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Risarcimento da perdita di un familiare: la convivenza non rileva

11 ottobre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 ottobre 2013



La morte di un congiunto va risarcita a prescindere dal fatto che vi fosse un rapporto di coabitazione, ma vi deve essere la prova dell’esistenza di un legame affettivo tra le parti.

 

Ha diritto al risarcimento del danno, per la morte di un congiunto, non solo chi sia stato un suo convivente. È sufficiente, invece, provare che vi fosse, con la vittima, un reale legame affettivo, non necessariamente riconducibile al ristretto nucleo familiare.

È quanto emerge da una pronuncia della Cassazione [1]. I giudici hanno evidenziato come, nel caso di perdita di un familiare, quello che rileva ai fini del diritto al risarcimento del danno non patrimoniale [2] è la presenza di uno stretto legame affettivo supportato dalla frequentazione delle parti o anche da un intenso livello di comunicazione tra di esse. Si pensi, ad esempio, al forte legame tra nonni e nipoti, che pure di norma non coabitano, ma che sono soliti frequentarsi abitualmente o, in mancanza, comunicare tramite i molti strumenti telefonici o telematici.

Si tratta di una pronuncia di non poco rilievo se si pensa che, con riferimento al diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita di un congiunto, la giurisprudenza ha sempre dato come presupposto il requisito della convivenza per provare l’esistenza dei rapporti tra i familiari [3], escludendo, quindi, il diritto al risarcimento da parte di quei soggetti non conviventi abitualmente (nonni, nipoti, nuore e generi, ecc.).

Dunque la coabitazione non deve essere considerata un elemento decisivo ai fini del diritto al risarcimento per la perdita di un congiunto, in quanto ciò che va tenuta in considerazione è la solidità del legame affettivo esistente  tra i familiari, che andrà comunque provata caso per caso.

In una precedente pronuncia, la Cassazione ha esteso l’ambito del risarcimento anche ai casi di coppie di fatto (leggi l’articolo: “Fidanzati risarciti per i danni da incidente al partner”).

La vicenda

La pronuncia della Suprema Corte, prende spunto da un caso riguardante l’imputazione di un uomo per omicidio colposo di un minore in un incidente stradale e la conseguente richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale formulata dai nonni. A tale richiesta di indennizzo il responsabile si era opposto (senza successo) per non aver questi convissuto col nipote deceduto.

Anche nel caso in cui il familiare non abbia convissuto con la vittima, potrà sperare nel risarcimento del danno derivante dalla perdita del congiunto: ciò in quanto l’esistenza di un solido legame affettivo (anche di fatto) non è necessariamente legato alla convivenza.

note

[1] Cass. sent. n. 29735 dell’11.07.13

[2] Art. 2059 cod.civ.

[3] Cass. sent. n. 4253 del del 16/3/12 che riprende Cass. sent. n. 6938, 23.06.1993 e prevede che, in ipotesi di fatto illecito quale l’uccisione di un congiunto, estraneo all’ambito del ristretto nucleo familiare, perché possano ritenersi risarcibili il danno non patrimoniale per lesione del rapporto parentale, nonché il danno patrimoniale legato al venir meno di prestazioni comportanti un’utilità economica, è necessario che esistesse tra i congiunti una situazione di convivenza.

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