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Busta paga aumento

24 Gennaio 2020
Busta paga aumento

Se il datore di lavoro concede un aumento di stipendio ad un proprio dipendente, quest’ultimo può verificare, sin dal mese di paga successivo, il rispetto dell’impegno preso consultando la propria busta paga.

Il datore di lavoro ti ha promesso, già dal mese prossimo, un aumento del tuo stipendio? Vuoi verificare se è stato di parola? Come fare? E’ semplice. Ogni mese, quando viene pagato lo stipendio mensile, il datore di lavoro consegna al dipendente la busta paga mensile con la quale il lavoratore può verificare con quali conteggi l’azienda ha calcolato lo stipendio netto erogato al lavoratore.

Nella busta paga l’aumento di stipendio è facilmente individuabile: basta saper leggere le relative voci. Di certo, occorre distinguere di che tipo di aumento stiamo parlando. Infatti, se dovesse trattarsi di un aumento determinato dal rinnovo del contratto collettivo di lavoro di settore, questo incremento stipendiale potrebbe restare assorbito nell’eventuale superminimo individuale previsto dal contratto individuale di lavoro e, in questo caso, il lavoratore non avrebbe alcun incremento tangibile della sua retribuzione.

Busta paga: cos’è?

Il principale obbligo del datore di lavoro nei confronti del lavoratore è il pagamento dello stipendio mensile alle scadenze stabilite dal contratto collettivo di lavoro applicato o dagli usi aziendali.

Accanto al pagamento dello stipendio, il datore di lavoro ha un altro obbligo contestuale e strettamene collegato: consegnare al dipendente la busta paga relativa al mese di paga.

La consegna della busta paga mensile è un obbligo di legge [1] e, se questo obbligo non viene rispettato, il datore di lavoro rischia di ricevere delle sanzioni amministrative dall’Ispettorato territoriale del Lavoro.

La busta paga è un documento, redatto dall’ufficio paghe interne oppure da uno studio commerciale o di consulenza del lavoro esterno, nel quale vengono illustrati tutti i conteggi effettuati dal datore di lavoro, in quel mese di paga, per determinare lo stipendio netto materialmente accreditato al lavoratore sul suo conto corrente.

La necessità di consegnare la busta paga deriva, soprattutto, dal fatto che, mentre un lavoratore autonomo riceve dal suo cliente l’intero compenso lordo e poi provvede da solo a pagare le tasse ed i contributi previdenziali, nel lavoro subordinato il lavoratore non riceve l’intero stipendio lordo che gli spetta ma lo riceve già depurato delle tasse e dei contributi previdenziali.

Per questo, visualizzando la busta paga, egli può essere informato su come sono state calcolate le tasse e dei contributi previdenziali che sono stati trattenuti dal suo stipendio e verificare anche la correttezza dei conteggi effettuati dal datore di lavoro.

Busta paga: quali voci contiene?

Per quanto concerne il contenuto, la busta paga contiene una serie di voci che riguardano, in generale, l’individuazione delle parti del rapporto di lavoro e delle condizioni di assunzione in essere.

Sotto questo profilo il cedolino paga indica:

  • nome, cognome, codice fiscale, indirizzo del lavoratore;
  • denominazione, sede legale, partita iva del datore di lavoro;
  • matricola Inps ed Inail del datore di lavoro;
  • data di assunzione del dipendente;
  • Ccnl applicato;
  • livello di inquadramento del lavoratore.

Inoltre, la busta paga, ed è questo il suo “cuore”, partendo dalla retribuzione lorda spettante al lavoratore da contratto, elenca tutte le somme trattenute e/o attribuite al dipendente fino ad arrivare al netto in busta, ossia, alla somma che concretamente il dipendente si mette in tasca.

Per quanto concerne la retribuzione lorda di partenza, questa è composta dalle seguenti voci:

  • minimo tabellare: si tratta della retribuzione minima prevista dal Ccnl di riferimento per lavoratori assunti con il livello di inquadramento del lavoratore al quale si riferisce la busta paga;
  • (eventuale) superminimo individuale: si tratta di una somma ad personam riconosciuta dal datore di lavoro al dipendente nel contratto individuale di lavoro. Il superminimo può essere assorbibile o non assorbibile. Nel primo caso, se la retribuzione del dipendente aumenta, tale incremento resta assorbito, fino a concorrenza, nel superminimo che, dunque, si andrà proporzionalmente a ridurre. Nel caso di superminimo non assorbibile, invece, questa voce resta fissa ed insensibile alle vicende della retribuzione e ad eventuali aumenti;
  • scatti di anzianità: si tratta di voci retributive che il lavoratore matura dopo un certo numero di anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. La disciplina degli scatti è contenuta nel Ccnl applicato al rapporto di lavoro.

Partendo dal valore della retribuzione lorda mensile spettante al dipendente, composta dalle voci che abbiamo appena visto, si passa ad elencare le somme che sono state aggiunte o trattenute da questo valore.

