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Il datore può modificare le mansioni di un dirigente?

25 Gennaio 2020
Il datore può modificare le mansioni di un dirigente?

Sono un dirigente a cui il datore di lavoro ha modificato le mansioni. Può farlo?

La recente giurisprudenza (sentenza del tribunale di Milano n. 1068 del 3 luglio 2019) ha stabilito, in sintesi, che il datore di lavoro può destinare il dirigente a svolgere qualunque mansione con l’unico limite che essa abbia un contenuto dirigenziale.

Il ragionamento svolto dai giudici milanesi è il seguente.

L’articolo 2103 del Codice civile (modificato nel 2015 a seguito dell’entrata in vigore del cosiddetto Job’s act, cioè del decreto legislativo n. 81 del 15 giugno 2015) stabilisce oggi che il datore di lavoro può modificare le mansioni assegnate al dipendente assegnandolo a svolgere mansioni anche non equivalenti alle precedenti ma che siano allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

In sostanza, oggi, il nuovo articolo 2103 del Codice civile (che si applica dal 25 giungo 2015 anche ai lavoratori assunti in precedenza) consente al datore di lavoro di modificare legittimamente le mansioni del dipendente destinandolo a svolgere diverse mansioni dalle precedenti a condizione che ad esse corrisponda la stessa categoria (nel suo caso di dirigente) e lo stesso inquadramento (lo stesso livello cioè).

Siccome per i dirigenti i contratti collettivi non prevedono diversi livelli di inquadramento, allora l’unico limite che il datore di lavoro incontra nel modificare le mansioni di un dirigente è che le nuove mansioni assegnate abbiano un effettivo contenuto dirigenziale.

Nel suo caso, pertanto, (come in tutti i casi di dirigenti ai quali vengano modificate le mansioni) ciò che deve essere accertato affinché si possa affermare che sia legittima la modificazione delle mansioni è che le nuove mansioni abbiano un effettivo contenuto dirigenziale.

In altre parole, per affermare che vi sia demansionamento illegittimo alla luce del nuovo articolo 2103 del Codice civile occorre accertare non che le mansioni attuali non siano equivalenti a quelle svolte in precedenza, ma che le nuove mansioni effettivamente svolte non abbiano un contenuto dirigenziale.

Per poter essere considerate mansioni o attività a contenuto dirigenziale occorre, in concreto, verificare se le nuove mansioni siano caratterizzate da autonomia e potere decisionale da parte del dipendente inquadrato come dirigente (indipendentemente dall’ambito più o meno esteso entro il quale le stesse vengano svolte).

Se, quindi, le nuove mansioni alle quali lei è stato destinato comportano da parte sua un’effettiva autonomia e potere decisionale, cioè un autonomo potere di adottare e gestire decisioni e di indicare, ordinare e far eseguire strategie e scelte operative, allora non si potrà parlare di demansionamento illegittimo ai sensi dell’articolo 2103 del Codice civile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Angelo Forte



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