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Per quali motivi si può chiedere il Tfr?

18 Febbraio 2020 | Autore: Marina Moretti
Per quali motivi si può chiedere il Tfr?

Quando e come chiedere il trattamento di fine rapporto?

Quando cessa il rapporto di lavoro – per licenziamento, dimissioni o risoluzione del contratto – il lavoratore subordinato ha diritto a percepire la famosa liquidazione (o buonuscita), vale a dire una somma di denaro aggiuntiva alla retribuzione, chiamata Tfr (Trattamento di fine rapporto). Ci sono dei casi, tuttavia, in cui il lavoratore può chiedere un anticipo sul Tfr quando il rapporto di lavoro è ancora in corso.

Si pensi, ad esempio, al lavoratore che deve comprare la sua prima casa dove andare a vivere con tutta la sua famiglia oppure deve sostenere delle spese mediche per un trattamento sanitario. In ogni caso, la somma che si può ottenere a titolo di Tfr dipende sia dall’anzianità di servizio sia dalla qualifica ricoperta dal lavoratore.

Ma esattamente, per quali motivi si può chiedere il Tfr? Lo vediamo in questo articolo.

Cos’è il Tfr?

Il trattamento di fine rapporto (TFR) è una sorta di retribuzione differita. In buona sostanza, durante il rapporto di lavoro, il dipendente matura una certa somma che viene accantonata dal datore di lavoro ogni mese. La somma totale sarà poi corrisposta al termine del rapporto di lavoro (ad esempio, per dimissioni o licenziamento).

Il diritto al Tfr può essere esercitato dal lavoratore subordinato una sola volta nel corso del rapporto di lavoro ed è soggetto a numerose limitazioni e condizioni espressamente previste dalla legge.

Tfr: come può essere utilizzato?

Il lavoratore può scegliere liberamente di:

  • di mantenere il Tfr in azienda. In tal caso gli verrà liquidato solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro;
  • destinarlo ad un fondo di previdenza complementare;
  • chiedere al datore di lavoro di concedergli un anticipo sul Tfr per sostenere spese sanitarie o per l’acquisto della casa di abitazione propria o per i figli. In tal caso alla fine del rapporto di lavoro gli spetterà solo la somma residua, al netto di quanto già percepito;
  • versarlo al Fondo di Tesoreria Inps (i datori di lavoro privati con più di 50 dipendenti, infatti, hanno l’obbligo di versare al Fondo di Tesoreria le quote maturate da ciascun lavoratore e non destinate a forme pensionistiche complementari).

Dal 2015 al giugno 2018 vi è stata una fase di sperimentazione durante la quale i lavoratori hanno avuto la possibilità di scegliere di ricevere il Tfr direttamente in busta paga. Tuttavia, a partire da mese di luglio 2018, il Governo ha dato lo stop definitivo alla sperimentazione – dato lo scarso successo – e il datore di lavoro non è più tenuto a erogare in anticipo le quote del Tfr nelle buste paga dei suoi dipendenti.

Come si calcola il Tfr?

Per fare il calcolo e sapere esattamente quanto Tfr hai maturato fino ad oggi, innanzitutto dovrai sommare la retribuzione lorda che ti viene corrisposta dal datore di lavoro per ogni anno di lavoro svolto e dividere il risultato ottenuto per 13,5. Facciamo un esempio: Tizio viene assunto il primo gennaio 2018 con un contratto di lavoro a tempo indeterminato che prevede una retribuzione annua lorda di 30.000 euro. Al 31 dicembre 2018 avrà accantonato, a titolo di Tfr, la somma di 2.222,2 (vale a dire 30.000 x 13,5).

Devi sapere, però, che alla fine di ogni anno, il Tfr viene rivalutato con una percentuale dell’1,5 % in misura fissa e del 75% dell’aumento dell’indice Istat.

Per tornare all’esempio di prima, il totale di Tfr accantonato alla data del 31 dicembre 2019 sarà pari a 4.511 euro circa (vale a dire 2.222,2 euro percepiti nel 2018 e 2.222,2 percepiti nel 2019, a cui poi si aggiungono 66,66 euro di rivalutazione).

Per quali motivi si può chiedere il Tfr?

Il Tfr spetta al lavoratore subordinato – con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato –  quando cessa il rapporto di lavoro e quindi in caso di:

  • licenziamento, anche disciplinare o per giusta causa. Il dipendente licenziato può quindi esigere il Tfr in misura piena. Eventuali risarcimenti per danni cagionati all’azienda possono essere pretesi solo dopo aver intentato una causa all’ex dipendente;
  • dimissioni;
  • raggiungimento dell’età pensionabile;
  • scadenza del contratto di lavoro.

Forse non sai che, in alcuni casi previsti, è possibile anche chiedere un anticipo sul Tfr quando il rapporto di lavoro è ancora in corso. In altre parole, il lavoratore – invece di aspettare, ad esempio, di andare in pensione – potrà richiedere al datore di lavoro un anticipo quando continua ancora a lavorare.

Per far questo, però, occorre che il lavoratore:

  • abbia maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro;
  • non chieda più del 70% del Tfr maturato fino a quel momento (ossia fino a quando avanza richiesta di anticipo).

Ci sono ulteriori condizioni da rispettare, nel senso che per evitare un vero e proprio “assalto al Tfr” è necessario che il numero di richieste da soddisfare annualmente non superi il 10% degli aventi diritto, e comunque il 4% del numero totale dei lavoratori dipendenti. Facciamo un esempio che ti aiuti a capire: supponiamo che un’azienda abbia 100 dipendenti, di cui 10 presentano al datore di lavoro domanda per ottenere l’anticipo sul rispettivo Tfr. In tal caso, il datore di lavoro non potrà accettare tutte le richieste ma potrà soddisfarne massimo 4 per anno.

Quindi, come puoi vedere, non è detto che se presenti la richiesta potrai automaticamente ottenere l’anticipo sul tuo Tfr. Questo perché la legge pone dei limiti ben precisi che devono essere rispettati onde evitare che le casse dei datori di lavoro siano prese d’assalto da un eccessivo numero di richieste (seppur legittime).

I contratti collettivi o gli accordi individuali possono comunque stabilire condizioni più favorevoli o criteri di priorità (ad esempio requisiti soggettivi o limiti) per l’accoglimento delle richieste di anticipazione.

Inoltre, sappi che non è possibile richiedere l’anticipo del Tfr se la tua azienda versi in uno stato di crisi (accertato e dichiarato).

Ma quando si può chiedere il tfr anticipato? Il lavoratore può presentare domanda solo se ha necessità di affrontare le seguenti tipologie di spese:

  • mediche o sanitarie per terapie o interventi chirurgici straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • per l’acquisto della prima casa, ossia di un immobile destinato all’abitazione e residenza di tutta famiglia oppure per l’acquisto del suolo su cui edificare l’abitazione;
  • per l’acquisto della prima casa per i figli;
  • per fruizione dei congedi parentali;
  • per riscatto di abitazione già occupata ad altro titolo;
  • per la costruzione o la ristrutturazione di un immobile da destinare a prima casa.

L’anticipo sul Tfr, invece, non può essere richiesto per affrontare le spese sostenute per:

  • ristrutturare una casa di proprietà del lavoratore;
  • ottenere il rimborso dei debiti contratti per acquistare la casa ovvero per evitarne l’espropriazione;
  • l’acquisto di una seconda casa.

Inutile dire che per richiedere l’anticipo del Tfr, tutte le spese sostenute dovranno necessariamente essere documentate (ad esempio con ricevute fiscali, fatture, rogito notarile, contratto preliminare di compravendita ecc.).

Devi sapere, inoltre, che in caso di divorzio alla tua ex moglie spetterà una quota del tuo Tfr fino ad allora maturato. Mentre, in caso di decesso del lavoratore, il Tfr spetta al coniuge, ai figli e ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado (se al momento del decesso vivevano a carico del prestatore di lavoro).

Tfr: posso richiederlo in busta paga?

La legge ha previsto che il lavoratore possa scegliere di ottenere un anticipo del Tfr direttamente in busta paga, quindi mensilmente insieme al suo stipendio. Tale facoltà spetta anche dai lavoratori che hanno scelto di destinare il il loro Tfr ad un fondo di previdenza.

Possono ottenere il Tfr in busta paga tutti i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi i lavoratori agricoli, domestici o di aziende sottoposte a procedure fallimentari) con un’anzianità di servizio di almeno sei mesi. La richiesta del Tfr in busta paga va presentata al proprio datore di lavoro tramite modulo QU.I.R.

Se si sceglie questa opzione il Tfr sarà liquidato al lavoratore:

  • dal mese successivo alla presentazione della richiesta per aziende con più di 50 dipendenti;
  • entro 3 mesi dal consegna del modulo QU.I.R. per le aziende con meno dipendenti.

È chiaro che qualora si scelga di ricevere il Tfr un po’ alla volta in busta paga si verificano due conseguenze:

  • si avrà uno stipendio più alto;
  • il tfr sarà tassato con il regime previsto per quello ordinario.

Pertanto, il Tfr in busta paga causerà notevoli difficoltà in tema di agevolazioni legate all’Isee, detrazioni per familiari a carico ecc. Tuttavia, come già anticipato, la possibilità di aderire al trasferimento della liquidazione del Tfr direttamente in busta paga è terminata il 30 giugno 2018. A partire dal mese di luglio 2018, infatti i lavoratori non possono più ricevere il Tfr insieme allo stipendio ma verrà accantonato presso l’azienda e liquidato al dipendente successivamente, vale a dire una volta cessato il rapporto di lavoro.

Tfr: elenco voci

Le principali voci che rientrano nell’imponibile Tfr sono le seguenti:

  • retribuzione complessiva (paga base, scatti di anzianità ecc.);
  • tredicesima, quattordicesima ed altre mensilità ove previste;
  • compensi per lavoro straordinario non occasionale;
  • maggiorazione per lavoro notturno;
  • indennità corrisposte abitualmente (ad esempio, mensa, funzione, mansione, alloggio, cassa o maneggio denaro, trasporto, servizio estero, lavori disagiati ecc.);
  • premi (di fedeltà, annui, di anzianità, finali);
  • festività infrasettimanali retribuite e festività che cadono di domenica;
  • uso dell’auto aziendale e relative spese;
  • infortunio, maternità e malattia;

Non rientrano, invece, nell’imponibile del Tfr i seguenti emolumenti erogati in via occasionale:

  • le indennità di trasferta e di viaggio, in Italia o all’estero;
  • i rimborsi spese;
  • il lavoro straordinario occasionale o non continuativo;
  • l’indennità di viaggio.


Di Marina Moretti


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