Le principali trattenute sono:

  • Irpef e relative addizionali regionale e comunale: si tratta dell’imposta sul reddito delle persone fisiche che il datore di lavoro calcola sulla base del reddito annuo presunto del dipendente posto che le aliquote Irpef non sono fisse ma aumentano all’aumentare del reddito percepito;
  • contributi previdenziali: il datore di lavoro applica alla retribuzione lorda del dipendente l’aliquota contributiva relativa alla quota di contributi a carico del lavoratore che, di solito, è del 9,19%;
  • eventuali somme da trattenere per conguaglio fiscale, ossia, per recuperare le minori somme trattenute a titolo di tasse nei cedolini dei mesi precedenti;
  • quote di contribuzione a carico del dipendente a fondi di assistenza sanitaria e/o previdenza complementare eventualmente previsti dal Ccnl applicato al rapporto di lavoro;
  • quota per l’adesione al sindacato;
  • eventuali pignoramenti del quinto dello stipendio da parte di creditori del lavoratore;
  • eventuali somme cedute a terzi dal lavoratore (cessione del quinto).

Le principali competenze che possono essere aggiunte alla retribuzione lorda mensile sono:

  • maggiorazioni di stipendio per trasferte, lavoro domenicale e festivo, lavoro straordinario;
  • bonus e premi di produzione erogati al dipendente;
  • prestazioni Inps (assegni per il nucleo familiare, indennità di malattia, indennità di maternità, indennità per i permessi di assistenza ai disabili, etc.);
  • bonus Renzi.

Nell’ultimo rigo del cedolino troviamo il netto del mese, ossia, lo stipendio netto calcolato aggiungendo e sottraendo alla retribuzione mensile di riferimento le somme che abbiamo esaminato.

Questa voce rappresenta lo stipendio effettivamente incassato dal lavoratore.

Busta paga aumento

Come si comporta la busta paga in caso di aumento dello stipendio del lavoratore? Occorre distinguere, innnanzitutto, da cosa deriva l’aumento.

Nel caso di contratto di lavoro subordinato che non prevede l’erogazione di alcun superminimo individuale ogni aumento dello stipendio è direttamente visibile nel netto in busta paga, indipendentemente da quale voce retributiva è stata aumentata.

L’aumento può essere determinato in particolare da:

  • incremento del minimo tabellare a causa del rinnovo del Ccnl applicato al rapporto di lavoro;
  • maturazione di un ulteriore scatto di anzianità;
  • assegnazione al dipendente di una indennità di funzione specifica (es. indennità di cassa, indennità di disagio, etc.).

In questo caso, leggendo la voce retributiva alla quale si riferisce l’aumento e confrontandola con quella delle buste paga precedenti, sarà possibile individuare immediatamente l’aumento.

Nel caso di contratto di lavoro subordinato che prevede l’erogazione di un superminimo individuale, invece, occorre distinguere due diverse fattispecie.

Infatti, come abbiamo già accennato, il superminimo può essere assorbibile o non assorbibile:

  • superminimo assorbibile: se la retribuzione del dipendente aumenta tale incremento resta assorbito, fino a concorrenza, nel superminimo che, dunque, si andrà proporzionalmente a ridurre. Facciamo un esempio. Tizio ha un minimo tabellare di 1.500 euro ed un superminimo assorbibile di 500 euro. Il Ccnl applicato viene rinnovato e tale rinnovo determina un incremento del minimo tabellare di 50 euro. Il minimo tabellare passa da 1.500 euro a 1.550 euro. In questo caso, la paga del dipendente si modifica come segue: minimo tabellare: 1.550 euro; superminimo assorbibile: 450 euro. La paga di Tizio, nel suo complesso, non aumenta e si assiste solo ad una modifica interna alle varie voci della retribuzione;
  • nel caso di superminimo non assorbibile, invece, questa voce resta fissa ed insensibile alle vicende della retribuzione e ad eventuali aumenti. Nell’esempio mostrato sopra, dunque, il minimo tabellare aumenterebbe a 1.550 euro ed il superminimo non assorbibile resterebbe fisso a 500 euro con un aumento della paga complessiva di 50 euro.

Ovviamente, soprattutto se l’aumento di stipendio è importante si può assistere ad un aumento della tassazione fiscale e alla perdita di eventuali somme di denaro che spettano solo entro certi limiti di reddito.

In particolare, l’Irpef come abbiamo detto, è un’imposta progressiva per scaglioni. Ne consegue che l’aumento dello stipendio può determinare il passaggio ad uno scaglione superiore e, conseguentemente, l’applicazione di una maggiore aliquota di prelievo fiscale.

Inoltre, alcuni benefici economici erogati dall’Inps, come gli assegni per il nucleo familiare, spettano solo se il reddito familiare è inferiore a certe soglie.

L’aumento dello stipendio potrebbe condurre il reddito familiare al di sopra della soglia di reddito massimo che da diritto agli assegni per il nucleo familiare. Stesso discorso vale per il cosiddetto Bonus Renzi [2], ossia i famosi 80 euro al mese.

Il bonus spetta solo se il reddito annuo del lavoratore non supera i 26.600 euro.

Se l’aumento di stipendio fa aumentare la retribuzione annuale del lavoratore oltre questa soglia il Bonus Renzi viene perso ed il datore di lavoro dovrà recuperare le somme erogate nei mesi precedenti (nell’anno solare) a titolo di Bonus Renzi, in quanto non dovute sulla base della nuova retribuzione annua determinata dall’incremento stipendiale.


note

[1] L. 4/1953.

[2] D.L. 66/2014.


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