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Risarcimento per gli schiamazzi dei bambini nel cortile della scuola

9 settembre 2013


Risarcimento per gli schiamazzi dei bambini nel cortile della scuola

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2013



Il Comune deve risarcire i privati cittadini, vicini alla scuola, disturbati dalle grida dei bambini: sanzionata dal giudice ordinario l’inosservanza della pubblica amministrazione dei canoni di diligenza e prudenza.

I rumori sono sempre molesti, anche se sono quelli della ingenuità e dalla spensieratezza dei bambini. Lo sa bene la Cassazione che, con una sentenza dello scorso venerdì [1], ha condannato una scuola elementare per gli schiamazzi dei bambini che procuravano disturbo all’abitazione di alcuni vicini. Del caso si sono occupate nientemeno che le Sezioni Unite della Corte, a significare l’importanza del problema e quanto lo stesso sia sentito come “delicato” anche dalla giurisprudenza. Tutelare comunque il riposo o chiudere un occhio davanti a chi non agisce con l’intenzione di dare fastidio? La Cassazione non ci ha pensato due volte…

Dunque, stop ai giochi a scuola 

se disturbano il circondario. 

Stop alla ricreazione nelle aree scolastiche. La sentenza ha dato ragione a un residente nel comune di Trezzano sul Naviglio che si lamentava dei continui schiamazzi provenienti da un parco di una scuola. La Corte d’appello di Milano aveva stabilito che la scuola limitasse i giochi nell’area attrezzata del parco esterno solo un’ora e mezza al giorno, escludendo le ore della prima mattina. In Cassazione, poi, il ricorrente ha ottenuto, oltre al risarcimento del danno per il passato, l’inibizione, per il futuro, nei confronti della scuola a ripetere episodi identici.

La pubblica amministrazione, sottolinea la Suprema Corte, deve osservare le regole tecniche, cioè i canoni di diligenza e prudenza. L’eventuale violazione di tale precetto, e la conseguente richiesta di risarcimento del danno, non va denunciata davanti a giudici speciali (TAR), ma al giudice ordinario.

Il principio che esce dalla sentenza è chiaro: il privato ha sempre diritto al godimento pieno della sua abitazione, con le correlative esigenze di riposo e di quiete influenti anche sulla salute.

La questione sulla giurisdizione

Nella pronuncia, la Cassazione si è anche rivolta agli avvocati, ricordando le regole sulla giurisdizione e sulla competenza. Si legge nel provvedimento che l’inosservanza da parte della pubblica amministrazione, nella gestione (e manutenzione) dei beni che a essa appartengono, delle regole tecniche, oppure dei canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato dinanzi al giudice ordinario non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della stessa amministrazione al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove miri alla condanna della stessa a un “fare” o a un “astenersi dal fare”, giacché la domanda non investe scelte e atti autoritativi dell’amministrazione, ma attività soggetta al rispetto del principio di “non ledere nessuno”.

note

[1] Cass. sent. n. 20571 del 6.09.2013.

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