aver subito un grave e perdurante stato di ansia. In tal caso, è necessario fornire certificazione medica che attesti la patologia e le eventuali cure prescritte;
  • il mutamento delle abitudini di vita e quindi che in conseguenza delle molestie, la vittima sia stata costretta, ad esempio a non frequentare più la sua palestra preferita, a cambiare il tragitto per tornare a casa, ad evitare tutti i luoghi frequentati dallo stalker ecc. Al riguardo, sarà utile la prova testimoniale al fine di fornire al giudice elementi utili che vadano a dimostrare l’allontanamento della vittima dai luoghi frequentati assiduamente in passato.

Stalking: ammonimento del questore

Quando si ritiene di essere vittima di stalking è possibile rivolgersi anche al questore affinché ammonisca lo stalker. La legge prevede, infatti, che fino a quando la persona offesa non ha presentato una querela ha la possibilità esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza e chiedere al questore di ammonire l’autore della condotta persecutoria.

Assunte le informazioni necessarie e sentite le persone informate dei fatti, il questore dovrà quindi ammonire lo stalker qualora ritenga fondata l’istanza. Come viene ammonito? In buona sostanza, il soggetto viene invitato a tenere una comportamento conforme alla legge. A questo punto viene redatto un verbale, di cui una copia viene rilasciata alla persona offesa ed una al soggetto ammonito.

L’ammonimento del questore, perciò, non è altro che un avvertimento: se lo stalker continuerà con la condotta persecutoria, verrà processato. In caso di condanna, lo stalker subirà anche un aumento della pena prevista.

Numero antistalking

Se sei vittima di stalking puoi chiamare il numero gratuito 1522, attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Ti risponderà un operatore esperto di casi di violenza fisica e psicologica che ti fornirà tutte le informazioni utili in merito a centri di assistenza e servizi socio-sanitari presenti sul territorio in modo da offrire soccorso e riparo alla persona offesa.

Nei casi di urgenza, gli operatori segnalano il reato direttamente alle autorità competenti, affinché intervengano tempestivamente. Si pensi al caso in cui lo stalker sia appostato sotto casa della vittima pronto ad agire.

Alla luce di quanto detto, il consiglio è sempre quello di denunciare la condotta persecutoria prima che sia troppo tardi.



Di Marina Moretti

note

[1] Art. 612 bis cod. pen.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube