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Come incassare un assegno

23 Gennaio 2020 | Autore:
Come incassare un assegno

Incassare un assegno è un’operazione semplice: come, dove e quando è possibile farlo. Come si pagano i vari tipi di assegno.

Hai concluso una vendita ed il compratore al posto del denaro in contanti, ti ha consegnato un assegno per l’importo pattuito. Poiché è la prima volta che ti accade di ricevere un pagamento non con soldi liquidi, non sai come incassare un assegno. Nessun problema perché in quest’articolo troverai una guida completa in materia. Innanzitutto è opportuno per te sapere che l’assegno è un titolo di credito che consente a chi lo riceve di incassare la somma sopra riportata.

Fino a qualche tempo fa, l’utilizzo di questo strumento di pagamento era molto diffuso mentre oggi è stato soppiantato da altri sistemi come ad esempio il bonifico bancario. Inoltre, l’assegno è un documento cartaceo sul quale devono comparire la data e il luogo di emissione, il nome e il cognome del beneficiario, la somma da pagare, sia in lettere sia in cifre e la firma del traente, che è colui che lo ha emesso. E’ ovvio che deve comparire anche il logo dell’istituto bancario emittente.

Come incassare un assegno

Esistono due modalità per incassare un assegno, ovvero recandosi:

  1. presso la propria banca;
  2. oppure direttamente presso uno sportello dell’istituto di credito che lo ha emesso.

Se non si possiede un proprio conto corrente, l’unico modo per incassarlo è quello di andare nella banca che ha emesso l’assegno. Una volta che l’operatore ha verificato l’identità del beneficiario mediante l’esibizione di un documento di riconoscimento, la banca può procederne al pagamento. Potrebbe, però, accadere che l’importo richiesto non sia immediatamente disponibile, soprattutto se si tratta di una somma molto alta. In tal caso, è consigliato prenotare i contanti in anticipo.

Va precisato che la banca non può comunque obbligare il beneficiario ad aprire un conto corrente presso di sé per pagare l’assegno. Se ciò accade, l’istituto commette un abuso. Pertanto, è possibile presentare ricorso all’Abf (Arbitro bancario finanziario), che è un organismo di conciliazione. In questo caso, basta presentare una domanda online e, successivamente, si tenterà la conciliazione in videoconferenza. La procedura comporta un costo assai irrisorio, trattandosi solo di qualche decina d’euro.

Come incassare un assegno nella propria banca

Quando per incassare un assegno ci si reca nella banca dove si è clienti, le alternative sono due:

  • versare l’assegno sul proprio conto corrente;
  • cambiarlo in denaro contante, eventualmente pagando delle commissioni.

Nel primo caso, occorre tenere presente che il denaro sarà disponibile sul proprio conto fino a 5 giorni lavorativi successivi all’accredito, che scendono a 4 giorni lavorativi nel caso si tratta di un assegno circolare.

Se, invece, la banca dove viene effettuato il versamento è la stessa che ha emesso l’assegno – in quanto debitore e creditore hanno il conto corrente presso lo stesso istituto – la somma sarà immediatamente disponibile.

Lo stesso tipo di ragionamento può farsi anche per la valuta, il periodo di tempo tra l’accredito e la produzione degli interessi sulla somma depositata, che ha un massimo di 3 giorni lavorativi per l’assegno bancario e di 1 giorno per l’assegno circolare.

Se la banca che ha emesso l’assegno è la stessa presso la quale viene accreditata la somma, gli interessi scattano immediatamente.

Come incassare un assegno presso la banca che lo ha emesso

Per incassare l’assegno nella banca che lo ha emesso, bisogna recarsi ad uno qualsiasi degli sportelli dell’istituto in questione, chiedendo di cambiare la somma riportata in contanti.

A tal fine, occorre:

  1. mostrare un documento di identità;
  2. firmare il retro dell’assegno.

Entro quanto tempo è possibile incassare un assegno

L’incasso di un assegno deve avvenire entro termini ben precisi. Pertanto, se si può pagare su “piazza” ovvero nello stesso Comune dove è stato emesso, va riscosso entro 8 giorni dalla data di emissione.

Ad esempio, un assegno, emesso a Palermo, porta il 9 gennaio come data di emissione. Se è pagabile nel capoluogo siciliano, bisogna farlo entro e non oltre il 17 gennaio.

Se, invece, l’assegno è “fuori piazza”, quindi, può essere riscosso in un Comune diverso da quello di emissione, il termine previsto per l’operazione è di 15 giorni dalla data di emissione.

Si pensi al caso di un assegno emesso a Roma in data 10 marzo, che è possibile pagare a Frosinone. In questa ipotesi il termine da rispettare per l’incasso è il 25 marzo.

Se l’incasso dell’assegno può avvenire in uno Stato diverso da quello di emissione, che rientra nell’Unione Europea o che appartiene al bacino del Mediterraneo, il termine per il pagamento è di 20 giorni dalla data di emissione. E’ questa l’ipotesi dell’assegno emesso il 10 aprile, in Francia, che, se pagabile in Italia, va incassato entro il 30 aprile.

In ultimo, se l’assegno è pagabile in un Paese diverso da quello in cui è stato emesso, che appartiene ad un Continente diverso, il termine è di 60 giorni dalla data di emissione. Perciò, un assegno emesso ad esempio in Asia il 30 maggio, se si può pagare in Italia deve essere portato all’incasso entro il 29 luglio. Decorsi detti termini, colui che ha emesso l’assegno può revocarlo e la sua banca non può effettuarne più il pagamento.

Tuttavia, il beneficiario dell’assegno non perde il proprio diritto di credito. Pertanto, potrà agire con un pignoramento, entro 6 mesi dalla data di emissione ovvero con un decreto ingiuntivo, se sono già trascorsi i 6 mesi.

Cosa succede se l’assegno bancario non è coperto

Se al momento dell’incasso l’assegno risulta “scoperto”, ossia non può essere pagato per mancanza della liquidità necessaria sul conto corrente del soggetto che lo ha emesso, la banca avvisa quest’ultimo della mancanza di fondi e lo invita ad un pagamento tardivo.

Se il debitore effettua il versamento, deve pagare non solo la somma indicata nell’assegno ma anche il 10% di penale per il pagamento tardivo. Se, invece, non dovesse sanare il debito in tempi brevi, il beneficiario dell’assegno può procedere al protesto dell’assegno.

Il protesto di un assegno è un atto pubblico con cui un pubblico ufficiale (notaio, ufficiale giudiziario o segretario comunale) dichiara il mancato pagamento della somma indicata nel titolo. Il protesto viene iscritto nel Registro informatico dei protesti, tenuto dalla Camera di Commercio competente per territorio. Tale tipo di pubblicità ha un effetto sanzionatorio in quanto rende impossibile per il protestato l’accesso ad eventuali crediti e finanziamenti.

Inoltre, in caso di emissione di assegni scoperti è prevista anche una sanzione amministrativa pecuniaria da € 516 a € 3.098 euro che aumenta (da 1.032 a 6.197 euro) se l’importo dell’assegno è superiore a € 10.329 o nel caso di violazioni reiterate.

Come incassare un assegno postdatato

Sebbene gli assegni devono riportare la data esatta in cui sono stati emessi, nella pratica accade che vengono consegnati assegni postdatati.

Il beneficiario di uno di tali assegni ha comunque la possibilità di incassarlo in qualsiasi momento anche prima della data riportata. Sono, infatti, consentiti la presentazione e l’incasso anticipato dell’assegno, cioè prima della data formale successiva indicata quale data di emissione.

L’assegno, perciò, viene pagato nel giorno stesso in cui si presenta per l’incasso previa regolarizzazione del titolo, che consiste nel pagamento al Fisco della tassa di bollo stabilita per le cambiali (il 12 x 1.000 dell’importo dell’assegno postdatato).

Come incassare un assegno circolare

L’assegno circolare rappresenta un tipo di assegno più sicuro da riscuotere rispetto a quello ordinario. Infatti, è emesso direttamente dalla banca, su richiesta del cliente, con addebito immediato sul suo conto corrente o dietro consegna della somma in contanti.

L’assegno circolare è, quindi, già coperto al momento dell’emissione e il beneficiario non potrà vedersi negato il pagamento quando vorrà incassarlo.

In tal caso, la procedura è estremamente semplice per cui l’assegno circolare potrà essere incassato:

  1. in contanti, presso una qualsiasi filiale della banca che lo ha emesso;
  2. oppure versandolo sul conto corrente del beneficiario.

In entrambi i casi, il titolare dell’assegno dovrà recarsi in banca munito del proprio documento di identità valido, in modo che il cassiere possa verificare che sia effettivamente il soggetto indicato nell’assegno.

Come incassare un assegno postale

E’ possibile incassare un assegno postale anche in banca. Infatti, lo stesso è pagabile sia presso gli uffici di Poste italiane sia presso il proprio istituto bancario. Nel primo caso, la riscossione avviene in contanti, mentre nel secondo avviene tramite versamento sul conto corrente di cui si è titolari oppure in contanti.

Come incassare un assegno trasferibile e uno non trasferibile

L’assegno può essere trasferibile o non trasferibile. Infatti, l’intestatario dell’assegno ha la facoltà di trasferire la somma indicata sul titolo in favore di un altro soggetto mediante la così detta girata, cioè apponendo la propria firma sul retro dell’assegno.

Il beneficiario di un assegno trasferibile può incassarlo recandosi presso una filiale della banca che lo ha emesso oppure presso la propria banca. In alternativa può girarlo ad un’altra persona così da consentirle di riscuoterlo.

L’assegno non trasferibile, invece, può essere riscosso solo dal beneficiario e questi non può girarlo a terzi.

Esiste un unico modo per trasferirlo: quello di conferire procura a un soggetto di fiducia, tramite l’intervento del notaio. Il costo, però, che il notaio può richiedere per tale operazione è piuttosto cospicuo.

La procedura per l’incasso di un assegno non trasferibile è sempre la stessa ovvero presso una filiale dell’istituto bancario che lo ha emesso oppure presso la propria banca.

Va precisato che tutti gli assegni di importo pari o superiore ai 1.000 euro riportano sempre la clausola di non trasferibilità.

Nella maggior parte dei casi, oggi, in Italia, vengono emessi assegni con la clausola “non trasferibile” al fine di limitare le girate, cioè la cessione del credito a soggetti diversi dall’intestatario. In tal modo infatti, si ha sempre l’immediata conoscenza di chi incasserà la somma ed è possibile contrastare l’evasione fiscale ed il riciclaggio.

Su richiesta del cliente, la banca però, può emettere assegni senza la clausola di non trasferibilità ma a due condizioni: il soggetto che emette l’assegno deve pagare l’imposta di bollo per ogni titolo emesso e la somma indicata nell’assegno non deve superare il limite stabilito dalla legge.



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